TIVOLI – Militari arrestati per una “bustarella” di 400 euro, ma erano innocenti

Nel 2013 tre marescialli del Centro Militare di Equitazione dell’Esercito Italiano di Montelibretti furono accusati di concussione da un imprenditore edile. Dopo 9 anni la sentenza di assoluzione

All’epoca la vicenda fece scandalo e scalpore all’interno della caserma e fuori. Tre sottufficiali dell’Esercito Italiano arrestati con l’accusa di aver intascato una “bustarella” da 400 euro versata da un imprenditore in cambio del pagamento puntuale delle fatture per i lavori eseguiti. Un’accusa che a distanza di nove anni si è rivelata infondata.

Così giovedì 17 febbraio il Tribunale di Tivoli ha assolto perché il fatto non sussiste tre marescialli in servizio presso il Centro Militare di Equitazione di Montelibretti. Il Collegio presieduto da Nicola Di Grazia – a latere i giudici Emanuela Maria Francini e Sergio Umbriano – ha respinto la richiesta di condanna a 4 anni di reclusione formulata dalla Procura e dichiarato innocenti con formula piena Fabio C., 52enne di Palombara Sabina, Nicola M., coetaneo di Monterotondo, e Daniele G., 53enne di Fara Sabina.

Centro Militare di Equitazione

Si è concluso così un procedimento penale iniziato nel 2013, quando l’allora Giudice per le indagini preliminari Alberto Michele Cisterna emise un provvedimento di custodia cautelare ai domiciliari nei confronti dei tre sottufficiali per concussione. Ad accusarli era stato un imprenditore “di casa” all’interno del Centro Militare di Equitazione di Montelibretti che negli anni aveva ottenuto vari appalti per lavori edili. Stando a quanto denunciato ai carabinieri, i tre marescialli lo avrebbero costretto a pagare una tangente di 400 euro affinché non fossero ritardati i pagamenti relativi ad un appalto per la ristrutturazione degli interni del Comando.

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Eseguiti gli arresti dopo tre mesi di intercettazioni telefoniche, per i tre iniziò un incubo giudiziario e disciplinare: un mese ai domiciliari, il successivo trasferimento presso altri presidi militari, il demansionamento, il processo durato 9 anni. In aula Fabio C., Nicola M. e Daniele G. si sono difesi con le unghie e con i denti, assistiti rispettivamente dagli avvocati Cristian Cerquatti e Claudio Bernasconi di Palombara Sabina il primo, da Ombretta Pellegrini di Roma il secondo, da Angelo D’Ambrogio di Fara Sabina il terzo.

Durante il dibattimento è emerso che i tre erano semplici marescialli in servizio tra l’Ufficio Segreteria e l’Ufficio Acquisti del Minuto Mantenimento, reparti ben diversi dall’Ufficio Appalti per l’aggiudicazione, l’Ufficio Amministrazione per il pagamento delle fatture e dall’Ufficio Controllo sui lavori, ciascuno di essi coordinato da un dirigente.

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“L’istruttoria dibattimentale ha consentito di chiarire i contorni della vicenda e dimostrare l’insussistenza dell’impianto accusatorio a carico del mio assistito – commenta l’avvocato Cerquatti, difensore di Fabio C. insieme al collega Bernasconi – Nel frattempo al mio assistito è stata stravolta la vita e soltanto dopo 9 anni è stata ristabilita la Verità”.

“Un processo caratterizzato da carenza investigativa – dichiara l’avvocato D’Ambrogio – Pur volendo, i tre imputati non avrebbero potuto in alcun modo influire sulla gestione degli appalti all’interno del Centro militare. Valuteremo le azioni da intraprendere per l’ingiusta detenzione, seppur cautelare, l’ingiusto processo e soprattutto le nefaste conseguenze subìte nell’ambito lavorativo”.

Le motivazioni della sentenza saranno pubblicate tra 90 giorni.

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