FONTE NUOVA – Atti sessuali con la compagna di scuola della figlia: italiano condannato

Il 71enne ha abusato della bimba dall’età di 9 anni

Si sarebbe spacciato per genitore modello, il padre amorevole che porta e riprende la figlia a scuola, che la accompagna al parco giochi, al cinema e al centro commerciale insieme all’amichetta.

In realtà il suo obiettivo sarebbe stata proprio quello di restare solo con la bambina e abusarla fin da quando aveva 9 anni.

Per questo ieri, lunedì 16 febbraio, il Tribunale di Tivoli ha condannato in primo grado P. R., un 71enne italiano residente a Fonte Nuova, a sei anni e 5 mesi di carcere per corruzione aggravata di minorenne, ossia per aver compiuto atti sessuali in presenza di una minore di 14 anni e mostrandole materiale pornografico. 

Il Collegio presieduto da Cristina Mazzuoccolo – a latere le giudici Camilla Amedoro e Lucrezia Turriziani Colonna – ha condiviso la ricostruzione della Procura di Tivoli e la richiesta dell’avvocata Delia Urbani di Mentana, legale di parte civile dei genitori della vittima, condannando l’imputato alle pene accessorie dell’interdizione perpetua dai pubblici uffici  e dell’interdizione legale durante l’esecuzione della pena.

Secondo la ricostruzione dei magistrati, i fatti sono avvenuti a Fonte Nuova e risalgono al periodo compreso tra l’estate del 2014, quando la vittima aveva 9 anni, e il 23 gennaio 2016.

L’incubo per la bambina sarebbe durato da quando frequentava la quarta elementare alla prima media.

In più occasioni l’uomo avrebbe mostrato alla ragazzina materiale pornografico per indurla a subire atti sessuali.

Dal processo è emerso che P. R. più volte avrebbe creato l’occasione per restare da solo con l’amichetta della figlia in macchina e mentre la riaccompagnava a casa la toccava in più parti del corpo e in particolare sulle cosce per arrivare a toccare le parti intime.

Al tempo stesso le chiedeva di toccarlo e di dargli la mano per farsi toccare.

Inoltre in più occasioni il 71enne con una scusa avrebbe attirato la ragazzina in casa, proponendole di vedere insieme un film pornografico dicendole: “Così tu impari come si fanno le cose”.

Per paura e vergogna la piccola ha custodito il segreto per anni, fino a quando sarebbe riuscita a confidarsi con la mamma della sua amichetta, ossia l’ex moglie del 71enne condannato.

Una confessione senza esito.

A scoprire il caso fu una delle sue insegnanti di prima media, alla quale la ragazzina ha raccontato in lacrime quanto stava subendo.

Era il 2016, dieci anni fa.

Ieri la sentenza di primo grado.

Il Tribunale di Tivoli ha condannato l’imputato alle pene accessorie dell‘interdizione perpetua da qualsiasi ufficio attinente alla tutela, alla curatela e all’amministrazione di sostegno e dell’interdizione perpetua da qualunque incarico nelle scuole di ogni ordine e grado nonché da ogni ufficio o servizio in istituzioni o in altre strutture pubbliche o private frequentate prevalentemente da minori.

Le tre giudici hanno inoltre condannato P. R. al risarcimento danni a favore dei genitori costituiti parte civile stabilendo una provvisionale pari a 5 mila euro a favore della vittima oggi ventenne e di 2.500 euro ciascuno a favore del padre e della madre.

Il 71enne è stato inoltre condannato a rimborsare le spese processuali sostenute dalle parti civili per un totale di circa 4 mila euro.

Le motivazioni della sentenza saranno depositate tra 90 giorni.

Come avvocato sono pienamente soddisfatta della pronuncia del Tribunale di Tivoli – commenta l’avvocata Delia Urbani di Mentana, legale di parte civile dei genitori della vittima – finalmente la persona offesa potrà lasciarsi alle spalle questo triste capitolo della sua vita sapendo che è stata finalmente fatta giustizia e che il sistema le ha creduto.

LEGGI ANCHE  GUIDONIA - Approvato il Regolamento per Servizio Taxi e NCC

Ha creduto ad una bambina che ha fatto di tutto per essere ascoltata, e fortunatamente ha incontrato sulla sua strada persone che hanno saputo cogliere il suo disagio avviando una catena di tutela che ha condotto fin qui.

Questo caso dimostra che è importante saper chiedere aiuto ed avere fiducia nelle istituzioni e nelle persone che vi lavorano, perché, seppur tra mille difficoltà, alla fine la giustizia arriva e rimette ciascuno al suo posto“.

Condividi l'articolo:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.