MARCELLINA – Coltiva 5 piante nell’orto, ma non spaccia: assolto “nonno erba”

Scagionato con formula piena il 70enne incensurato arrestato dai carabinieri il 7 settembre. La Procura aveva chiesto una condanna di 16 mesi

Assolto perché il fatto non sussiste. Si è concluso così al Tribunale di Tivoli il processo a carico del 70enne incensurato di Marcellina, ex impiegato della Pubblica Amministrazione, arrestato il 7 settembre scorso dai carabinieri per detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti (LEGGI L’ARTICOLO).

Ieri, mercoledì 21 settembre, il giudice monocratico Cristina Mazzuoccolo ha emesso la sentenza assolutoria, le cui motivazioni saranno pubblicate fra 30 giorni.

La Procura aveva chiesto una condanna ad un anno e 4 mesi di reclusione.

Il pensionato era stato arrestato perché nell’orto coltivato a broccoli e alberi di ulivo faceva crescere anche 4 piante rigogliose e una più piccola di marijuana. I militari dell’Arma si erano attivati a seguito di una segnalazione anonima che aveva indicato la presenza delle piante di “erba” nel terreno di circa 1.500 metri quadri nelle campagne di Marcellina, dove l’uomo da quando è in pensione si dedica alla coltura e all’allevamento di pecore e maiali.

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Durante l’udienza di ieri i legali del 70enne, gli avvocati Sebastiano Briganti di Tivoli Terme e Fabrizio Penna di Guidonia, hanno evidenziato innanzitutto la modica quantità di sostanza stupefacente rinvenuta, ma soprattutto il mancato rinvenimento da parte dei carabinieri del minimo indizio di un’attività illecita di spaccio di droga da parte del pensionato.

I difensori hanno inoltre ribadito l’attuale status di coltivatore del 70enne che l’8 settembre – in sede di convalida dell’arresto in Tribunale – davanti al giudice aveva raccontato di aver trovato le piante rinsecchite all’interno di 4 piccoli vasi nei pressi di un fontanile mentre raccoglieva erba depurativa per i suoi animali.

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Inoltre l’ex impiegato aveva riferito di aver scoperto soltanto recentemente in tv la natura delle piante, quando cioè, una volta annaffiate e curate, erano cresciute rigogliose. Per questo si sarebbe prefisso l’obiettivo di recidere le piante al momento della fioritura per darle in pasto al bestiame, se non fossero arrivati i carabinieri.

Dichiarazioni considerate evidentemente credibili che, all’esito dell’interrogatorio, avevano convinto i magistrati a lasciarlo in libertà.

Ora la Legge lo ha anche riconosciuto innocente.

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