Effetti dell’obbligo vaccinale

Contrariamente alle previsioni quelli che hanno superato i cinquant’anni stanno decidendo

Sono circa 125mila gli ultra cinquantenni che con l’obbligo normativo sono andati a vaccinarsi. La settimana precedente all’entrata in vigore della legge erano appena 39mila. Ma i non vaccinati sono ancora due milioni, circa. Ebbene se continua la campagna di vaccinazione con questi dati di incremento entro un mese arriveremo a colmare questa platea di renitenti all’immunizzazione.

È chiaro in tutto questo come i numeri però non siano in grado di darci proiezioni sui comportamenti effettivi. Sappiamo dell’esistenza di un partito no vax che è irriducibile a ciascun incremento tendenziale. Anzi, probabilmente il trovarsi come componente sociologica così minoritaria rafforza i propri convincimenti. Quindi impossibile fare previsioni.

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Detto questo però sarebbe bene che ci si astenesse da considerazioni sbagliate basate sulla lettura dei numeri che non tiene conto di altri fattori della realtà. Si è detto, infatti, che l’obbligo vaccinale aveva prodotto una scarsa spinta a somministrarsi la prima dose. Niente di più sbagliato. Si sono presi infatti i dati delle vaccinazioni quando la legge non era ancora passata. Chiaro che la spinta, sinonimo di obbligatorietà, ancora non era stata data.

L’errore di valutazione è dato dalla lettura della fondazione Gimbe che oramai sui problemi della pandemia parla come se fosse l’oracolo, senza però riscontrare i successi di previsione raccontati dal mito. Però nel leggere i dati trasmessi dall’organizzazione del generale Figliuolo ha omesso di dare un raffronto coi tempi dell’ingresso negli obblighi di legge. Si è analizzata infatti la settimana che va dal 3 al 9 gennaio mentre la legge che è stata pubblicata il 7 gennaio solo a fine mese è entrata in vigore con le sanzioni.

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Se virologi non ci si improvvisa, tantomeno veggenti, lo stesso vale per la capacità di leggere la realtà che dovrebbero avere i veri cronisti.

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