Tutti dโaccordo, i ministri del lavoro e delle politiche sociali dellโUnione Europea (a parte quelli di Ungheria e Danimarca) per avviare il negoziato sul salario minimo Ue, con lโobiettivo di una equa retribuzione rispetto al lavoro svolto (che come si sa anche nel nostro paese non รจ realizzata).
La direttiva, proposta dalla Commissione Europea a fine 2020, non prevede lโobbligo di introduzione di un salario minimo per i Paesi che non ce lโhanno, tra cui lโItalia, e che utilizzano solo lo strumento dei contratti collettivi per regolare gli stipendi, visto che tale materia รจ di competenza esclusiva degli stati membri. Dunque il testo non puรฒ โobbligareโ i diversi paesi a fissare un salario minimo, ne stabilisce solo le forme, una sorta di indicazione per ottenere una retribuzione degna.
Nel testo approvato dal Consiglio Europeo si chiede ai membri dellโUnione di ottenere che almeno il 70% dei lavoratori possa essere coperto dalla โformulaโ del contratto collettivo. Il sรฌ definitivo dovrebbe arrivare entro giugno 2022. Per lโItalia, a sentire il ministro Orlando, si tratta di un argomento molto importante, anche per via della questione salariale legata alla proliferazione dei cosiddetti contratti collettivi pirata. Oggi ce ne sono 933, ovvero un + 7% rispetto a un anno fa, soprattutto nel settore privato. Contratti che rasentano lโillegalitร e spesso non garantiscono neppure i versamenti minimi dei contributi, destando allerta (e controlli) di Inps e Ispettorato del lavoro.






























