Alla Polizia raccontò di essere stato minacciato con un coltello da un cliente che pretendeva una birra gratis.
Ma in aula davanti ai magistrati il barista ha negato tutto, per questo il presunto aggressore è stato scagionato mentre la presunta vittima ora rischia il processo.
E’ quanto stabilito ieri, mercoledì 11 marzo, dal Tribunale di Tivoli.
Il Collegio presieduto da Laura Di Girolamo – a latere i giudici Sergio Umbriano e Matteo Petrolati – ha infatti assolto perché il fatto non sussiste dall’accusa di rapina G. D., 69enne pregiudicato italiano di Villa Adriana, dichiarando di non doversi procedere nei suoi confronti per minacce e porto abusivo di armi per intervenuta estinzione dei reati.
Il fatto era accaduto il 9 maggio 2016 in un bar di Villa Adriana, all’epoca gestito da un 39enne e dalla moglie 43enne, abitualmente frequentato da G. D.
Pare che il titolare del locale abbia allontanato il pregiudicato, il quale poco dopo sarebbe tornato su tutte le furie.
Il barista raccontò alla Polizia che G. D. gli avrebbe puntato un coltello minacciandolo con la frase “… dammi una birra pezzo di merda … infame tua moglie è una tr..a”, e apostrofando alla donna “… stronza put… a … ti ammazzo”.
A quel punto, si sarebbe fatto consegnare un birra senza pagare, in parte consumata e in parte rovesciata sul bancone del bar.
Non contento, uscito dal bar G. D. avrebbe minacciato anche un 70enne italiano cliente del locale: “… stai attento … che ammazzo pure a te!”.
Così il titolare si recò in Commissariato e querelò il pregiudicato, ma l’indomani tornò per chiedere ai poliziotti di ritirare la denuncia.
Tuttavia a ottobre del 2017 G. D., difeso dall’avvocato Andrea Alessandrini di Tivoli, finì sotto processo.
Nel corso degli anni il barista ha sempre disertato le udienze alle quali era stato convocato per deporre, inviando puntualmente un certificato medico per attestare la sua indisponibilità.
Almeno fino a febbraio, quando la Presidente Laura Di Girolamo ha incaricato i carabinieri di prelevarlo presso la sua abitazione e di accompagnarlo in maniera coatta in Tribunale.
In aula il 39enne barista ha negato di aver visto il coltello e ha sostenuto che G. D. aveva in mano un porta occhiali per cui aveva pensato che fosse un’arma bianca.
Per questo è stata la stessa Procura di Tivoli a chiedere l’assoluzione dell’imputato.
Per il barista ora iniziano i guai: ieri il Tribunale ha infatti disposto la trasmissione degli atti in Procura per valutare se con le sue dichiarazioni abbia reso falsa testimonianza e calunniato il pregiudicato di Villa Adriana.
Le motivazioni della sentenza saranno depositate tra 90 giorni.





























