Eretino, figlio di eretini, nipote di eretini, erede di una tradizione che si tramanda di generazione in generazione.



Paolo Santucci in sella a Falco
Paolo Santucci, 38 anni, impiegato, è il “Nuovo Signore” della Festa di Sant’Antonio Abate, la tradizionale celebrazione organizzata dalla Pia Unione di Sant’Antonio Abate col patrocinio del Comune di Monterotondo in onore del protettore degli animali (CLICCA E LEGGI L’ARTICOLO DI TIBURNO).
Domenica prossima 18 gennaio al termine della benedizione e dalla cavalcata Paolo Santucci prenderà in consegna la Sacra Immagine dal “Signore” della Festa uscente Antonio Vicari e guiderà la suggestiva “torciata” fino alla sua abitazione in via Panaro, dove la statuina verrà custodita fino a gennaio 2027.
In questo modo il 38enne diventa a tutti gli effetti confratello della Pia Unione di Sant’Antonio Abate presieduta da Gastone D’Angelo: un traguardo raggiunto dopo 32 anni di attesa.
Una grande emozione per chi, come confessa lo stesso Paolo, è “cresciuto a pane e Sant’Antonio”, può vantare un nonno e uno zio materni in passato nominati “Signori” della Festa, ed è talmente legato alla tradizione da suonare la tromba nella fanfara di Sant’Antonio Abate, un gruppo di ottoni che collabora con la Pia Unione di Sant’Antonio Abate per la riuscita dell’evento.



Nato nel 1987 a Monterotondo, Paolo Santucci è figlio di Pietro Santucci e Brigida Ortenzi, due famiglie eretine doc.
Basti pensare che I genitori della mamma erano titolari dell’alimentari in piazza dell’Orologio e il nonno della mamma era il titolare del “Grottino”, la prima osteria del Centro storico nei pressi di piazza dei Leoni.
Il “Nuovo Signore” della Festa è single, così per ricoprire il ruolo Paolo Santucci si è trasferito nell’abitazione dei genitori in quanto la tradizione vuole che sia la donna di casa ad accogliere il Santo e in questo caso sarà compito di mamma Brigida.
Santo che resterà esposto tutti i giorni dalle ore 8 alle ore 20 alla venerazione della cittadinanza, fino alle ore 18 di domenica 25 gennaio, per poi essere pregato col Rosario tutti i giovedì per i prossimi 12 mesi.
– Cosa significa per lei essere stato scelto come Signore della Festa 2026?
È stata presentata la domanda nel 1994
Ho avuto la fortuna e l’onore di riuscire a prendere Sant’Antonio
“Per me è un’emozione, è il coronamento di un sogno.
Ricordo che con mio nonno materno Otello Ortenzi vivevo la festa a pieno, dalle cerimonie e processioni più private fino alla festa pubblica che possa essere la cavalcata e la torciata”.
– Quale è il suo rapporto con la Festa?
“Sono stato sempre attivo sia nella preparazione che nella partecipazione.
Mi sono sempre adoperato per la festa e l’ho sempre vissuta in maniera profonda, dalla questua alla cavalcata e alla torciata.
Ho fatto tutto per il piacere di farlo”.
– A quante cavalcate e torciate ha partecipato? A che età la prima volta?
“La prima torciata nel carrozzino o quasi, quindi posso dire 37 se non addirittura 38.
Di cavalcate un po’ meno: in questo caso ho avuto un excursus, a volte ho partecipato col carretto altre a cavallo e negli ultimi due anni sulla carrozza della fanfara”.
– Cosa rappresenta per lei Sant’Antonio Abate?
“Nella mia famiglia abbiamo sempre mangiato pane e Sant’Antonio.
Io fin da piccolo, in qualsiasi ambito mi trovassi, ho sempre parlato di questa festa.
E ho sempre parlato con emozione del momento in cui sarebbe toccato a me: io vivo con emozione la festa di Sant’Antonio.
Per me rappresenta un dare continuità alla tradizione di famiglia: mio nonno materno, Otello Ortenzi, mi sembra sia stato il Signore della Festa nel 1975 o 1976; mio zio Carlo Ortenzi, il fratello di mamma, ha custodito il Santo a casa nel 2000.
E ora nel 2026 lo prenderò io.
Noi siamo una famiglia in cui è sempre stato presente Sant’Antonio.
Ma anche nella famiglia paterna.
Mio nonno Alfredo, il papà di papà, non è mai stato un confratello ma è grazie a lui se io ho fatto la domanda nel 1994
Quindi posso soltanto dire che è un onore essere una persona che per quest’anno servirà Sant’Antonio e la comunità di Monterotondo”.
– Sant’Antonio Abate è il protettore degli animali: lei che rapporto ha?



