GUIDONIA – Parte da “Amici” il sogno americano di Damiano Lato

Intervista al ballerino 22enne che vince sulle piste di tutto il mondo e spopola su Tik Tok

C’è chi sceglie la propria strada.

E chi passo dopo passo, a tempo di “5, 6, 7, 8”, la trasforma in un grande spettacolo.

 

Damiano Lato classe 2003, ballerino di latino e moderno e atleta internazionale originario di Setteville di Guidonia

Questo è quello che è accaduto a Damiano Lato classe 2003, ballerino di latino e moderno e atleta internazionale originario di Setteville di Guidonia.

La sua giovane carriera vanta già importanti riconoscimenti: dall’essere stato per sette anni consecutivi, finalista ai Campionati Nazionali, passando per show di rilievo tra Tokyo, Africa e Porto Cervo fino all’ultima avventura che lo ha portato a calcare uno degli studi più famosi della tv italiana: quello di Amici di Maria De Filippi.

Ex alunno del corso da tecnico dell’acconciatura all’Istituto professionale Rosmini di Tivoli, oggi Damiano continua attraverso l’insegnamento, la sua missione per avvicinare sempre più persone a un’arte capace di dare emozione, disciplina e libertà.

E persegue lo stesso obiettivo sui Social, postando coreografie a beneficio dei 20 mila followers di Tik Tok.

 

Sopra e sotto, due immagini di Damiano Lato in gara

Damiano a che età, come e perché ti sei avvicinato alla danza?

“Sono partito da una buona base: sono cresciuto in una famiglia amante della musica tanto che mia madre, ancora oggi, si diverte a cantare.

Alla danza invece mi sono avvicinato grazie a mio zio Roberto, che in età già adulta, ha iniziato a ballare il liscio.

Spesso, vedendo le sue esibizioni, rimanevo completamente affascinato e iniziavo a viaggiare con la mente.

Un giorno lo andai a trovare in sala prove e la sua insegnante, vedendomi muovere, gli disse “questo ragazzo ha un talento naturale deve fare il ballerino!”.

Da lì non ho mai più smesso di seguire questa passione”.

Hai provato altri sport prima di buttarti a capofitto in questa disciplina?

“Ho fatto tantissimi sport: nuoto, judo e per un periodo ho sperimentato anche il calcio ma ero totalmente negato. Per coinvolgermi mi assegnarono il ruolo di portiere (ride).

La scelta non si rivelò delle migliori perché mentre i miei compagni di squadra cercavano di portare a casa il risultato, io sfruttavo quei novanta minuti per ripassare coreografie davanti alla porta.

Mio padre dice sempre che lì ha capito che non era il mio ambiente e che sarei potuto essere felice altrove”.

 

 

Ricordi l’emozione che hai provato varcando per la prima volta la porta di una sala da ballo?

“Certo, come fosse ieri.

Avevo sette anni.

La stanza grande, il parquet che scricchiola, io al centro della sala.

La musica che mi avvolgeva come un amico che non vedi da tanto tempo. Un’emozione fortissima mi ha attraversato la pelle e ho capito subito di essere nel posto giusto al momento giusto.

Qualche anno dopo mio zio ci ha lasciati.

Mi piace pensare che il destino ha voluto donarci una sorta di filo conduttore.

Oggi ballo grazie a lui, ma soprattutto per lui”.

Cosa ti ha spinto a continuare a ballare e quando hai capito che questo poteva diventare il tuo mestiere?

“Per me il ballo è un’esigenza: ballo perché non potrei fare altrimenti.

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Quello che mi motiva sono le sensazioni che ti regala. Quando finisci uno spettacolo hai il cuore che ti esplode.

Sapere che i tuoi passi hanno emozionato anche solo una persona, è qualcosa di inspiegabile.

Alla danza devo tutto.

È stata lei a costruire la persona che sono.

La voglia di trasformarla in mestiere mi è subentrata quando facevo da assistente alla mia insegnate Sabrina Manuzi.

Ho capito che ballare non mi bastava più: volevo trasmettere questo amore agli altri. Il mio obiettivo non sono solo i giovani ma anche gli adulti. Tutti siamo corpi da danza”.

La tua disciplina prevede competizioni frequenti: come hai affrontato i primi sacrifici?

“Con amore. Le rinunce non le ho mai vissute come veri sacrifici, ma come un piccolo prezzo da pagare per qualcosa di più grande.

La danza è sempre venuta prima di tutto.

Prima della scuola, prima delle relazioni, prima delle uscite con gli amici, delle spese inutili: c’era sempre lei”.

Le persone vicino a te sono riuscite a capirti oppure la danza ha limitato in parte la tua vita privata?

“Sono stato molto fortunato.

La mia famiglia mi ha sempre sostenuto, mi segue in ogni competizione e spesso vive le gare insieme a me.

Lo stesso supporto lo ricevo dai miei amici che sono i miei primi fan.

Non mi hanno mai fatto pesare la mia assenza a un compleanno o a un’uscita.

Ogni tanto scherzando dicono “Damiano, ma non ti fermi mai ?”.

