Da Francesca Fort, insegnante dell’Istituto Comprensivo “Bruno Buozzi” di Monterotondo riceviamo e pubblichiamo una lettera aperta al sindaco di Monterotondo Riccardo Varone:
“Gentile Sindaco Varone,
Le scrivo per sottoporLe una questione di grande importanza, soprattutto in un momento storico in cui:
- la natalità sta diminuendo in modo preoccupante;
- le problematiche legate alle pensioni future sono in aumento, generando gravi disuguaglianze sociali;
- l’intolleranza verso gli stranieri è sempre più radicata.
In questo contesto, il nostro Comune dovrebbe farsi capofila di un importante cambio di rotta.
Molte famiglie si sono trasferite per vivere a Monterotondo, spesso provenendo da realtà molto diverse e nelle nostre scuole sono presenti numerosi alunni di origine straniera.
Questi bambini frequentano la scuola fin dal primo giorno del loro arrivo, affrontando enormi difficoltà linguistiche e di integrazione.
Eppure, sono proprio loro la ricchezza che dobbiamo coltivare per il futuro della nostra città e del nostro Paese. In particolare, alcuni di questi bambini arrivano portando con sé esperienze drammatiche vissute nella terra d’origine e durante l’esodo.
“Catapultati” in un ambiente completamente sconosciuto come quello scolastico, manifestano frustrazione e aggressività, rendendo complesso il loro inserimento e la convivenza con i compagni.
L’esperienza scolastica quotidiana, ha reso evidente che il contributo, se pur encomiabile, del centro Penny Wirton, soprattutto nella scuola primaria, non è sufficiente.
Questi bambini e le loro famiglie dovrebbero trovare, fin dal loro arrivo, un’organizzazione già pronta ad accoglierli, sostenerli e indirizzarli verso le opportunità offerte dal territorio.
È quindi fondamentale che siano seguiti tempestivamente dai servizi sociali e indirizzati anche a un centro di alfabetizzazione gratuita di lingua italiana, organizzato dal Comune, che consenta loro di imparare adeguatamente e rapidamente la lingua.
Ciò permetterebbe a questi bambini di partecipare in modo efficace al loro percorso di crescita scolastica e di diventare adulti ben inseriti e cooperativi: nuovi cittadini italiani.
Al contrario, pur partendo spesso come bambini motivati e volenterosi, le difficoltà linguistiche li portano a perdere interesse nello studio, con conseguenze gravissime per loro e per l’intera comunità.
Abbandonando precocemente la scuola, quali prospettive lavorative potranno avere?
Nessuna.
Ed è così che si alimenta il luogo comune secondo cui “gli stranieri delinquono”.
È quindi necessario che il Comune si attivi affinché bambini e genitori imparino in breve tempo la lingua italiana e si inseriscano nel tessuto sociale.
Questo è possibile partendo dal basso, proprio dalle piccole realtà, coinvolgendo attivamente la cittadinanza e incentivando la disponibilità di docenti o personale preparato, anche attraverso piccole forme di remunerazione.
Mi auguro che queste parole non cadano nel vuoto e, nel frattempo, Le auguro buon lavoro.
Cordiali saluti
Francesca Fort”.




























