Durante la convivenza le avrebbe dedicato così tante umiliazioni e botte a tal punto che in casa era un via vai di forze dell’ordine.
Ma dopo la separazione sarebbe arrivato a tormentarla e a minacciarla di morte.
Per questo martedì 3 aprile il Tribunale di Tivoli ha condannato in primo grado a 4 anni e 3 mesi di reclusione un 41enne italiano per maltrattamenti alla moglie e al figlio primogenito minorenne.
Il Collegio presieduto da Rosamaria Mesiti – a latere i giudici Teresa Antonella Garcea ed Eugenio Gagliano – ha inoltre condannato l’uomo alle pene accessorie dell’interdizione dai pubblici uffici per 5 anni e alla sospensione dell’esercizio della responsabilità genitoriale per un periodo pari al doppio della pena inflitta.
Secondo la ricostruzione dei magistrati, la vicenda si è consumata a Campagnano di Roma tra il 2017 e l’estate del 2023, quando per l’uomo scattò l’arresto e il braccialetto elettronico dopo varie denunce presentate dalla oramai ex moglie, un’italiana di 40 anni.
Ai carabinieri della locale stazione di Campagnano la donna raccontò l’incubo vissuto tra le mura domestiche a partire dal 2017, quando l’uomo iniziò ad alzare le mani su di lei e sul primogenito.
“Mign…a”, “Magari mori, tu e tua madre dovete mori’”, sono alcune delle frasi pronunciate dal marito mentre la minacciava di sfigurarla con l’acido e di ucciderla, distruggendo l’arredo e scagliandole addosso vari oggetti.
Per questo i militari dell’Arma furono costretti a intervenire il 13 settembre 2021, il 7 settembre 2022, il 3 ottobre 2022 e infine il 6 novembre 2022 quando l’uomo venne allontanato da casa.
Ai giudici la vittima ha confermato tutti gli episodi denunciati in passato. Come la cena in casa a febbraio 2021, quando l’uomo si infuriò davanti ai 3 figli e alla suocera distruggendo i piatti e scagliandone uno contro la moglie.
Stessa scena durante una cena al ristorante a Campagnano insieme ai figli e ad alcuni amici della moglie: senza motivo lui prima la umiliò, apostrofandola con “zoc…, tr…”, poi si allontanò dal locale.
In altre occasioni il marito diede in escandescenza. A settembre 2021, durante una discussione, scagliò contro la moglie il cellulare del figlio più grande e distrusse i telecomandi della televisione.
Il 12 settembre 2021, non trovando un paio di pantaloni, aggredì ancora la moglie scagliandole addosso una lampada e urlando: “Gli do fuoco, te brucio tutto”.
In quel caso fu il figlio maggiore di 12 anni a intervenire, ma l’uomo reagì afferrando un martello per scagliarlo contro un muro di casa.
Dopo la fine della relazione il 41enne non riuscì ad accettare la separazione. Il 16 dicembre 2022 minacciò con messaggi su WhatsApp la ex moglie e un amico di lei.
Due sere dopo – era il 18 dicembre 2022 – verso mezzanotte scavalcò la recinzione e si introdusse in casa costringendo la donna a chiedere di nuovo l’intervento delle forze dell’ordine.
Le molestie alla ex sono continuate nei mesi successivi.
A gennaio 2023 lui le chiese un’altra possibilità, volle sapere chi frequentasse e la minacciò di non “farsi vedere con un altro uomo”.
Il 14 febbraio 2023, il giorno di San Valentino, le chiese un incontro, lei rifiutò e lui si presentò sul posto di lavoro.
Insulti e minacce sono proseguiti ad ogni rifiuto della donna di tornare insieme, arrivando a pedinarla scoprendo che si vedeva con un amico e frequentava un Centro Antiviolenza.
Il 10 maggio 2023 neppure la notifica dell’avviso di conclusione delle indagini preliminari lo convinse a desistere.
Anzi.
L’uomo inviò alla ex messaggi di testo e audio dal tenore tutt’altro che amorevole: “La vendetta è un piatto che va servito freddo”. “Lo sai che spero? Che tu trovi davvero un uomo violento, che te fa’ passa’ le pene dell’inferno, ma te deve ammazza’ de botte, tu lo devi trova’ davvero uno de quelli del telegiornale…”, “Sei infame”.
Il Tribunale di Tivoli ha inoltre condannato il 41enne al risarcimento danni alla moglie e ai tre figli da liquidarsi in separata sede, oltre al pagamento di una provvisionale immediatamente esecutiva di 10 mila euro.
L’uomo è stato invece assolto dall’accusa di maltrattamenti sugli altri due figli minorenni.
Le motivazioni della sentenza saranno depositate tra 90 giorni.