TIVOLI – Sei cani e due buoi: Francesco Boanelli è il “Santarolo” di Sant’Antonio Abate

Intervista al 64enne che ospiterà in casa l’antica statuina del santo

Ha un rapporto talmente speciale con gli animali da vivere insieme a sei cani.

Ma nutre un sentimento così profondo col protettore da aver acquistato anche due buoi per mantenere la tradizione della sfilata.

Francesco Boanelli, 64 anni, archeologo, è il Santarolo 2026 di Tivoli

Francesco Boanelli ha 64 anni, è un archeologo e da sei anni fa parte della Associazione “Amici di Sant’Antonio Abate”, organizzatrice dei festeggiamenti di domenica 18 gennaio all’anfiteatro di Bleso di Tivoli con la tradizionale cavalcata per le vie del Centro e la benedizione degli animali in onore del protettore (CLICCA E LEGGI L’ARTICOLO DI TIBURNO).

E’ Francesco il “Santarolo 2026” e ospiterà nella sua casa di Quintiliolo la statuetta di Sant’Antonio Abate fino al 13 giugno 2026 giorno di Sant’Antonio da Padova, quando la statuina verrà assegnata ad altro membro dell’Associazione organizzatrice.

Nato in via del Trevio, nel Centro storico di Tivoli, Francesco Boanelli è tiburtino da parte di madre e sublacense da parte di padre.

Sposato e divorziato, l’archeologo da sei anni fa parte della Associazione “Amici di Sant’Antonio Abate”, prima come consigliere e oggi ricopre le cariche di Segretario e Tesoriere.

Francesco Boanelli insieme ai suoi sei amati cani

Dal 1968 abita a Quintiliolo in campagna tra le galline e i suoi sei amati cani: la meticcia Peggy, i maltesi Argo con la moglie Lulù, Athina e Theo – il “cocco” di Francesco – e Nora, una trovatella al quale l’archeologo ha assegnato il nome di una cara zia che non c’è più.

Ai “pelosi” vanno aggiunti anche Bufaletto e Conducente i due buoi acquistati 4 anni fa insieme a Francesco De Murtas, altro socio dell’Associazione “Amici di Sant’Antonio Abate”, con l’obiettivo di rinnovare la tradizionale sfilata grazie anche a due nuove barozze arrivate da Abruzzo e Marche.

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Motivo per cui Francesco si definisce “archeologo e appassionato di tradizione, aspirante bovaro”.

Cosa significa per lei essere il Santarolo 2026?

“E’ innanzitutto un onore, poi c’è il piacere della tradizione”. Quale è il suo rapporto con la Festa? “Come Segretario dell’Associazione “Amici di Sant’Antonio Abate” ho il carico del carteggio con gli Enti.

Come cittadino, amo tutti gli animali indistintamente per cui partecipo sempre comn passione”.

Quale è il suo rapporto con la Fede?

“Il senso del sacro, e quindi del divino, io lo colgo soprattutto nella natura e in particolare tra gli animali, soprattutto per quel senso della maternità che hanno tutti quanti. I marmi lucidi e gli ori delle chiese li trovo molto freddi.

La mia ricerca di Fede si trascina fin dall’adolescenza e l’approdo è di un rapporto mistico con poca teologia”

A quante processioni ha partecipato?

A che età la prima volta?

“Da otto anni fa ad oggi ho partecipato a tutte le processioni, tranne alle due annullate durante il periodo del Covid”.

Cosa rappresenta per lei Sant’Antonio Abate?

“Intanto dobbiamo ricordarci che Sant’Antonio Abate è stato uno dei primi anacoreti.

Si è ritirato nel deserto da un lato per cercare Dio e nello stesso tempo anche per allontanarsi dal consorzio umano. Un santo importantissimo nella storia del monachesimo.

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Anche io ho sempre coltivato questo desiderio di fuga dal mondo, per cui la figura di Sant’Antonio mi affascina anche per quello: un uomo che si allontana e vive con pochissimo accontentandosi del minimo indispensabile.

Dal punto di vista spirituale è una figura importante, anche se questo suo aspetto passa sempre in secondo piano rispetto all’amore per gli animali”.

Francesco Boanelli insieme ai suoi due buoi di nome Bufaletto e Conducente

Dove collocherà la Sacra immagine?

“Collocherò la statuetta nel soggiorno dove mangio, così ogni mattina me la troverò davanti”. È emozionato? “Forse emozionato è una parola grossa, però mi sento onorato di questo compito”.

Come si sta preparando alla festa e ad accogliere il Santo in casa?

“In questi giorni sono talmente preso dai problemi organizzativi della festa che all’accoglienza del Santo in casa ci penserò domenica 18 alle 14, quando è finita la festa.

Consideri che stamattina abbiamo risolto il problema coi carabinieri, ci sono volute due ore per sbrigare la questione.

Lunedì devo andare all’Ufficio Cultura perché c’è stato un qui pro quo da risolvere. E’ un crescendo di impegni per i problemi organizzativi”.

Come immagina le prossime settimane con l’immagine del Santo esposta nella sua casa aperta a tutti i soci?

“Io abito a Quintiliolo, per cui non credo che ci sarà una frequentazione assidua. Però il Santo è in soggiorno e la casa sarà aperta a tutti i soci quando vorranno venire a visitarlo e a rendere omaggio all’immagine sacra”.

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