Si era appropriato indebitamente di una partita di droga e per questo vollero dargli “una lezione”.
Lo sequestrarono conducendolo in un bosco, picchiandolo selvaggiamente e sparando due colpi di pistola per convincere lui e il padre a saldare il debito consegnando 20 mila euro, il corrispettivo per la sostanza stupefacente sottratta.
Quell’atto criminale accaduto a Tivoli nel 2023 non fu un sequestro di persona a scopo di estorsione.
Lo ha stabilito oggi, lunedì 9 marzo, il Giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Roma Francesco Patrone che ha riconosciuto i tre imputati colpevoli di sequestro semplice e di tentata estorsione.
Così nel processo col rito abbreviato il Gup ha condannato a 6 anni di reclusione Marco C., un 34enne di Tivoli considerato il capo del gruppo, composto anche da Pietro M. di 23 anni, e Vittorio V., di 55, condannati entrambi ad una pena di 3 anni e 8 mesi di reclusione.
Oggi il Giudice ha dunque rigettato le richieste della pubblico ministero Maria Teresa Gerace di condanna per il presunto capo a 20 anni – già ridotti di un terzo, ndr – di carcere e a 12 anni di galera per i presunti gregari.
I tre vennero arrestati a luglio del 2024 dai Carabinieri di Subiaco, su delega della Procura della Repubblica di Roma – Direzione Distrettuale Antimafia, per sequestro di persona a scopo di estorsione, lesioni personali aggravate e porto abusivo di arma da fuoco.
Il provvedimento fu emesso dal GIP del Tribunale di Roma (competente per il reato di sequestro di persona a scopo di estorsione) su richiesta della DDA della Procura della Repubblica di Roma.
In realtà le indagini inizialmente furono dirette dalla Procura di Tivoli, a parere della quale si trattava di un regolamento di conti tra spacciatori di droga, tant’è che i reati ipotizzati erano quello di sequestro semplice e di tentata estorsione.
Successivamente il Tribunale per il Riesame di Roma sostenne che si trattava di sequestro di persona a scopo di estorsione quindi la competenza passò alla Dda di Roma.
Gli inquirenti accertarono che la vicenda era maturata nel mondo dello spaccio di sostanze stupefacenti.
Un 25enne tiburtino con precedenti era accusato dai tre di aver fatto sparire due chilogrammi di hashish, per questo il 20 febbraio 2023 il commando lo bloccò in strada a Tivoli trascinandolo a bordo di una Fiat Panda fino al bosco di Canterano, dove venne picchiato con pugni e gomitate, con un piccone di ferro e con un bastone di legno.
Infine venne minacciato con una pistola, costretto a telefonare al padre per richiedergli la somma di 20 mila euro come presso della sua liberazione.
E per essere più convincenti i tre esplosero anche un paio di colpi di pistola durante la conversazione telefonica col padre del pusher infedele sequestrato.
Fatto sta che in un momento di distrazione dei tre, la vittima riuscì a fuggire e a chiedere aiuto al “112”.
I Carabinieri di Subiaco, giunti su posto, dopo le prime cure da parte del personale del 118 alla vittima, riuscirono a raccogliere i primi elementi utili che una volta sviluppati hanno poi consentito di ottenere i gravi indizi di colpevolezza a carico dei 3 uomini, anche grazie al prezioso ausilio delle sezioni informatica, biologia, impronte, balistica, chimica, fonica e audiovisiva del R.I.S. Carabinieri di Roma.
Nel corso delle fasi esecutive dell’ordinanza, durante una perquisizione a casa di uno dei tre indagati
Quando scattò l’operazione, casa di uno dei tre i Carabinieri trovarono mezzo chilo di hashish, 41 grammi di marijuana, sostanza da taglio e materiale per il confezionamento delle dosi nonché denaro contante per un ammontare di 1500 euro circa.
“Il sequestro di persona semplice prevede una pena minima di 6 mesi, nel caso di sequestro di persona a scopo di estorsione la pena non può essere inferiore a 25 anni – premette l’avvocato Pietro Nicotera, difensore di Marco C. – Ho sempre sostenuto che aveva ragione la Procura di Tivoli e oggi il giudice ha confermato la mia tesi”.





























