GUIDONIA – Tangenti sugli appalti dell’Aeronautica, tre condannati a risarcire

Un ufficiale e due civili devono restituire all'Arma azzurra un milione e mezzo di euro. Nel 2015 furono arrestati dal Capitano Ultimo: su ogni lavoro "stecca" tra il 5 e il 10%, compresi quelli all’aeroporto “Barbieri” e al Distaccamento di Bagni

Una palazzina da riqualificare e un impianto da mettere a norma nell’aeroporto di Guidonia, oltre a una ristrutturazione nel distaccamento di Bagni di Tivoli. Appalti assegnati dietro il pagamento di tangenti oscillanti tra il 5 e il 10%, come altre 9 gare, tutte truccate con un sistema collaudato da parte di tre persone tra ufficiali e dipendenti civili dell’Aeronautica Militare Italiana che nel tempo si sarebbero arricchiti.

Oggi lo Stato rivuole indietro un milione e 146 mila 327 euro. Così ha stabilito la Corte dei Conti che con la sentenza numero 589 dello scorso mercoledì 9 novembre ha condannato i tre a risarcire il danno erariale stratosferico. L’importo più alto è quello attribuito a Fabrizio C., ex dipendente civile del Ministero della Difesa, già licenziato e condannato ad una pena di cinque anni e quattro mesi: dovrà versare 573.163,90 euro in favore dell’Arma azzurra. A seguire Gianpaolo M., tenente colonnello in servizio presso l’Ufficio Infrastrutture ed impianti del 2/o Reparto Genio Aeronautica militare, che dovrà risarcire 458 mila e 531 euro: l’ufficiale era già stato condannato in sede penale a sette anni e tre mesi di carcere. Il terzo della banda era Stefano P., dipendente civile del Ministero della Difesa in servizio presso la base dell’Aeronautica Militare di Pratica di Mare che dovrà risarcire 114 mila e 632 euro: anche lui era stato condannato ad un anno e otto mesi di reclusione.

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Il caso venne scoperchiato a dicembre 2015 dal blitz dei Carabinieri del N.O.E. (Nucleo operativo ecologico) comandati dal capitano Sergio de Caprio, noto come “Capitano Ultimo” già famoso per aver arrestato Totò Riina. Mesi di intercettazioni culminarono con l’arresto di nove persone piu altrettanti indagati per aver riscosso tangenti dagli imprenditori per l’aggiudicazione di 12 appalti per un valore complessivo di oltre nove milioni di euro. Il sistema per entrare, ma soprattutto per uscire dalla base militare di Ciampino era ingegnoso.

I carabinieri, attraverso intercettazioni telefoniche e ambientali, accertarono che Fabrizio C. si introduceva più volte all’interno degli uffici militari preposti alle gare d’appalto, dove le buste contenenti le offerte avanzate dalle imprese erano conservate all’interno della cassaforte. Le buste furono manomesse con la compiacenza di altri dipendenti dell’Arma. Le basi interessate dagli appalti truccati furono quelle di Capodichino, Centocelle, Pratica di Mare, Vigna di Valle, Guidonia e Bagni di Tivoli. Stando sempre all’esito dell’inchiesta del capitano “Ultimo” in un’occasione Fabrizio C. sarebbe addirittura arrivato a nascondersi nel bagagliaio dell’auto del tenente colonnello Gianpaolo M. per eludere i controlli dei militari in servizio di guardia. Tra le varie gare incriminate gli inquirenti ricordano quella bandita per l’aeroporto di Capodichino in cui il titolare di una società edile, è stato contattato da Fabrizio C. per la necessità di modificare la sua offerta, così da renderla più competitiva rispetto alle altre.

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Pare che Fabrizio C., “ricorrendo ad un linguaggio fatto di allusioni e di parole in codice, comunicò all’imprenditore di non poter vendere la ‘macchina’ a meno di ‘trentacinquemila euro virgola quattro quattro quattro quattro’. La circostanza che l’imprenditore si sia aggiudicato quella gara proprio con la percentuale di ribasso menzionata da Fabrizio C. incastrò il dipendente. (Em. Lan.)

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