TIVOLI – “Il mio investitore ha chiesto scusa in Tribunale: poteva farlo un anno e mezzo fa”

Intervista a Daniele Virgili, l’agente falciato dal carabiniere ubriaco sulla Tiburtina

“Il mio investitore ha chiesto scusa in Tribunale? Sono parole di circostanza, poteva farlo un anno e mezzo fa”.

Anche quando pronuncia una frase così, traspare sempre gentilezza e mai rabbia o rancore nelle parole di Daniele Virgili.

 

Un’immagine del drammatico incidente avvenuto la sera del 6 novembre 2024 sulla Tiburtina

 

Eppure, quasi un anno e mezzo fa – era la sera del 6 novembre 2024 all’agente della Polizia di Roma Capitale è stata amputata la gamba destra dopo essere stato travolto da una Toyota Yaris sulla via Tiburtina, nei pressi del Grande Raccordo Anulare, a Settecamini, mentre insieme a due colleghe era impegnato nei rilievi di un incidente tra un’auto e uno scooter (CLICCA E LEGGI L’ARTICOLO DI TIBURNO).

 

Daniele Virgili, 27enne di Casal Bellini di Tivoli, in Campidoglio

 

Al volante della Yaris c’era Francesco C., carabiniere di 48 anni, che mercoledì scorso 21 gennaio, davanti al giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Roma, ha patteggiato una pena di due anni e sei mesi di reclusione per lesioni stradali plurime aggravate dalla guida in stato di ebbrezza, dall’eccesso di velocità e dalla mancata osservanza del codice della strada (CLICCA E LEGGI L’ARTICOLO DI TIBURNO).

 

Daniele Virgili insieme al papà Maurizio, alla mamma “Pina” e al fratello maggiore Riccardo

Nato a Tivoli nel 1998, 27 anni compiuti a dicembre 2025, Daniele Virgili è cresciuto a Casal Bellini, frazione alla periferia di Tivoli al confine con Villanova di Guidonia, dove pure sono cresciuti i genitori, papà Maurizio, magazziniere in una grande azienda automobilistica a Roma, e mamma Giuseppina per tutti “Pina”, casalinga.

Nel piccolo quartiere di Casal Bellini Daniele – così come il fratello maggiore Riccardo nato nel 1993 – è ben voluto da tutti per quel suo fare gentile ed educato che lo rendono un ragazzo speciale.

Daniele Virgili durante una vacanza a Londra prima dell’investimento che gli è costato una gamba

 

Il suo sogno di bambino era diventare uno chef, per questo si è diplomato all’Istituto Alberghiero di Palombara Sabina, ha iniziato a lavorare come cuoco, ma presto si è reso conto che non era quella la vita che voleva.

Così ha deciso di studiare per diventare istruttore di scuola guida e ci è riuscito.

 

Daniele Virgili ha giurato per la Polizia di Roma Capitale a maggio 2024

Ma il suo sogno più grande è stato sempre quello di indossare la divisa: così ha partecipato al concorso per essere assunto nella Polizia di Roma Capitale fino a quando ha superato scritti e orali e a maggio 2024 è entrato a far parte del Corpo per poi essere assegnato nell’estate 2024 al IV Gruppo Tiburtino.

Oggi, a quasi un anno e mezzo dal tragico incidente che gli è costato una gamba, Daniele sogna una famiglia con la ragazza che ama, la prossima laurea in Scienze Giuridiche, il lavoro che lo fa sentire utile al prossimo e le Paralimpiadi.

 

Daniele Virgili impegnato nella riabilitazione fisica

 

– Come stai?

“Vado avanti tra alti e bassi.

Alcune volte mi capita di pensare che tutto questo sia una situazione che poi si sistema, come se la gamba potesse ricrescere.

Un po’ come quando uno si rompe un braccio e si attende la guarigione dell’osso per far sì che tutto torni come prima.

Tanti pensano che il disagio sia dovuto soprattutto dalla mancanza della gamba, in realtà la parte più tosta è quella inerente ai dolori neuropatici, in particolare dell’arto fantasma.

Soltanto le persone che ne soffrono possono capire, è una vera tortura tra formicolii, spasmi, scosse”.

 

Un’immagine sorridente di Daniele Virgili

– A che punto è la riabilitazione fisica?

“Attualmente sto facendo un Day Hospital di tre volte a settimana presso l’Irccs San Raffaele e stiamo trattando la parte relativa alla resistenza all’utilizzo della protesi, tecnicamente si chiama addestramento alla protesi.

Con i medici ho accettato di collaborare per aiutare persone con la mia stessa problematica: stiamo facendo delle ricerche sulla resistenza del passo con una protesi meccanica rispetto ad una elettronica. 

Inoltre una volta settimana, il martedì, alla Real Group faccio un altro percorso interessante che si chiama Realibe, è una fisioterapia di gruppo, siamo tutti amputati di varie età, dai giovani agli anziani.

I fisioterapisti mirano ad utilizzare la protesi nella vita quotidiana di tutti i giorni, per la mia protesi definitiva stiamo cercando di abbinare un ginocchio elettronico, mentre la Asl passa un ginocchio meccanico che non consente di fare granché.