Domitilla, la meticcia di 6 anni di Paolo Santucci
“Io sono un amante degli animali in generale qualsiasi essi siano, a casa mia ci sono sempre stati, e ho sempre avuto un ottimo rapporto con la Natura.
Attualmente con me vive Domitilla, meticcia di 6 anni, cagnolina un po’ particolare che mi sta dando filo da torcere e comunque è un pezzo di cuore.
Poi ho un cavallo di nome Falco, di razza tolfetana autoctona dei monti della Tolfa, tra Roma e Viterbo: è uno dei pochi cavalli nato e cresciuto fino ai 4 anni allo stato brado, particolarmente pauroso e molto diffidente che mi sta dando molte soddisfazioni, con lui ho partecipato alla cavalcata di Sant’Antonio, oltre che a varie fiere e gare di addestramento classico”.
– Dove collocherà la Sacra immagine del Santo a casa?
“Come tutti gli anni una stanza è stata adibita alla famosa cappelletta di Sant’Antonio con un drappeggio rosso e un altare, dove durante la settimana sarà esposta la sacra immagine per essere venerata.
Poi verrà riposta nella mia camera da letto durante tutto l’anno.
Sono sicuro che diventerà una persona di casa”.
– Quando ha presentato domanda e perché?
“L’ho presentata nel 1994.
Mio nonno materno Otello Ortenzi era nella Pia Unione, lui non ha mai voluto fare la domanda a nome mio e ha sempre detto: “Quando sarà adulto o in età cosciente farà la domanda in autonomia”.
Nel 1994 successe un evento e mio nonno paterno, Alfredo, volle presentare la domanda per Sant’Antonio, consapevole che non sarebbe riuscito a ricevere in casa la sacra immagine.
Così chiese a mio nonno materno Otello se poteva presentare domanda per sé e anche per me.
Nonno Otello gli rispose: “Chiedilo a Paolo: se lui vuole, presentatela tranquillamente”.
All’epoca avevo 7 anni, ma ricordo nitidamente che nonno Alfredo mi chiese se volessi presentarla e io ovviamente risposi sì.
Ho il ricordo della domanda fatta da me che fu presentata dopo quella di nonno Alfredo che purtroppo nel 1994 stesso venne a mancare.
Per questo sento di accogliere in casa Sant’Antonio sia per me e anche per tante altre persone della mia famiglia”.
– Come ha vissuto questa lunga attesa?
“Con gioia e con tensione.
Perché per assurdo la festa l’ho sempre fatta, ma non sai quello che ti aspetta: è un’attesa difficile da spiegare, è un cercare di preparare la propria vita e il luogo in cui accogliere Sant’Antonio nel miglior modo possibile”.
– E’ emozionato?
“Molto molto molto”.
– Come si sta preparando al grande evento?
“Sant’Antonio Abate è anche una festa religiosa, per cui sto facendo un percorso con la Fede che secondo me è fondamentale e spesso viene tralasciata: tradizione e devozione camminano parallelamente secondo me.
Quindi sto facendo anche un grande percorso interiore, se così vogliamo chiamarlo”.
– Come immagina la prossima settimana con l’effige del Santo esposta nella sua casa aperta a tutti?
“La immagino piena di sorprese perché a Sant’Antonio incontri di nuovo gente che conosci, ma non vedi da una vita.
Piena di sorprese e di emozioni perché quella settimana escono racconti, aneddoti e storie che magari non si conoscono”.
– Come gestirà i Rosari che ogni giovedì per un anno si terranno nella sua casa?
“In maniera molto tranquilla e naturale.
Ci metteremo in salone, tante sedie quante persone siamo, e passeremo un’ora o un’ora e mezza in raccoglimento, una piccola merenda e arrivederci alla settimana successiva”.
– Cosa significa per lei essere un confratello della Pia Unione?
“La Pia Unione ha la responsabilità e l’onore di tramandare questa festa: diventarne membro significa essere custode di un valore e di una tradizione.
L’ingresso nella Pia Unione e la custodia del Santodeve essere l’inizio di un percorso, non un passaggio, non un anno diverso dalla routine”.





























