TIVOLI – “Mia figlia disabile ancora vuole bene a chi l’ha bullizzata”

Intervista a Sabrina, la 52enne mamma della 16enne studentessa del Convitto finita nel mirino di 4 compagni di classe

“Cosa ci ha maggiormente feriti in questa storia?

Innanzitutto scoprire che mia figlia è stata fotografata, derisa e umiliata su gruppi classe.

Poi il silenzio e l’indifferenza iniziali. 

E come il Convitto ha gestito l’accaduto”.

A parlare così al quotidiano on line Tiburno.Tv è Sabrina, 53 anni, mamma di Alessandra (il nome è di fantasia, ndr), la 16enne portatrice di handicap alunna del Convitto nazionale “Amedeo di Savoia Duca d’Aosta” di Tivoli finita nel mirino di 4 bulli insieme ad un altro compagno di classe anche lui disabile (CLICCA E LEGGI L’ARTICOLO DI TIBURNO).

 Martedì 16 dicembre la donna è stata la prima a denunciare il caso al Commissariato di Tivoli e il suo stesso esempio è stato seguito mercoledì 17 dicembre dal papà dello studente disabile fotografato sul water nel bagno del Convitto.

Nella denuncia la mamma ha raccontato il dramma vissuto lunedì 15 dicembre, quando è stata convocata a scuola per essere informata della vicenda, ma subito dopo allontanata dai carabinieri allertati dalla Rettrice del Convitto.

Sabrina ha accettato di aprire il cuore con Tiburno.Tv, di confidare lo stato d’animo suo e della figlia, di lanciare comunque un messaggio di speranza nonostante il dramma vissuto, nonostante i commenti feroci sotto le immagini della studentessa ripresa in palestra: “guardate come corre la mongoloide”.

Come sta sua figlia?

“Sta bene, perché è una ragazza che con le sue difficoltà ha soltanto percepito l’accaduto, non ne ha compreso fortunatamente la gravità.

Lo abbiamo percepito in famiglia.

L’unica nota negativa è quando la dirigente scolastica ci ha mostrato due, tre di quelle foto, scattate di nascosto senza che lei se ne rendesse conto, mia figlia le ha prese in mano e si è urtata perché era in un contesto che lei non voleva che ci fosse”.

Come ha reagito Alessandra?

“Come fa sempre, ha reagito con il cuore. 

Nonostante tutto, continua a sorridere e a cercare il contatto con gli altri, anche con chi l’ha ferita e umiliata. 

Fortunatamente è allegra e pimpante come sempre, pensi che dopo aver sgridato due dei 4 autori degli atti di bullismo, si è avvicinata ad uno di essi e lo ha abbracciato.

Questo ci insegna ancora una volta quanto sia speciale”.  

Voi genitori come state vivendo questa situazione?

“Siamo addolorati, amareggiati e molto delusi. 

Ma anche determinati a fare in modo che episodi del genere non accadano mai più, né a nostra figlia né ad altri ragazzi.  

Io sono una che lotta per questo, mi sono sentita sconfitta: tutto quello che ho fatto e che facciamo ogni giorno, io, mio marito, l’associazione che ci appoggia, è servito a poco o a niente.

Se ancora nel 2025 ragazzi di 16 anni si devono divertire scrivendo frasi stupide su ragazzi fragili e che non possono difendersi, significa che abbiamo fatto veramente poco, noi come comunità, noi come genitori, noi come scuola, noi come tutto.

Questo mi ferisce.

L’unico lato positivo è che non vedo la sofferenza di mia figlia e quindi può continuare ad andare a scuola. 

Certo io scrivo continuamente chiedendo se c’è la copertura alle assistenti e alle insegnanti perché altrimenti non ce la mando, ho perso la fiducia nella scuola dove la mandavo con tranquillità.

L’anno scorso non ho mai scritto o telefonato per sapere se c’era la copertura degli assistenti, ma adesso è tutto diverso: se io so che Alessandra resta da sola con i professori o da sola con l’educatore non la lascio”.

Da quanto emerso finora, gli atti di bullismo risalirebbero ai mesi di ottobre e novembre: come è emerso il caso?

“Una mamma di un alunno del primo anno di superiori ha notato delle foto sul cellulare del figlio che giravano sulla chat della classe. 

Il ragazzo le ha spiega che erano 4 studenti di un’altra classe che prendevano in giro sulla chat mia figlia e il compagno anche lui disabile.

Dopo qualche giorno la signora è andata al Convitto e ha denunciato l’accaduto verbalmente ad un professore di Italiano, raccontando che anche il figlio subisce atti di bullismo forse meno gravi.

A quel punto il docente è andato in classe di mia figlia e ha riferito all’insegnante di sostegno quanto stava accadendo.

Fortunatamente le insegnanti sono riuscite a fare un’indagine interna  ascoltando un alunno di cui potevano fidarsi, gli hanno chiesto di aprire la chat e hanno fatto degli screenshot sulle fotografie, i video e i commenti cattivi”.

Se i 4 compagni di classe hanno commesso atti di bullismo coi cellulari, secondo lei qualcosa non ha funzionato?

“Sicuramente qualcosa non ha funzionato.