Viceversa con quello elettronico potrei avere una vita non dico simile a quella di prima perché è impossibile, ma una vita migliore soprattutto per un ragazzo come me di 27 anni che vuole fare anche dello sport.

Inoltre sto facendo la riabilitazione anche sulla gamba sinistra per delle problematiche che stiamo valutando coi medici: è quella più importante, se non va quella non può andare tutto il resto”.

 

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Daniele Virgili insieme alla fidanzata in Campidoglio

– E la riabilitazione psicologica?

“Quella è fondamentale: se non va la testa, il fisico rimane in stand by.

La mia fortuna è che al San Camillo la mia famiglia ha richiesto e ottenuto il supporto psicologico: non tutti lo sanno,

ma nell’ospedale in cui sono stato curato c’è un reparto di psicologia che serve soprattutto nei momenti iniziali che sono quelli più critici.

Lì ho conosciuto la dottoressa Paola Ciurluini, un medico molto professionale con un tatto grandioso.

Fin dall’inizio, tutt’ora ma anche in futuro, sto facendo un percorso simile a una montagna russa.

Ci sono dei  giorni tristi e pieni di rabbia perché lavorando anche sul trauma subito ricado in alcuni ricordi dolorosi.

Ma ci sono anche delle giornate di consapevolezza dell’accaduto, non dico di accettazione ma di pacifica convivenza,

che mi permettono di avere ancora una vita.

Si lavora tanto sulla riabilitazione psicologica, ma un trauma del genere non esce mai dalla testa, secondo me è impossibile da cancellare.

Sempre con la dottoressa Ciurluini facciamo anche una riabilitazione di famiglia, quindi io, mamma, papà, mio fratello,

perché dopo un trauma simile cambiano anche le dinamiche dei rapporti con le persone che hai a fianco.

Non sempre le persone vicine riescono a capire il dolore che provi, nonostante loro si impegnino tantissimo.

Quindi grazie alla dottoressa si trova la quadra giusta nel rapporto familiare”.

 

Daniele Virgili durante una vacanza sulla neve

– Come è cambiata la tua vita?

“Prima dell’incidente avevo una vita molto semplice.

Una famiglia perbene, unita, che mi ha insegnato dei valori.

Una ragazza splendida.

Un lavoro che mi ha sempre appassionato.

insomma, tutte le carte in regola per avere un futuro  semplice ma felice.

Ma in un secondo la vita ti cambia e ti ritrovi prima a lottare tra la vita e la morte, poi ti ritrovi a iniziare ad imparare tutte le cose che uno si fanno da piccolo come mettersi in piedi, camminare, 

Proprio in questi giorni devo imparare di nuovo a guidare nonostante io abbia lavorato a scuola guida: quindi rimettiti a guidare perché guidare con la gamba sinistra non è la stessa cosa.

E’ stato proprio un twist”.

 

 

– La scorsa settimana chi ti ha investito è stato condannato a due anni e 6 mesi di reclusione: hai presenziato all’udienza?

“Sì, io sono sempre andato in Tribunale perché lo reputo importante.

Ero con la mia famiglia, la mia ragazza e le colleghe con cui ero in servizio quella sera e sono state coinvolte nell’incidente”.

– Come hai vissuto emotivamente quella giornata?

“Non bene, per l’ennesima volta è tornato alla mente il ricordo di quella sera. 

Vedere tutti i miei cari, me compreso, in un misto tra ansia, tristezza e dolore non è stato per niente bello né semplice, 

è stato traumatico”.

– Come consideri la sentenza del Tribunale di Roma?

“Purtroppo la legge non mi consentiva di oppormi al patteggiamento.

L’amaro in bocca rimane sempre: secondo me nessuna pena sarà mai sufficiente per quello che mi è successo”.

 

Un’altra immagine del drammatico incidente sulla Tiburtina

 

– Torniamo alla sera del 6 novembre 2024: quali ricordi hai?

“Ricordo una sensazione di impotenza, perché ero sull’asfalto e non potevo fare nulla.

Ricordo che c’era il fumo bianco che fuoriusciva dalla macchina dell’investitore finita contro la nostra vettura di servizio.

Ricordo la vista appannata, le urla che emettevo per il dolore: all’inizio era assente perché l’adrenalina a caldo non ti dà dolore, ma dopo è stato disumano.

Ricordo soprattutto quando i ragazzi del 118 mi hanno messo le cinture sulle gambe per fermare l’emorragia in atto. 

A parte la paura di morire, il timore più grande era non sentire la parte bassa del corpo, vedevo soltanto le gambe spezzate e storte, il sangue che fuoriusciva, una situazione catastrofica.

In quel momento pensavo: “Qua non cel a faccio, sicuro muoio”.

Mi è venuto istintivo prendere il telefono e avvisare la famiglia e la ragazza, volevo salutarli per un’ultima volta.

Non so cosa mi ha dato la forza di pensare questa cosa”.

