TIVOLI – Naspi percepita indebitamente, tutti assolti: il reato è prescritto

Giustizia “lumaca” salva due imprenditori e tre lavoratori

Avevano fatto risultare due persone come dipendenti della loro società, consentendogli di ottenere la Naspi.

Ma se siano colpevoli o innocenti non si saprà mai.

E’ in sintesi l’esito del processo conclusosi martedì 18 novembre al Tribunale di Tivoli a carico di due imprenditori e tre lavoratori di una società fallita con sede a Formello, tutti imputati di concorso in indebita percezione di erogazioni pubbliche.

Il giudice Rosamaria Mesiti ha infatti dichiarato di non doversi procedere in quanto il reato è estinto per intervenuta prescrizione nei confronti di Isabella V., 56 anni di Formello, e dei romani Maurizio C., 72 anni, Margherita B., 41, e Ilaria I., 64.

Secondo la ricostruzione della Procura di Tivoli, il sistema ruotava intorno a Isabella V. e Maurizio C., amministratori di una società con sede a Formello rispettivamente dal 2 aprile 2011 al 7 settembre 2015 e dal 13 ottobre 2015 in poi.

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In un caso i due imprenditori avrebbero indicato falsamente alla sede Inps di Roma Flaminio che Margherita B. era stata dipendente della loro azienda.

In tal modo le fecero ottenere una somma pari a 7.073 euro e 28 centesimi di indennità cosiddetta Naspi (Nuova prestazione di assicurazione sociale per l’impiego) da maggio 2016 a maggio 2017 accreditata su una carta postepay evolution intestata alla 41enne e abbinata ad un conto corrente aperto presso l’Ufficio Postale di Formello.

Nel secondo caso Isabella V. e Maurizio C. indicarono all’Inps che un cittadino egiziano era stato dipendente della società con l’obiettivo di far beneficiare della Naspi la 64enne Ilaria I.

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Fatto sta che da maggio 2016 a maggio 2017 l’Inps erogò una somma complessiva pari a 7.779,13 accreditata su una carta postepay evolution intestata alla 64enne e abbinata ad un conto corrente aperto presso l’Ufficio Postale di Sacrofano.

Durante l’udienza di martedì scorso il Tribunale di Tivoli ha preso atto che i reati contestati furono accertati il 16 maggio 2017, per cui risultano estinti da novembre 2024 essendo il termine massimo di prescrizione pari a quello di 6 anni e 7 mesi.

Tuttavia nella sentenza il giudice Rosamaria Mesiti evidenzia che “non sussistono i presupposti per il proscioglimento nel merito, deponendo in senso contrario le emergenze della documentazione in atti”.

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