TIVOLI – Meccanico e pilota, addio a Remigio Cianfriglia “mago dei motori”

Si è spento all’età di 88 anni lo storico artigiano di via Acquaregna

Da molti era considerato l’ultimo dei meccanici di Tivoli.

Di sicuro Remigio Cianfriglia ha segnato una lunga e indimenticabile pagina di storia della Città dell’Arte, lui che è stato un artista dei motori, sia come pilota che come meccanico.

Ieri pomeriggio, venerdì 26 dicembre, amici e clienti gli hanno dato l’ultimo saluto in occasione dei funerali celebrati nella chiesa del Gesù al quartiere Empolitano, stringendosi attorno ai tre figli e ai tanti nipoti e pro nipoti.

Alcune immagini dell’officina di via Acquaregna

Quella di Remigio Cianfriglia è la storia di un uomo che di guida e motori ha fatto la missione di una vita intera, che a 13 aveva già avviato la sua attività e che a 83 anni era ancora nella sua officina di via Acquaregna.

Il 29 settembre 2020 Remigio spalancò le porte del suo regno al settimanale Tiburno, raccontando gioie e dolori di una vita vissuta accanto all’amata moglie Gabriella, scomparsa nel 2014.

Nato il 16 ottobre 1937 a San Vito Romano, Remigio Cianfriglia raccontò di aver iniziato a lavorare all’età di 7 e mezzo,  aggiustando la macchina del farmacista del suo paese.

A 13 anni di aver già la sua officina, aprendone un’altra a Subiaco quando raggiunse i 16 anni e poi via via, aumentando le sedi della sua attività e trasferendo le sue competenze a tanti meccanici di tutto l’hinterland tiburtino.

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Nel 2020 il signor Remigio non ci pensava proprio a lasciare il passo e rinunciare al suo amato lavoro, quello di smanettare con i motori. Tanti’ che nella sua officina c’era ancora tutto un via vai di auto da aggiustare o da rimettere in forma magari aumentandone le prestazioni in fatto di velocità.

Raccontò di alzarsi alle 3, Remigio, operativo dalle 8 di mattina fino alle 20, con una piccola pausa per il pranzo.

I giorni gloriosi da pilota

Le pareti di quel santuario dei motori erano tappezzate dalle vecchie foto degli anni Sessanta che lo ritraevano alla guida di bolidi come la “Cianfriglia 1000”, biposto ricavata dalla Lotus-Giannini.

Un periodo raccontato come “una favola”, in cui Remigio correva in giro per l’Italia, a Vallelunga e a Monza nel Gran Premio della Repubblica nel 1968, per la targa Florio, nel circuito Catania-Etna, ma anche nell’itinerario Frascati-Tuscolo, Vermicino-Rocca di Papa.

Remigio Cianfriglia raccontò anche che negli stessi anni frequentava Cinecittà per lavorare come stunt-man nelle scene di corse di auto e partecipò assieme a uno dei fratelli a “Riderà”, il film con Little Tony, il tiburtino doc di nome Antonio Ciacci.

Un museo dei ricordi, l’officina di via Acquaregna.

Un viaggio nel tempo, senza nostalgia o depressione.

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Remigio Cianfriglia accanto alla locandina del film “Riderà” 

Dalla locandina del film “Riderà” alla Licenza di concorrente e conduttore, fino alle foto delle corse di auto, memoria del ventesimo posto assoluto e terzo di classe dietro ad assi del volante come Massimo Natili e a Pierluigi Muccini.

Remigio Cianfriglia conservava ancora la sua moto MV Augusta 350

Nell’officina di via Acquaregna all’epoca Remigio Cianfriglia conservava ancora la sua moto MV Augusta 350, prodotta fino agli anni ‘70, e una Giulietta 1300 Spider, modificata a 1400 da lui stesso.

Era l’auto a bordo della quale girò tutta l’Italia arrivando fino in Svizzera durante il viaggio di nozze con l’amata moglie Maria Gabriella.

“Aspettavo la donna giusta e l’ho trovata – confidò nell’intervista del 2020 al settimanale Tiburno – Avevo 26 anni: accompagno un amico di Mandela alla processione presso il Santuario di Quintiliolo e in prima fila, una meraviglia di ragazza. Mi avvicino e le dico “noi ci sposiamo” e i suoi occhi mi sorridono”.

Tre anni dopo, Remigio e Maria Gabriella sarebbe stati marito e moglie.

Lei se n’era andata nel 2014 ma è sempre rimasta presente, nei pensieri e nelle parole di Remigio.

“Mi incoraggia “a non mollare” – raccontò a Tiburno – e a continuare a dedicarmi alle mie passioni”.

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