TIVOLI – Ordine dei Commercialisti, dopo la spaccatura un candidato Presidente unitario

Alle elezioni di gennaio 2026 gli iscritti votano per Enrico Crisci. Intervista al presidente uscente Fabrizio Mancini

Tornano alle urne gli iscritti allOrdine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Tivoli.

Dopo anni segnati da profonde tensioni, contrasti e lacerazioni, a gennaio 2026 sono fissate le elezioni per il rinnovo del Direttivo e la grande novità è rappresentata dalla presentazione di una unica lista e un candidato Presidente unitario Enrico Crisci.

Domenica 21 novembre al ristorante Anio Novus si è svolta la festa degli auguri di Natale, un evento dal sapore di passaggio istituzionale col saluto del Presidente uscente Fabrizio Mancini, artefice della “ricucitura” interna all’Ordine.

Il Direttivo dell’ODCEC di Tivoli dopo le elezioni di febbraio 2022

 

Vale la pena ricordare che all’ultima tornata elettorale di febbraio 2022 Fabrizio Mancini perse la sfida con Giuseppe Sorbera, il quale il 9 gennaio 2023 rassegnò le dimissioni dopo appena 11 mesi di mandato: si trattava dell’unica strada percorribile dopo che il 19 dicembre 2022 quattro Consiglieri di maggioranza e l’intero Collegio dei Revisori abbandonarono gli incarichi ottenuti a febbraio di 4 anni fa (CLICCA E LEGGI L’ARTICOLO DI TIBURNO).

Il Direttivo uscente dell’ODCEC di Tivoli

Da quel momento lOrdine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Tivoli venne commissariato fino all’elezione a maggio 2023 di Fabrizio Mancini che ha traghettato ODCEC alle nuove elezioni di gennaio 2026 (CLICCA E LEGGIL ‘ARTICOLO DI TIBURNO).

Fabrizio Mancini, Presidente uscente dell’Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Tivoli

Presidente Mancini, una lista unica: qualcuno potrebbe leggerla come “meno democrazia”.

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“È esattamente il contrario. La democrazia non è solo competizione elettorale, è anche capacità di tenere insieme la comunità professionale. 

Dopo le lacerazioni del 2021, la priorità era ricostruire un clima di fiducia, metodo e un comune linguaggio. 

Arrivare a una proposta unitaria, oggi, non significa soffocare le diversità, ma ricreare un perimetro funzionale. L’unica lista enfatizza la conclusione di una crisi, non l’assenza di democrazia”.

Lei ha anche accennato di aver fortemente voluto una fase “costituente”.

“Sì, perché prima ancora di ‘fare’, bisognava rimettere in piedi le condizioni per farlo: regole condivise, rispetto istituzionale, un sano clima interno. Oggi la lista unica indica che il percorso da me iniziato ha avuto un esito concreto e concreto”.

Domenica sera però non c’è stata solo politica ordinistica: c’è stata anche una scena molto forte, quella dei giovani che la ringraziano pubblicamente per l’attenzione che ha loro rivolto.

“È stato il momento più toccante. Le Colleghe ed i Colleghi della Commissione Under 40 hanno voluto salutarmi con una manifestazione di affetto e riconoscenza che mi ha commosso. 

Non è stato un gesto di stile: è l’effetto di un lavoro sul quale ho personalmente investito, con presenza e continuità”. 

Lei insiste su un punto: i giovani non vanno “inseriti per legge”. Che cosa intende?

“Intendo che il ricambio generazionale non si attua per decreto o per quote di genere; si ottiene attraverso un percorso. 

Un Ordine che guarda al futuro coinvolge i giovani non solo come destinatari di formazione, ma come parte attiva di partecipazione istituzionale. Credo fermamente che una nuova classe dirigente ordinistica possa essere pronta con non meno di due mandati e, cioè, otto anni.  Tanto si richiede perché un giovane possa aver acquisito le esperienze necessarie per poter far parte di un Consiglio, con una precisazione. La politica professionale è diversa da quella partitica: non sono neanche lontane parenti”.

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Cosa le rimane di questa esperienza?  

“Mi rimane soprattutto il fatto di restituire un Ordine che ha ritrovato una base comune. 

Custodirò alcuni segni, più che le parole. Domenica sera mi è stata consegnata da Giuseppe Sorbera la targa per i miei 40 anni di professione. 

Non è stata una celebrazione personale ma un’immagine di continuità istituzionale e la dimostrazione che l’Ordine e ciò resta, come ente esponenziale rispetto a tutti coloro che ne fanno parte”.

Ringraziamenti finali?  

“Ringrazio chi ha creduto nel mio progetto di ricomposizione: i membri degli organi dell’Ordine, chi ha lavorato nelle commissioni, il collegio dei revisori, il CPO e il personale. 

Ringrazio anche la mia famiglia, il cui sostegno, in questo percorso, non è mai mancato: avere accanto la mia compagna Debora e le mie due figlie, Serena e Chiara, ha rappresentato il risultato del difficile  bilanciamento tra la vita personale e familiare e quella professionale, sfida che ogni libero professionista, soprattutto le colleghe donne, sperimenta con fatica ogni giorno”. 

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