Se rincasava nervoso dal lavoro, erano insulti.
Se qualcuno si comportava in maniera diversa da quella che lui voleva, erano anche schiaffi.
Sarebbe andata avanti così per 26 lunghi anni di matrimonio, fino a quando la moglie e i figli hanno deciso di fuggire.
Per questo ieri, lunedì 2 febbraio, il Tribunale di Tivoli ha condannato in primo grado un 61enne italiano, impiegato incensurato e residente nella Città dell’Arte, a 8 anni di reclusione per maltrattamenti aggravati in famiglia ai danni della moglie, una donna italiana di 53 anni, del figlio 27enne e della figlia 19enne, quando entrambi erano minorenni.
Il Collegio presieduto da Cristina Mazzuoccolo – a latere le giudici Camilla Amedoro e Lucrezia Turriziani Colonna – ha riconosciuto la colpevolezza dell’uomo a tal punto da infliggere all’imputato il doppio della pena di 4 anni richiesta dalla Procura di Tivoli.
Secondo la ricostruzione dei magistrati, il caso emerse il primo settembre 2020 in occasione dell’ennesima aggressione da parte dell’uomo nei confronti della moglie a pugni, calci e con un tentativo di strangolamento.
Fu la figlia, all’epoca 14enne, a frapporsi tra i genitori, ma non riuscendo a fermare il padre la ragazzina telefonò alla Polizia.
Sul posto intervenne una volante che accompagnò le due donne in ospedale per farsi medicare.
Nei giorni successivi la 53enne e la figlia, che nel frattempo avevano lasciano la casa familiare, si recarono presso il Commissariato di largo Salvo d’Acquisto per formalizzare denuncia querela nei confronti del marito e padre “padrone”.
Madre e figlia raccontarono ai poliziotti il sistema di vita familiare doloroso e avvilente instaurato dall’impiegato incensurato, prodigo di insulti, mortificazioni e percosse.
In particolare la moglie rivelò agli agenti di essere stata per decenni oggetto di calci, pugni, schiaffi, strattoni e spinte, oltre che di insulti come “moglie di merda”, “matta”, “stronza” e destinataria di frasi come “non vali niente”.
Accuse circostanziate riferite anche in aula nel corso del processo da parte di mamma e figlia costituitesi parte civile attraverso l’avvocato Mirko Mariani di Tivoli.
In aula, alla domanda del pubblico ministero su quando fossero iniziati i maltrattamenti, la figlia ha ribadito di non avere memoria di un comportamento non violento da parte del padre.
Inoltre la ragazza ha raccontato di essere stata picchiata dal genitore un giorno in cui non voleva fare i compiti con schiaffi tanto violenti da romperle gli occhiali e in un’altra occasione per non aver voluto fare l’albero di Natale.
Di comportamenti maltrattanti e violenti costanti negli anni ha riferito la ex moglie davanti alle giudici, spiegando che era sufficiente un nonnulla per farlo esplodere in reazioni di rabbia.
Il 61enne impiegato, difeso dall’avvocato Daniele Fermo di Tivoli, è stato infine condannato dal Tribunale al pagamento di una provvisionale immediatamente esecutiva pari a 15 mila euro per la moglie e di 10 mila euro per la figlia.
Le motivazioni della sentenza saranno depositate tra 60 giorni.




