Il giorno in cui io e la mamma dell’altro alunno disabile bullizzato siamo state convocate al Convitto, sarebbe cambiato tanto se soltanto la Rettrice ci avesse detto: “Signore, scusateci per quanto è accaduto. Mi assumo le responsabilità in quanto dirigente, cosa possiamo fare insieme?”.

Invece ci ha risposto di aver attivato il protocollo, di aver chiamato la Polizia quando lo ha saputo, ma se intende accusare i professori, io non ci sto.

L’insegnante di sostegno di mia figlia è fantastica, l’assistente è fantastica. 

Tutto il resto ha fatto acqua.

Non voglio assolutamente accusare i professori, ma la Dirigente deve assumersi le sue responsabilità.

Non capisco come ad una persona che ricopre il suo ruolo sia venuto in mente di chiamare i carabinieri per cacciarmi da scuola.

Se si fosse comportata in maniera diversa io non avrei denunciato, forse è mancata un po’ di umanità di mettersi nei panni di una mamma che viene informata degli atti di bullismo subiti dalla figlia.

E’ logico che io come mamma reagisca in un certo modo, preoccupata che mia figlia possa essere stata fotografata o addirittura toccata in bagno”.

Ha parlato di umanità: le famiglie dei 4 compagni di classe autori degli atti di bullismo come hanno reagito?

“Io sono stata contattata soltanto da una famiglia, sia dal papà che dalla mamma del ragazzo”.

Come è andata?

“Quando ho saputo della vicenda ho scritto un messaggio sulla chat WhatsApp del gruppo classe di mia figlia.

Poco dopo il papà del ragazzo mi ha inviato un messaggio in privato, chiedendomi la possibilità di telefonare per scusarsi con me e con mio marito.

Ci ha chiamati, si è scusato dicendo di non sapere cosa è successo al figlio e ammettendo che sicuramente c’è stata una mancanza da parte sua e della mamma.

Anche la mamma ci ha telefonato chiedendoci di incontrarci e ci ha inviato una lettera del figlio”.

Possiamo sapere cosa ha scritto?

“In sostanza ha scritto che mia figlia lo vede ancora con gli occhi buoni, mentre lui vorrebbe che lei capisse bene la cattiveria subita: in questo modo lei lo guarderebbe con gli occhi giusti e potrebbe perdonarlo.

Parole di un ragazzo di 16 anni che mi hanno colpito, per questo ho deciso di rispondergli”.

Lei cosa gli ha scritto?

“Testuale: 

“Ti ringrazio per il tuo messaggio. Le tue parole mostrano un primo passo importante: riconoscere l’errore, prendersi la responsabilità e voler cambiare. 

Questo è ciò che fa la differenza in una persona.  

Quello che è accaduto ha offeso mia figlia e ferito molto me e la mia famiglia. 

Non è facile dimenticare, e non è giusto far finta di niente, perché episodi del genere non devono accadere più a nessun ragazzo.

Alessandra, con tutta la sua dolcezza, la sua autenticità e la sua unicità, è un dono per chi ha la fortuna di conoscerla davvero.  

Avere nella vostra classe ragazzi come lei non è un limite, è un’opportunità, e per te e i tuoi compagni l’occasione per imparare ogni giorno il valore dell’empatia, del rispetto, della diversità.

Mi auguro che da questo episodio possa nascere qualcosa di buono, una maggiore consapevolezza, un cambiamento vero, e magari anche un legame nuovo, più maturo e sincero.  

Perché i ragazzi come mia figlia non hanno bisogno di essere compatiti ma riconosciuti e accolti per le splendide persona che sono.

Il mio augurio è che tu continui questo percorso, non solo per mia figlia ma per diventare una persona migliore con tutti. 

Io e mio marito apprezziamo questa tua lettera, perché la consapevolezza è il primo passo per un cambiamento.

Ti auguro il meglio, davvero” 

Le altre tre famiglie non le ho proprio sentite”.

Cosa vi aspettate dai genitori degli altri 3 ragazzi?

“Come ho già scritto sul messaggio girato nel gruppo dei genitori della classe, ci aspettiamo che riflettano insieme ai loro figli su quanto accaduto e non minimizzino. 

La responsabilità educativa è anche loro: il rispetto si insegna in primis in famiglia.

Ci aspettiamo che lavorino sui figli, che parlino coi figli”.

Cosa vi aspettate dalle indagini della Polizia?

“La verità e la chiarezza.

Più di qualche mamma mi ha scritto dicendo che anche i loro figli sono stati vittime di bullismo al Convitto: quindi ce ne sono tanti, in passato e attualmente”.

Quale è il discrimine tra ragazzata e bullismo?

“La ragazzata è un episodio isolato e spiacevole di cui ci si rende conto, per cui si ammette l’errore, si decide di lavorarci sopra, e non si persiste.

Il bullismo è accanirsi su una o più persone e farlo di continuo: esattamente quello che è stato fatto a mia figlia e al compagno di classe.

Però io penso che da questa situazione si possa migliorare, tutta la classe potrebbe trarne giovamento, se a scuola si saprà lavorare insieme.

Continuo a dire che se la scuola ci lavora bene sopra questi ragazzi si possono recuperare: ancora c’è tanto da fare, l’importante è appoggiarsi ad associazioni specializzate con progetti ad hoc.

Se su 4 ragazzi ne recuperiamo almeno uno per me è tanto, per me è tanto”.

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