FORMELLO – Pugni e calci alla moglie incinta, cinghiate al figlio: l’orco condannato a 7 anni

Per l’operaio romeno la Procura di Tivoli ha chiesto una pena di 5 anni, il Tribunale ha rincarato la dose

In aula si è difeso sostenendo che la moglie soffriva di crisi epilettiche, per cui sveniva e sbatteva il volto ovunque, a volte contro gli spigoli, altre volte contro il muro.

Del figlio ha invece detto che era sempre stato un ragazzino molto vivace e che anche lui urtava spigoli e mura.

Diversa la realtà emersa dal processo: era l’uomo a picchiare entrambe.

Il Tribunale di Tivoli ha condannato a 7 anni un marito e padre violento

Per questo ieri, lunedì 15 dicembre, il Tribunale di Tivoli ha condannato in primo grado a 7 anni di reclusione Andrei N. D., un 37enne operaio edile romeno, per maltrattamenti in famiglia ai danni della moglie e del figlioletto primogenito che oggi ha dieci anni.

Il Collegio presieduto da Cristina Mazzuoccolo – a latere i giudici Camilla Amedoro ed Eugenio Gagliano – è andato anche oltre la richiesta della Procura di Tivoli che ha proposto una condanna a soli 5 anni di reclusione, condannando l’imputato alle pene accessorie dell’interdizione perpetua dai pubblici uffici e dell’interdizione legale durante l’esecuzione della pena.

Per l’uomo è stata inoltre disposta la sospensione della responsabilità genitoriale nei confronti dei figli minori per un periodo pari al doppio della pena inflitta.

Secondo la ricostruzione dei magistrati, i soprusi in famiglia sarebbero durati oltre un decennio, a partire dal 2013 fino al 2024, quando la donna, una 35enne romena, avrebbe trovato il coraggio di denunciare il marito violento dopo l’ennesimo ricovero in ospedale.

Tutto si è consumato in un appartamento di Formello, dove la coppia abitava insieme al figlio maschio nato nel 2015 e alla figlia femmina nata nel 2022, terrorizzati dal genitore aggressivo e violento .

Il Tribunale di Tivoli ha riconosciuto che Andrei N. D. per anni ha maltrattato moglie e figlio maschio anche davanti alla bimba. 

La donna veniva presa di frequente a schiaffi al volto e sul corpo, perfino durante le gravidanze.

Il bambino colpito anche con la cinta.

A confermarlo in aula sono stati alcuni testimoni e i 15 referti medici presentati dall’avvocata Federica Brancaccio di Roma, legale di parte civile per la 35enne e i suoi bambini.

I testimoni hanno riferito di aver notato in più occasioni che la donna aveva lividi e graffi sul collo, sulle braccia e al volto.

In un caso, addirittura lo zigomo fratturato, ma anche in ospedale la 35enne per paura riferì di essere svenuta e caduta inavvertitamente urtando un comodino.

Gli stessi testimoni hanno raccontato che spesso il bambino aveva lividi su braccia, schiena e sedere.

Nel 2024 la moglie ha deciso di denunciare spezzando così le catene della vergogna e della paura: la donna e i bimbi sono stati accolti in una struttura protetta, mentre per il 37enne è scattato il divieto di avvicinamento con braccialetto elettronico.

Un divieto violato dall’operaio che avrebbe contattato alcuni familiari della moglie per carpire informazioni sulla sua nuova ubicazione: una mossa che gli è costato l’aggravamento della misura cautelare e la reclusione agli arresti domiciliari sempre col braccialetto elettronico.

Ieri il Tribunale di Tivoli ha condannato Andrei N. D. al risarcimento dei danni subiti dalla moglie, da liquidarsi in separata sede, e al pagamento di una provvisionale di 10 mila euro, oltre alla rifusione delle spese processuali.

Le motivazioni della sentenza saranno depositate entro 90 giorni.

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