Per “convincere” a pagare i debiti avrebbero avuto un metodo infallibile: pestare a sangue le vittime.
Tuttavia non solo non riuscirono a incassare il dovuto, ma finirono anche in manette.
Ora per un costruttore di Marcellina e per un suo dipendente, anche lui di Marcellina, è arrivato il “conto” della Giustizia.
Il Tribunale di Roma li ha infatti condannati per tentata estorsione nell’ambito del processo a quella che sei anni fa fu definita dagli investigatori una organizzazione specializzata nell’usura e attiva tra Roma, Tivoli e Anzio.
Il Collegio presieduto da Stefania Rocchi – a latere le giudici Lucia Guaraldi e Iole Moriva – ha escluso che si trattasse di un’associazione a delinquere, assolvendo i sei imputati per alcuni capi di imputazione e dichiarando estinti per prescrizione una manciata di reati.
Tuttavia i giudici hanno condannato in primo grado per tentata estorsione il 60enne di Marcellina L. P. alla pena di 4 anni e sei mesi di reclusione e al pagamento di una multa di 3.500 euro, e il 34enne A. C., anche lui di Marcellina, a 4 anni e 3.900 euro di multa.
Condannati anche per usura e tentata estorsione il 62enne romano F. P. alla pena di 4 anni e 10 mesi di reclusione più una multa di 3.800 euro e per lesioni il 62enne romano M. M. alla pena di un anno e 4 mesi più 4 mila euro di multa.
Il Tribunale di Roma ha inoltre condannato L. P. e F. P. al risarcimento danni di 3 mila euro a favore della Federazione Italiana Antiracket costituitasi parte civile nel processo, oltre a 2.200 euro a favore dell’Erario.
Il caso esplose ad aprile 2019, quando la Squadra Mobile di Roma arrestò dieci persone (5 su Roma, 3 su Anzio e 2 a Marcellina) accusate a vario titolo di estorsione, associazione a delinquere finalizzata all’usura ed esercizio abusivo dell’attività finanziaria.
Durante le indagini, durate circa un anno tra il 2017 e il 2018 e coordinate dal gruppo reati contro il patrimonio della procura della Repubblica di Roma, emerse uno spaccato di prestiti a tassi di interesse usurari, dal 10 al 15% a settimana e con l’aggiunta di una ‘multa’ pari al 20% comminata per ogni ritardo settimanale nei pagamenti.
A subire minacce e violenze almeno 15 persone tra piccoli imprenditori, commercianti, disoccupati e persone alle prese con debiti di gioco.
Tra questi anche un noto personaggio della radio e della tv.
Nell’ambito dello stesso episodio contestato ai due marcellinesi furono indagati a piede libero D. S., un 36enne anche lui di Marcellina, accusato di lesioni aggravate, e U. R., un 76enne di Tivoli, anche lui in odore di usura in proprio.
Gli episodi costati la condanna in primo grado all’imprenditore e all’operaio di Marcellina risalgono a settembre 2017 e al 5 marzo 2018 e riguardano C. M., un 60enne romano di Centocelle pestato per non essere stato in grado di saldare i propri debiti o di “raccogliere” le rate da altre vittime di usura.
Fu lui a consentire agli investigatori di fare luce sul presunto giro di soldi a strozzo, ricoprendo la doppia veste di usuraio e persona sottoposta ad usura.
C’è una contestazione cruciale che coinvolge i tre marcellinesi e F. P., coimputato condannato a 4 anni e 10 mesi.
A settembre 2017, avrebbero dato appuntamento al 60enne C. M. in un cantiere.
Lì il trentenne marcellinese D. S. lo avrebbe colpito facendolo cadere a terra, mentre l’imprenditore L. P. gli avrebbe detto: “fai quello che ti dico altrimenti ti faccio sparire dentro il cantiere”.
Successivamente nel dicembre 2017 la vittima, secondo gli investigatori, sarebbe stata convocata nello stesso cantiere da L. P. e F. P. e picchiato da quest’ultimo.
“Ho visto che c’ha una bella figlia e un bel nipotino…Fai quello che devi fare”, avrebbe aggiunto a conclusione il costruttore di Marcellina.
Il 5 marzo del 2018, sempre secondo la contestazione, l’episodio più grave.
Il 34enne di Marcellina A. C. sarebbe stato incaricato di prelevare C. M. con una Smart per condurlo in via Tiburtina dove il “palestrato” D. S. poi lo avrebbe colpito ripetutamente procurandogli lesioni personali consistite in trauma cranio facciale con frattura composta allo zigomo, una emorragia a un occhio, la distrazione del rachide cervicale e trauma addominale, lesioni giudicate guaribili in un mese.
Dopo le botte l’avvertimento: “Sbrigati a portare i soldi”.
A quel punto il 60enne presentò denuncia e durante una individuazione fotografica riconobbe il marcellinese A. C.
“Riconosco nella foto la persona che mi ha portato in banca – spiegò agli inquirenti – trattandosi della persona che il 5 marzo alla guida di una Smart mi ha prelevato per condurmi nel luogo in cui fui menato dalla persona palestrata che era la stessa che mi picchiò all’interno del cantiere”.
“Dopo che fui picchiato – aveva concluso la ricostruzione – mi aveva portato con la Smart in ospedale. So anche il numero di cellulare che vi consegno. Lo usò per avvertirmi che mi veniva a prendere”.




























