MONTEROTONDO – La donna aggredita dalla migrante: “Se è psichiatrica, la perdono”

Intervista a Sabrina Antonacci, la 54enne finita al pronto soccorso dopo essere stata trascinata per i capelli dalla clochard

“Quando mi è successo il fatto, la prima reazione è stata di provare tanta rabbia e pensare che in Italia accettiamo di tutto.

Poi riflettendo, ho provato pena e tenerezza: se è una paziente psichiatrica, non ce l’ho con lei”.

Sabrina Antonacci, 54 anni di Monterotondo, è la donna che venerdì scorso 9 gennaio è stata aggredita in via Goffredo Mameli da una 40enne clochard africana, con regolare permesso di soggiorno, da qualche settimana stabilitasi in via Matteotti (CLICCA E LEGGI L’ARTICOLO DI TIBURNO).

Sabrina Antonacci  è finita al pronto soccorso dell’ospedale “Santissimo Gonfalone” di Monterotondo, dove è stata medicata, sottoposta a Tac e radiografia e dimessa con una prognosi di 4 giorni per un trauma contusivo al ginocchio destro e trauma cranico non commotivo. 

Subito dopo ha sporto denuncia ai carabinieri per lesioni contro la migrante.

A 72 ore dal fatto, lunedì sera 12 gennaio la donna ha deciso di raccontare il fatto al quotidiano Tiburno.Tv.

Come è successo?

“Erano circa le 13,40 ed ero appena uscita da casa di una mia amica e andavo a riprendere l’auto in via Mameli  – inizia a raccontare Sabrina Antonacci – Era una bella giornata mi sono fermata davanti ad una vetrina e intanto scrivevo un messaggio.

Mentre scrivevo mi sono sentita afferrare per i capelli, scaraventare in terra e trascinare per un breve tratto.

Lì per lì io non ho capito nulla e sul momento non ho neanche sentito il dolore, tanto ero impaurita. 

Poi ho visto questa donna alta circa un metro e 80, di colore, coi lineamenti tipici africani, capelli corti, molto robusta.

Per ripararmi il viso ho allungato un braccio e mi ha salvato, perché nella caduta ha attutito il colpo alla testa, ma ho battuto anche il ginocchio.

Sono caduta sul fianco e ho battuto la tempia.

Mentre lei mi tirava i capelli e mi trascinava, io gridavo “aiuto aiuto,” ma non passava nessuno e non mi sentiva nessuno”. 

Lei ha perso i sensi?

“No, ma non capivo cosa mi stava succedendo.

I negozi erano tutti chiusi, ho visto davanti a me un negozio di estetica aperto, al che sono corsa piangendo e gridando”.

E la signora che l’ha aggredita?

“In quel momento ho pensato soltanto a scappare perché temevo che mi aggredisse ancora.

Mentre ero nel negozio ho visto che come se nulla fosse si è seduta sul marciapiede e si è sdraiata, mettendo le spalle al muro, allungando le gambe e coprendosi con una coperta”.

Lei aveva mai vista quella donna?

“Certo, il giorno prima”.

Sempre nella stessa zona?

“No, io ero andata a trovare una persona in ospedale e tornando alla mia macchina vicino all’ospedale, precisamente vicino alla fontana, ho visto la signora che parlava da sola e inveiva.

Muoveva le mani in maniera strana, per questo ho attraversato la strada pensando che avesse dei problemi e fosse meglio allontanarmi.

Non immaginavo che il giorno dopo mi avrebbe aggredita.

Comunque avevo capito che era una persona fuori di testa perché urlava.

Lo ha fatto vicino all’ospedale, ma anche il giorno che mi ha aggredita urlava contro di me nella sua lingua mentre mi afferrava per i capelli”. 

Avete telefonato alle forze dell’ordine?

“Io e le persone presenti abbiamo chiamato i carabinieri ed è subito intervenuta una pattuglia.

Sono uscita dal negozio accompagnata, insieme ai carabinieri mi sono avvicinata alla signora: lei urlava, poi a un certo punto 

Avevo pena e rabbia, mi rendo conto che è una persona fuori di testa.

Per rabbia le ho detto: “Ti devono rinchiudere, tu sei pericolosa”. E lei mi ha mandato a quel paese. 

Quindi mi ha risposto a tono coerentemente alle domande”.

Oggi lei ha paura?

“Sì ho paura, certo: ho paura di qualsiasi persona che mi si possa avvicinare, anche se apparentemente normale, non capendone le intenzioni.

Sarò molto più vigile, almeno per il momento, poi il tempo affievolisce tutto.

Non voglio dire che è stata un trauma.

Diciamo che sono stata fortunata, se la signora avesse avuto un coltello o qualsiasi altro oggetto contundente sarebbe andata diversamente”.

Cosa prova per questa signora?

“Quando mi è successo il fatto, la mia prima reazione è stata tanta rabbia e il pensiero che in Italia arriva e accettiamo di tutto.

Poi riflettendo e passando del tempo, ho provato pena e in un certo senso tenerezza per quella donna: se è psichiatrica, non ce l’ho con lei perché penso che ha problemi e non dipendono da lei.

E’ una persona che va curata.

Se invece non è psichiatrica, ma è soltanto una persona che cova rancore per come ha vissuto o è stata trattata e sfoga la sua rabbia sugli altri, non trovo perdono e non provo pena”.

Perché ha raccontato la sua disavventura su Facebook?

“Perché Monterotondo è una cittadina e questa persona gira da una zona all’altra.

I carabinieri mi hanno spiegato che non possono agire e arrestarla, che non dipende da loro ma dalla legge, per questo ho ritenuto giusto informare i cittadini attraverso Facebook.

Al posto mio poteva esserci un disabile, un anziano, un bambino o una donna in gravidanza, io non so quello che sarebbe accaduto con la caduta”.

Dopo il post si è scatenato come succede sui Social una sorta di caccia al “diverso”.

“Lo so benissimo, da qualcuno ho sentito frasi che mi hanno fatta rabbrividire.

Le dico anche sono stata contenta che sia successo a me, perché se fosse successo a una delle mie figlie non so come sarebbe andata a finire.

Ripeto: se si accerta realmente che la persona è psichiatrica io non provo rabbia, penso che mi sono trovata in un momento sbagliato con la persona sbagliata e che purtroppo la follia le ha fatto fare quell’azione.

Se risulta psichiatrica non me la prendo con lei, sono disposta a portarle pure da mangiare e le coperte: chi mi conosce lo sa che sono una persona generosa.

Però non voglio vivere nella paura che una persona così violenta possa fare loro del male alle mie figlie che girano per Monterotondo: non ci sto”.

Ora cosa si aspetta?

“Mi aspetto che chi è a capo della città di Monterotondo intervenga per valutare questa persona con degli esperti, per capire se è malata o meno e trovare una soluzione”.

Condividi l'articolo:
LEGGI ANCHE  GUIDONIA – Villalba, un Playground polisportivo alle case popolari

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.