 

Daniele tra il sindaco Roberto Gualtieri e il Comandante della Polizia di Roma Capitale Mario De Sclavis

– Hai inviato un messaggio?

“Ricordo di aver inviato un vocale alla famiglia, alla ragazza e poi c’è stata la chiamata con mio fratello Riccardo“.

– Non hai perso conoscenza?

“Ho dei momenti in cui non ricordo alcuni frangenti e alcune situazioni, però la maggior parte dell’incidente me lo ricordo.

Quindi da una parte è una fortuna che non sia svenuto del tutto con un’emorragia in corso, però dall’altra parte rimane il trauma psicologico del momento”.

 

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Daniele insieme ad amici e colleghi

– Riuscirai mai a perdonare l’investitore?

“Il giorno della sentenza l’investitore si è scusato in aula: il mio parere è che siano delle parole di circostanza.

Secondo me le scuse potevano arrivare in un luogo diverso dall’aula di tribunale e in un altro momento, dato che è passato quasi un anno e mezzo.

Io non riuscirò mai a giustificare né a dimenticare quello che è successo”.

 

Un’altra foto dell’agente con la divisa della Polizia di Roma Capitale

– Quale è stato il momento o i momenti più difficili di questi ultimi 14 mesi?

“Oltre l’incidente, sicuramente ricominciare tutto daccapo.

Ma in particolare tutte le operazioni che ho dovuto subire per le continue complicazioni che uscivano fuori.

Dopo la prima amputazione, c’è stato il problema della gamba sinistra, che fortunatamente i medici mi hanno salvato.

Poi c’è stato il problema il problema del moncone che all’inizio non era protesizzabile, quindi ho dovuto fare una seconda operazione sul moncone.

Fortunatamente ho trovato una equipe di chirurghi bravissimi, il dottor Carlesimo e la dottoressa Tariciotti,

che mi hanno preparato il moncone a accogliere l’invaso altrimenti non era protesizzabile.

E l’ultima operazione fatta a ottobre per asportare dall’interno del moncone il neuroma che mi arrecava un dolore intenso.

Questi sono i momenti difficili: il continuo ripartire ogni volta daccapo e quindi ritrovare anche la forza”.

 

Un primo piano di Daniele Virgili prima dell’incidente

– Nel dramma, quale è stato il momento migliore?

“Il risveglio dopo l’intervento, quindi sapere di essere vivo.

Rivedere la famiglia e la ragazza.

Poi c’è tutto l’affetto che ho visto al di fuori dei miei cari, quindi amici, colleghi, tutte le persone che da ogni parte d’Italia hanno contribuito donando il sangue o un piccolo aiuto economico.

Questi sono stati i momenti più belli”.

– C’è qualcuno a cui devi dire grazie? E perché?

“In primis all’equipe del 118 che quella sera è intervenuto in maniera rapida, anche l’autista è stato bravissimo: grazie a loro non sono morto sulla strada

E poi, in maniera generica, a tutti i dottori che mi hanno salvato la vita incontrati in tutti i percorsi ospedalieri 

Insieme a infermieri, oss, fisioterapisti, terapisti occupazionali, nutrizionista, psicologa e tutti i tecnici ortopedici

che a tutt’oggi mi stanno aiutando al meglio per farmi tornare a questa nuova vita.

Devo dire che l’aiuto religioso mi è servito tanto, al San Camillo ho conosciuto il cappellano dell’ospedale e devo dire che anche lui mi ha aiutato tantissimo: ho riscoperto anche la via religiosa che prima dell’incidente c’era, ma non rafforzata come adesso”.

– Come vedi il tuo futuro?

“Diciamo che attualmente non lo vedo, sono concentrato soprattutto sul presente che è l’unica certezza. 

Un pochino sono spaventato dal futuro dal punto di vista del fisico: a volte penso che man mano che l’età avanza è più difficoltoso vivere su una protesi, quindi immagino Daniele a 80 anni e non so se riuscirà a stare su una protesi, può darsi che sarà su una sedia a rotelle.

Ecco, me lo immagino così e questo un po’ mi spaventa.

Dal punto di vista privato spero di avere una mia famiglia e di realizzarmi. 

Nel breve termine mi sto anche per laureare in Scienze Giuridiche: nonostante tutto, lo studio è sempre stato fondamentale per cui non l’ho voluto abbandonare.

Così vorrei realizzarmi anche nel mio lavoro: grazie alla laurea che prenderò vorrei avanzare di grado, realizzarmi e aiutare il prossimo: a differenza di ciò che tanti pensano e dicono, il  Corpo di Polizia Locale non fa solo le multe, ma aiuta tantissime persone e risolve casi a livello di Polizia Giudiziaria, Amministrativa, Edilizia.

La Polizia Locale è un Corpo grandioso che dà tantissime opportunità e che opera sul territorio a stretto contatto col cittadino”.

– Hai un sogno? Quale?

Essere competitivo in una disciplina sportiva, partecipare alle Paralimpiadi e vincere una medaglia come riscatto di me stesso.

Vorrei tanto per potermi dire “Cavolo Daniele ce l’hai fatta, nonostante una gamba ci sei riuscito”.

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