Si chiamava Stepan Bakanev, era un bambino russo di soli 8 anni residente a Castel Madama, e la sua vita è stata spezzata in un giorno di spensieratezza insieme alla famiglia: annegato alle Terme di Cretone, l’impianto balneare di Palombara Sabina (CLICCA E LEGGI L’ARTICOLO DI TIBURNO).
Era il pomeriggio del 17 agosto 2023.


Stepan Bakanev, il bambino di 8 anni morto annegato alle Terme di Cretone il 17 agosto 2023
Ora il pubblico ministero della Procura di Tivoli Giuseppe Mimmo, titolare dell’inchiesta, ha richiesto il rinvio a giudizio per omicidio colposo in cooperazione nei confronti di 5 indagati che a vario titolo avrebbero causato l’annegamento del bambino, risucchiato all’interno del tubo di scarico della piscina centrale durante le operazioni di svuotamento.
Negligenza, imprudenza, imperizia e violazione delle più elementari norme per prevenire infortuni sul lavoro.
Sarebbe morto così Stepan Bakanev, il bambino russo di soli 8 anni residente a Castel Madama, annegato nel pomeriggio del 17 agosto 2023 alle Terme di Cretone, l’impianto balneare di Palombara Sabina (CLICCA E LEGGI L’ARTICOLO DI TIBURNO).


La Procura di Tivoli ha richiesto il processo per i 5 indagati per la tragedia alle Terme di Cretone
Per il 17 giugno prossimo è fissata l’udienza preliminare davanti alla giudice del Tribunale di Tivoli Sabina Lencioni, alla quale spetterà stabilire se trascinare o meno i 5 sul banco degli imputati.
Davanti alla Giudice compariranno i fratelli imprenditori E. S., 65 anni, e A. S., di 61 anni, all’epoca del fatto soci e amministratori della società proprietaria delle Terme Sabine di Palombara.
Il pubblico ministero ipotizza responsabilità anche a carico di M. M., il 61enne di Monterotondo responsabile del servizio protezione e prevenzione della società proprietaria dell’impianto balneare, e dei due assistenti bagnanti in servizio quel tragico pomeriggio, S. D., 23enne di Moricone, ed E. T., 21enne di Palombara Sabina.


Una panoramica delle Terme Sabine di Cretone a Palombara Sabina
Gli accertamenti tecnici disposti dalla Procura di Tivoli hanno confermato le prime ipotesi trapelate dopo la tragedia: la bocca di svuotamento della piscina era priva di una griglia protettiva, per questo il piccolo Stefan mentre annegava a tre metri di profondità è rimasto intrappolato in un tubo di scarico di diametro di circa 30 centimetri dal quale fu estratto oramai senza vita.
Secondo la ricostruzione degli inquirenti, l’assenza della grata sarebbe soltanto la punta dell’iceberg di una serie di irregolarità.
Il diametro di 30 centimetri della bocca di svuotamento della piscina, ad esempio, misurerebbe il doppio dei 15 centimetri consentiti.
Una circostanza determinante, perché dalle perizie disposte dalla Procura è emerso che a 10 centimetri dalla bocca di svuotamento l’acqua viaggiava ad una velocità di 2,9 metri al secondo anziché a quella di 0,5 metri al secondo, come previsto dalle norme di buona tecnica riguardante le attrezzature per piscina.
Insomma, la forza dell’acqua avrebbe spinto Stefan verso il punto di aspirazione senza lasciargli scampo.


Un’altra immagine delle Terme Sabine di Cretone
Dalle indagini preliminari è emerso inoltre che nel Documento di valutazione dei rischi in vigore al momento del fatto non vi era alcun riferimento alla valutazione del rischio di annegamento ed impigliamento.
Per questo ai due amministratori della società proprietaria delle Terme e al responsabile del servizio protezione e prevenzione la Procura contesta una serie di violazioni del Testo Unico sulla sicurezza.
A cominciare dal non aver valutato tutti i rischi presenti nell’impianto, in particolare quello di intrappolamento negli scarichi dovuto al risucchio generato dovuto allo svuotamento. Altre violazioni del Testo Unico sulla sicurezza riguarderebbero la presunta mancata formazione in materia di salute e sicurezza sui luoghi di lavoro ad ogni lavoratore e in particolare agli incaricati per la prevenzione degli incendi e per il primo soccorso.
Negligenza, imprudenza ed imperizia vengono contestate anche ai due bagnini S. D., 23enne di Moricone, ed E. T., 21enne di Palombara Sabina, il primo addetto alla sorveglianza della vasca dove si è consumata la tragedia e il secondo addetto allo svuotamento.
All’esito delle indagini, il pubblico ministero Giuseppe Mimmo ipotizza che i due ragazzi non si siano accorti della presenza di Stefan all’interno della piscina durante le operazioni di svuotamento.
Inoltre il magistrato è convinto che i due assistenti non abbiano ricevuto adeguata formazione sulle procedure di svuotamento.
Tuttavia dalle indagini è emerso che quel tragico pomeriggio S. D. ed E. T. erano gli unici bagnini presenti nell’impianto termale ed erano adibiti anche ad altre mansioni, per cui dovevano allontanarsi lasciando le piscine sguarnite di supervisione.
Considerando il numero delle piscine, la loro profondità e la conformazione delle Terme Sabine, ma soprattutto l’assenza di una vera e propria limitazione d’accesso, il magistrato è convinto che era necessaria la presenza di un numero più elevato di due assistenti per evitare la tragedia.
Ora il fascicolo passa al vaglio della Giudice per l’udienza preliminare Sabina Lencioni alla quale spetterà il compito di decidere se trascinare o meno i 5 indagati verso il processo.




























