Sesso in carcere, 28 milioni di euro per la privacy dei detenuti

Proposta hot del Governo: una legge sulle relazioni affettive dei sottoposti al carcere duro. La Polizia Penitenziaria: “Non siamo i guardoni di Stato”

Sesso in carcere per i detenuti: è l’ultima proposta del Governo Draghi. Così i ministri della Giustizia Marta Cartabia e dell’Economia Daniele Franco hanno approvato lo stanziamento di 28,3 milioni di euro per la nuova legge sulle “relazioni affettive dei detenuti” che verrà sottoposta al vaglio della Commissione giustizia del Senato.

L’obiettivo è riservare all’interno delle carceri alcune stanze per consentire ai detenuti in regime di carcerazione duro – che quindi non possano godere di permessi premio – di fare sesso con le persone esterne, moglie, fidanzata, amante o partner occasionale.

Per garantire ai detenuti il rispetto della privacy, il Governo intende realizzare entro fine anno le cosiddette “casette dell’amore” attraverso l’acquisto di prefabbricati tipo quelli per i terremotati oppure ristrutturando alcuni fabbricati esistenti per trasformarli in appartamento.

Contro tale ipotesi si è schierato il Sappe, Sindacato Autonomo della Polizia Penitenziaria.

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Gli agenti di polizia penitenziaria non sono dei guardoni di Stato. Meglio i permessi premio“, ha detto in una nota il segretario del Sappe Donato Capece. “Ciclicamente, viene fuori la proposta di destinare stanze o celle in carcere per favorire il sesso ai detenuti.

Noi ribadiamo quel che diciamo da tempo, con fermezza ed altrettanta chiarezza: per il SAPPE, i nostri penitenziari devono assicurare il mandato costituzionale dell’esecuzione della pena e i nostri Agenti di Polizia Penitenziaria non devono diventare guardoni di Stato! – scrive Capece nella nota – Il sesso in carcere è una proposta inutile e demagogica, che offende anche chi ha subìto un reato anche molto grave.

Si ricorra, piuttosto, alla concessione di permessi premio a quei detenuti che in carcere si comportano bene, che non si rendono cioè protagonisti di eventi critici e che durante la detenzione lavorano e seguano percorsi concreti di rieducazione. E allora, una volta fuori, potranno esprimere l’affettività come meglio credono”.

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Altri sono gli interventi urgenti per fronteggiare la costante situazione di tensione che si vive nelle carceri italiane – prosegue Capece – Nel 2021 abbiamo contato nelle carceri italiane 11.295 atti di autolesionismo, 1.669 tentati suicidi sventati in tempo dalla Polizia Penitenziaria, 8.063 colluttazioni, 1.087 ferimenti: numeri altissimi, i più alti degli ultimi vent’anni.

E sorveglianza dinamica e regime penitenziario aperto sono stati concausa di questo pazzesco numero di eventi critici, questa folle spirale di tensione e violenza che ogni giorno coinvolge, loro malgrado, appartenenti al Corpo di Polizia Penitenziaria nelle carceri italiane, per adulti e minori.

Sospendiamo allora vigilanza dinamica e regime aperto se i detenuti non lavorano, non studiano o non sono impegnati in altre attività”.

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