CASTEL MADAMA – Ammanetta e violenta la cugina minorenne: italiano condannato a 10 anni

Un incubo durato mesi: il caso fu denunciato nel 2016, ieri la sentenza

All’epoca dei fatti lui aveva vent’anni, lei non ancora 14, quindi considerata incapace di prestare consenso ai rapporti sessuali.

Invece sarebbe stata abusata per mesi, fino a quando la ragazzina ha trovato il coraggio di vincere la vergogna e denunciare.

Per questo ieri, lunedì 16 febbraio, il Tribunale di Tivoli ha condannato in primo grado un 31enne italiano di Castel Madama a dieci anni di reclusione per violenza sessuale aggravata ai danni della cugina minorenne

Il Collegio presieduto da Cristina Mazzuoccolo – a latere le giudici Camilla Amedoro e Lucrezia Turriziani Colonna – ha condiviso la ricostruzione della Procura di Tivoli e condannato l’imputato alle pene accessorie dell’interdizione perpetua dai pubblici uffici  e dell’interdizione legale durante l’esecuzione della pena.

Secondo la ricostruzione dei magistrati, i fatti risalgono al periodo compreso tra aprile e ottobre 2014, quando la vittima aveva un’età inferiore ai 14 anni, e l’ultimo episodio commesso tra giugno e settembre 2015.

Il 31enne avrebbe costretto la cugina a subire atti sessuali minacciandola di fare del male se si fosse rifiutata.

La vittima ha raccontato che in una occasione fu legata con le manette e violentata, in un’altra afferrata per le braccia per non farla scappare, in un’altra ancora trascinata, minacciata e costretta a subire rapporti anali, a compiere rapporti orali, a masturbarlo, a subire toccamenti negli organi genitali e a subire la penetrazione vaginale.

Il caso emerse quando la ragazza frequentava un corso in una scuola superiore di Tivoli e si confidò con una compagna di classe.

Era il 2016, dieci anni fa.

Ieri la sentenza di primo grado.

Il Tribunale di Tivoli ha condannato l’imputato alle pene accessorie dell‘interdizione perpetua da qualsiasi ufficio attinente alla tutela, alla curatela e all’amministrazione di sostegno e dell’interdizione perpetua da qualunque incarico nelle scuole di ogni ordine e grado nonché da ogni ufficio o servizio in istituzioni o in altre strutture pubbliche o private frequentate prevalentemente da minori.

Le tre giudici hanno inoltre disposto la trasmissione in Procura degli atti relativi alle deposizioni rese in aula dalla madre della vittima, dalla zia e da una amica della ragazza oggi 25enne: i magistrati dovranno valutare se le tre donne testimoni nel processo abbiamo dichiarato il vero oppure il falso.

Le motivazioni della sentenza saranno depositate tra 90 giorni.

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