CALCIO – Bomber Calì saluta il Guidonia: 21 reti e un’eredità indelebile

Con i suoi gol ha trascinato i rossoblù in Serie C. I tifosi non lo dimenticheranno

È lui, Aimone Calì, soprannominato dai compagni “il Duca del Gol”, ma per tutti semplicemente “Momo”. È lui l’uomo che, con 21 gol in campionato, ha trascinato il Guidonia Montecelio 1937 FC alla storica promozione in Serie C.

Taciturno, riservato, quasi schivo. Calì non è mai stato un uomo di tante parole. Parlava poco in campo e quasi nulla fuori. Ma ogni volta che segnava, sembrava esplodere tutta quell’energia trattenuta. Ogni gol era una scintilla che accendeva il cuore dei tifosi, che lo amavano proprio per quella sua sobrietà: mai un gesto fuori posto  ma una potenza silenziosa che si faceva sentire quando serviva davvero. Il pubblico aspettava quei momenti, quasi li desiderava più del gol stesso: il silenzio prima, l’esplosione dopo.

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Un attaccante di razza, che non ha mai avuto bisogno di tanti minuti per lasciare il segno. Anche quando sedeva in panchina, bastava alzarsi per scaldare gli spalti: l’applauso che riceveva quando si preparava al cambio era già da solo una mezza esultanza. Il pubblico lo amava e continua ad amarlo, perché con quei gol, spesso decisivi, ha scritto pagine indelebili nella storia recente del club. E si è stato questo anche in serie C: quando Momo Calì si alzava dalla panchina, l’attesa diventava elettricità.

Forse avrebbe meritato più spazio anche in questa stagione, ma si sa: il calcio a volte è anche questo, dimentica velocemente il passato. Tuttavia, per i tifosi guidoniani non sarà così perchè Calì resterà un simbolo, un bomber vero, di quelli che fanno sognare. E il suo nome, comunque vada, rimarrà legato per sempre ai colori rossoblù.

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Accanto a lui, lo scorso anno, c’erano nomi che rimarranno nel cuore dei tifosi come Marco Spinosa, regista raffinato oggi all’Ostiamare capolista. Ora tocca a Calì lasciare Guidonia, ma senza uscire dal territorio: giocherà per il Valmontone, sempre in provincia di Roma. Una scelta di cuore e di campo, per tornare a essere protagonista e vivere il calcio secondo la sua natura: da protagonista assoluto, e non da comprimario.

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