Avrebbe dovuto rappresentare una garanzia per la legalità e la sicurezza all’interno della sala, in realtà non era autorizzata e tantomeno era contrattualizzata.
Insomma, una lavoratrice “in nero” a fare da preposto all’interno di una sala slot.
E’ il bilancio di una attività degli agenti dell’Ufficio Amministrativa del Commissariato di Tivoli in un’agenzia ubicata nel Centro della Città dell’Arte.
Secondo le prime informazioni raccolte dal quotidiano on line Tiburno.Tv, il fatto risale alla mattina di mercoledì 22 gennaio durante una verifica a campione sulla veridicità delle autocertificazioni prevista dall’articolo 71 del Dpr 445/2000. I poliziotti hanno trovato all’interno della sala una ragazza di Tivoli che ha riferito di essere in servizio su disposizione del titolare in quel momento assente.
Ma da una verifica dell’autorizzazione rilasciata dalla Questura di Roma alla società proprietaria della sala slot è emerso che la giovane non risultava essere mai stata nominata come preposto rappresentante della ditta.
La donna ha riferito inoltre che saltuariamente, di solito una o due ore per due o tre volte a settimana, veniva impiegata dal titolare alla ricezione della sala Vlt dietro un compenso di 6 euro l’ora.
Tutto senza un contratto di lavoro né autorizzazione della Questura.
Al ritorno in sala, il titolare ha spiegato di essersi momentaneamente allontanato dalla sala giochi per una visita medica, confermando che la ragazza veniva impiegata soltanto in caso di necessità.
Per l’imprenditore 50enne italiano è scattata la denuncia per violazione all’articolo 88 del Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza (TULPS).





























