Guidonia – Esclusa dalla graduatoria per avere la casa popolare Cinzia si taglia i polsi

Tenta il suicidio in comune davanti all’impiegato dell’ufficio casa, Cinzia Vispi, 51 anni, residente a Setteville dal 1995, ha saputo di essere stata esclusa per l’ennesima volta dalla graduatoria definitiva per l’assegnazione degli alloggi comunali, ed ha perso la testa. 
Cinzia, una vita sull’ottovolante: su fino alle stelle poi nella polvere,  e più di una volta. Una giovinezza entusiamante tra passerelle di moda e sale di incisione, poi caduto il sipario, tutti i mestieri fino alla malattia.

Oggi Cinzia è invalida, disoccupata, madre single con una figlia minorenne a carico,
con uno sfratto imminente e nessun sussidio al di là della pensione.  

Così martedì 5 giugno alle 9 si è recata all’ufficio casa di Piazza Matteotti chiedendo spiegazioni, ma quando le è stato risposto che non c’era nessuno a poterla ricevere, ha tirato fuori un taglierino e proprio davanti ai funzionari comunali si è ferita il polso sinistro.
È stato subito panico. Le persone presenti hanno allertato 118 e Carabinieri, i sanitari sono arrivati dopo un’ora e l’hanno medicata. Subito dopo i militari che hanno riportato alla calma la signora, senza conseguenze. Fortunatamente in quel momento è arrivato anche l’assessore alle politiche sociali Marco Berlettano, che ha ricevuto la Vispi tranquillizzandola. “Ha ricontrollato la graduatoria – racconta Cinzia – e mi ha detto che ci sono, ho sei punti e dovrò aspettare l’assegnazione della casa nel prossimo novembre”.

 

Cinzia, ma perché l’ha fatto?
“Volevo che mi dessero retta. Ero già stata lì il giorno precedente e mi avevano rispedita a casa dicendo di tornare l’indomani. Un altro “no” non lo sopportavo, così ho compiuto un gesto eclatante”.

 

Voleva farsi davvero del male?
“Non volevo certo ammazzarmi, ma spaventarli e farmi ascoltare. Io ho bisogno della casa”.

 

Perché?
“Sono invalida, nel 2007 mi hanno amputato quasi completamente entrambe le mani in seguito all’aggravarsi del Morbo di Burger, una malattia ereditaria che colpisce le estremità del corpo impedendo il corretto afflusso di sangue. Vivo con una pensione di 770 euro, insieme a mia madre Silvana di 74 anni che ne percepisce 600 e a mia figlia sedicenne”.

 

Che spese sostiene ogni mese?
“L’affitto di 450 euro, il condominio di 126 e poi le bollette: circa 45 euro al mese per il gas, 200 ogni tre mesi per la luce, poi il mangiare. E fino all’anno scorso dovevo pagare la scuola a mia figlia, fortunatamente adesso va alla scuola acconciatori a Villa Adriana, sovvenzionata dalla Regione. Oggi è il 7, ho preso la pensione l’1 e sono già rimasta con 50 euro. Per concludere, la padrona di casa mi ha comunicato pochi giorni fa che entro un anno devo lasciare la casa perché vuole darla ai figli”.

Ci racconti la sua storia.

“Sono nata a Roma, infanzia e adolescenza le ho trascorse dalle parti di San Pietro. Da ragazza ero bellissima, tanto che a 17 anni conobbi la stilista Marta Marzotto e feci per dieci anni l’indossatrice dei suoi abiti. Nel frattempo ho studiato canto lirico, sono diventata un’artista molto nota al tempo e con un gruppo di amici ho inciso un album nel 1988, genere funky italiano, intitolato Aria Nova”.

 

Insomma, ha un passato  da star
“A vent’anni ho fatto i fotoromanzi, ma per poco tempo perchè non hanno voluto farmi un contratto regolare ed io già lavoravo per la moda. Per nomi della moda milanese, per Polidori Pellicce ed altri. Ma soprattutto mi piaceva cantare, ho conosciuto e lavorato con Pupo. Mi sono divertita, avevo i soldi e ho viaggiato moltissimo. Caraibi, Russia, Romania, Kenya, nemmeno me li ricordo tutti i posti dove sono andata. Ho frequentato la televisione e conosciuto personaggi come Fausto Leali, Mogol, Toto Cutugno. Finché un giorno è capitata una tragedia”.

 

Ovvero?
“Era il 10 maggio 1988, l’anno del primo e unico album inciso. Guidavo la mia Jaguar nuova, con me c’era l’amica e collega Rosvita. È scoppiata una gomma, siamo finite in un burrone e lei è morta sul colpo. Chi mi aveva venduto l’auto non mi disse che le ruote erano rivestite perché vecchie, ma la colpa me la volli prendere pur di risarcire la famiglia di Rosvita. Omicidio colposo”.

 

E’ sposata?
“Lo ero, abbiamo divorziato pochi mesi dopo la nascita del mio primogenito, ventisette anni fa. Un matrimonio durato pochissimo, solo tre anni.
Ho avuto un altro compagno, col quale ho concepito la seconda. Adesso sono sola e nessuno dei due contribuisce economicamente alle spese”.

 

Cinzia, che rapporto ha con la vita?
“Nonostante le difficoltà e l’invalidità, sono una persona ottimista. Ho visto la morte in faccia, do un grandissimo valore alla vita. Spero sempre nel bene, non mi abbatto”.

(Va. Va.)

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