Lei lo accusava di averla costretta a prostituirsi e a consegnargli i soldi, ma anche di averla picchiata in più occasioni e obbligata a frequentare locali per scambisti.
Lui si è difeso dimostrando che la donna ha un passato da attrice hard, ma non gli è valso per uscire indenne dal processo.



Il Tribunale di Tivoli
Così mercoledì 7 gennaio il Tribunale di Tivoli ha condannato in primo grado a tre anni di reclusione Gianluca D., 48enne di origini abruzzesi, per maltrattamenti ai danni della ex convivente, una donna italiana oggi 50enne.
Il Collegio presieduto da Laura Di Girolamo – a latere i giudici Sergio Umbriano e Matteo Petrolati – ha tuttavia assolto l’imputato dalle accuse di lesioni personali aggravate per intervenuta prescrizione del reato e lo ha scagionato dall’accusa di induzione e sfruttamento della prostituzione perché il fatto non sussiste.
Secondo la ricostruzione dei magistrati, la vicenda si è svolta tra Tivoli, Guidonia Montecelio e Roma tra il 2012 e il 2014.
Il caso emerse il 13 maggio 2014, quando la donna – all’epoca 38enne – finì al pronto soccorso dell’ospedale “San Giovanni Evangelista” di Tivoli con un trauma cranico ed ecchimosi su braccio e gamba sinistri giudicate guaribili in 7 giorni.
Soltanto allora la vittima, che non si è costituita parte civile nel processo, trovò il coraggio di denunciare che qualche giorno prima – era il 9 maggio 2014 – era stato l’uomo insieme al quale conviveva a Guidonia a colpirla ripetutamente con pugni su tutto il corpo e a minacciarla con un coltello.
E non era la prima volta.
Già il 26 gennaio 2013 la donna finì al pronto soccorso di Tivoli dopo essere stata presa a schiaffi e pugni in volto: i sanitari le riscontrarono la frattura delle ossa nasali e la lesione di primo dente incisivo superiore sinistro, dimettendola con una prognosi di 20 giorni.
I reati di lesioni personali aggravate conseguenti alle due aggressioni sono tuttavia risultate prescritte.
Viceversa Gianluca D. è stato assolto con formula piena dall’accusa più grave, quella di aver indotto la convivente e di averla sfruttata facendola prostituire.
Secondo la Procura di Tivoli, era l’uomo a ricercare clienti e a diffondere sui siti internet annunci ed immagini con l’offerta di prestazioni sessuali da parte della donna.
Ed era sempre lui a contattare clienti, ad accompagnare la convivente nei luoghi degli incontri o a mettere a disposizione la propria abitazione per poi farsi consegnare i proventi dell’attività con violenza e minacce di morte.
Un’ipotesi rigettata dal Tribunale di Tivoli, al quale Gianluca D. ha fornito la documentazione relativa ad alcuni film porno girati dalla convivente.
Una circostanza che non ha escluso il reato di maltrattamenti.
In questo caso i giudici hanno condiviso la ricostruzione della Procura di Tivoli, secondo a quale il 48enne avrebbe ripetutamente sottoposto la convivente a a vessazioni fisiche e morali, trattandola con durezza, violenza e crudeltà, picchiandola e minacciandola con un coltello, malmenandola più volte per impedirle di allontanarsi, controllandola, costringendola a frequentare locali per scambisti, inducendola alla prostituzione e filmando gli incontri con i clienti.
Le motivazioni della sentenza saranno depositate tra 90 giorni.




























