In aula la vittima ha raccontato che da quando la madre lo aveva lasciato, lui sarebbe andato avanti tra alcol e psicofarmaci.
Ma anziché prendersi cura di lei e della sorellina, avrebbe abusato sessualmente della figlia più grande di appena 14 anni.
Per questo ieri, mercoledì 15 aprile, il Tribunale di Tivoli ha condannato in primo grado un 63enne italiano alla pena di 6 anni e 6 mesi di reclusione per duplice violenza sessuale su minore.
Il Collegio presieduto da Laura Di Girolamo – a latere i giudici Barbara Auriemma e Matteo Petrolati – ha condiviso la ricostruzione della Procura di Tivoli condannando l’imputato alle pene accessorie della perdita della responsabilità genitoriale, dell’interdizione perpetua dai pubblici uffici e dell’interdizione perpetua da qualsiasi ufficio attinente alla tutela, alla curatela e all’amministrazione di sostegno, dichiarandolo inoltre decaduto dal diritto agli alimenti e dalla successione della persona offesa.
Secondo la ricostruzione dei magistrati, le violenze sessuali sarebbero state consumate a luglio del 2015 e a settembre del 2015 a Sacrofano, dove l’uomo abitava insieme alle due figlie dopo che la moglie lo aveva lasciato trasferendosi fuori Regione.
A denunciare i fatti fu la stessa vittima che dopo la seconda violenza sessuale fuggì di casa, raggiunse Roma, chiese aiuto alla mamma e insieme alla donna si presentò presso la caserma dei carabinieri Gianicolense.
Ai militari raccontò che una mattina presto di luglio 2015 il padre le si avvicinò mentre dormiva nel letto matrimoniale insieme alla sorellina, le sfilò prima i pantaloni e poi gli slip, infine la toccò nelle parti intime.
La seconda volta, a settembre 2015, la ragazzina si sarebbe svegliata di soprassalto perché l’uomo le era sopra per toccarla ancora.
Accuse che la vittima, oggi 25enne, ha confermato davanti ai giudici nel processo in cui non si è costituita parte civile.
In aula la ragazza ha ripercorso la sua storia dolorosa con una mamma tossicodipendente che aveva lasciato lei e la sorellina piccola in balìa del padre alcolista.
A detta della vittima, il genitore non lesinava schiaffi e pugni, identificando nella 14enne la ex moglie per la marcata somiglianza.
In realtà il dramma familiare era emerso quando la vittima all’età di 12 anni tentò il suicidio e raccontò di maltrattamenti subiti per mano della mamma condannata in primo grado.
La 25enne ha inoltre spiegato i motivi dei suoi silenzi prima di abbattere il muro della paura e della vergogna.
Le motivazioni della sentenza di ieri saranno depositate tra 90 giorni.



