Abbiamo trovato un equilibrio: io so che ci sono per me e allo stesso modo loro sanno che ci sono. L’amore che ricevo non è mai scontato e mi aiuta a non mollare”.

Sei stato finalista per sette anni ai Campionati Nazionali: cosa significa per te questa costanza?

“Vale molto per me.

È il frutto di anni di lavoro durissimo.

Per gare così importanti ci si allena anche sei ore al giorno.

Per questo mi è dispiaciuto quando, dal 2023, per motivi interni, ho dovuto rappresentare altre nazioni come Lussemburgo, Germania e Macedonia al posto dell’Italia”.

Come hai vissuto questo cambiamento?

“All’inizio è stato strano non gareggiare per il mio paese. Poi capisci che ogni esperienza, se affrontata con onestà, ti fa crescere. Non nego che mi piacerebbe tornare a indossare il tricolore ma guardandomi indietro sono anche orgoglioso di essermi aperto a quest’opportunità”.

Hai rappresentato l’Italia in due campionati mondiali e due europei: che emozione è stata portare il nostro paese su palcoscenici così importanti?

“È stato motivo di orgoglio per me.

Nella vita privata sono molto insicuro e timido ma quando ballo mi trasformo.

Questo mi spinge a realizzare sempre in un secondo momento cos’è davvero accaduto. A volte me ne rendo conto solo mesi dopo proprio come in questo caso”.

Tra i tanti show internazionali a cui hai partecipato (Tokyo, Africa, Malesia, Porto Cervo) ce n’è uno che ti ha segnato più degli altri? Perché?

“Vivo ogni cosa intensamente perciò faccio molta fatica quando si tratta di scegliere il migliore momento vissuto.

Dico sempre che ogni gara, ogni spettacolo, ogni esibizione è la mia preferita.

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Sono tutte avventure che porto nel cuore. Sicuramente quella di Tokyo l’ho vissuta in maniera diversa perché è stata la realizzazione di un sogno che avevo da bambino.

Passare dal guardare uno spettacolo sul telefono al viverlo è magia pura.

Di solito a questi show ci si arriva quasi a fine carriera; esserci a vent’anni è raro. Io e la mia ballerina abbiamo portato tre balli.

Per l’occasione mi sono improvvisato anche coreografo e dj. Mi sono divertito tantissimo e quella leggerezza si è vista anche in pista”.

Hai menzionato ora la tua ballerina: com’è ballare in coppia?

“È molto più complicato di quanto sembri. Far combaciare vite, caratteri e aspettative diverse, richiede tempo e volontà.

Ha anche un lato positivo però: ti educa all’ascolto dell’altro anche senza parole mettendoti davvero nei suoi panni”.

A novembre 2025 sei stato chiamato per una sfida ad Amici di Maria De Filippi: come hai vissuto l’energia del pubblico?

“Ho provato a entrare nella scuola per sei anni.

Essere lì, anche solo per una sfida, l’ho visto come un traguardo.

L’energia del pubblico mi è arrivata diretta nello stomaco.

Non mi aspettavo di provare un’emozione così forte”.

Pensi che programmi come Amici aiutino davvero ad avvicinare i giovani alla danza?

O sembrano sminuire il reale sacrifico che c’è dietro questo percorso?

“Entrambe le cose. Hanno abbattuto molti pregiudizi, soprattutto quelli legati agli uomini nella danza.

Trattandosi però di show televisivi a volte la tecnica passa in secondo piano rispetto alla personalità”.

Più di qualcuno pensa che i talent siano una scorciatoia alternativa alla gavetta: tu che ne pensi?

“Io sono della vecchia scuola (ride).

La gavetta rappresenta per me qualcosa di fondamentale perché alimenta la fame. I talent funzionano se sono una parte del percorso, non il punto d’arrivo”.

Attualmente sei anche insegnante: cosa cerchi di trasmettere ai tuoi allievi oltre la tecnica?

“Vorrei che mettessero nel ballo la loro parte emotiva senza alcuna paura o barriera.

E poi la mentalità: credere in ciò che fanno e porsi obiettivi costanti.

Spero anche di aiutarli ad abbracciare le sconfitte e a vederle come un qualcosa che spinge a crescere”.

In Inghilterra, alcune scuole hanno inserito la danza nelle attività inerenti all’educazione fisica: pensi che introdurla anche nelle scuole italiane potrebbe aiutare i ragazzi?

“Siamo molto vicini a questo traguardo.

Portare la danza nelle scuole significherebbe donare agli studenti uno strumento molto forte per esprimere e riconoscere le proprie emozioni. Per non dimenticare che ha molti benefici anche a livello fisico”.

Damiano un’ultima domanda: quali sono i tuoi prossimi obiettivi? E come ti vedi tra dieci anni?

“Il mio sogno rimane l’America.

Mi sto muovendo in quella direzione e sto valutando alcuni progetti.

Come mi vedo tra dieci anni?

Difficile dirlo perché ho paura del futuro e mi sprono a vivere al massimo il presente.

Spero che la mia passione mi permetta di fare stage in tutto il mondo e che la mia storia lasci il segno nella vita di qualcuno”.

(Francesca Romana Severini)

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