MONTEROTONDO – Il carabiniere non era infedele, assolto il maresciallo

Filippo Mondello assolto perché il fatto non sussiste dall’accusa di corruzione. “Un incubo giudiziario durato due anni”

Secondo l’accusa, aiutava l’organizzazione criminale nell’attività di spaccio, informando i membri delle investigazioni in corso.

Un’accusa rivelatasi insussistente.

Per questo martedì 16 maggio la Settima Sezione Penale del Tribunale di Roma ha assolto dall’accusa di corruzione perché il fatto non sussiste Filippo Mondello, maresciallo dei carabiniere oggi in pensione e all’epoca dei fatti in servizio presso la stazione di Monterotondo.

I giudici hanno scagionato con la formula più piena prevista dal Codice di Procedura Penale il sottufficiale dell’Arma, dopo due anni trascorsi tra arresti domiciliari e aule di Giustizia affiancato dagli avvocati Giuseppe Rossodivita, Marco Di Andrea e Barbara Celestini Campanari.

L’OPERAZIONE “CLEOPATRA” DELLA DDA

Il maresciallo Filippo Mondello fu arrestato il 9 giugno 2021 nell’ambito dell’operazione “Cleopatra” dai carabinieri delle stazioni romane di Prima Porta e di Roma Cassia, assieme ai poliziotti del commissariato sezionale Roma Flaminio Nuovo.

Quella mattina gli investigatori eseguirono un’ordinanza di misura cautelare, emessa dal Giudice per le indagini preliminari su richiesta della Procura della Repubblica di Roma e della Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti di 17 persone, tra cui un altro carabiniere e un poliziotto finiti addirittura in carcere.

L’inchiesta – con un totale di 22 indagati – scoperchiò un’organizzazione criminale composta soprattutto da cittadini egiziani e dedita allo spaccio di sostanze stupefacenti nei chioschi di fiori all’ingresso del cimitero Flaminio di Roma.

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Il capo era ritenuto Hamza Soliman Moussa, col quale – secondo l’accusa – il maresciallo Filippo Mondello avrebbe avuto costanti rapporti.

LE ACCUSE AL CARABINIERE ERETINO

Il carabiniere finì nel calderone giudiziario nel periodo compreso tra giugno 2018 e giugno 2019.

In quei dodici mesi Filippo Mondello avrebbe incontrato più di una volta sia Ahmed Saleh Gaber Moussa, un membro di primo piano del clan, che Hamza Soliman Moussa, il presunto capo.

Incontri sufficienti agli investigatori della Dda per ipotizzare che Mondello fosse a libro paga degli egiziani per allertarli su eventuali attività di controllo previste e per spiccare un mandato di cattura nei suoi confronti.

“FINE DI UN INCUBO”, LO SFOGO DEL MILITARE

“Dopo quasi due anni è finalmente terminato l’incubo peggiore che possa capitare ad un servitore dello Stato.

Un’accusa infamante creata ad arte, mistificando, amplificando e travisando la verità e della quale i responsabili dovranno dare conto nelle sedi opportune, non per vendetta, ma per sete di Giustizia, perché non si può rovinare la vita di un uomo con tanta superficialità”.

Inizio così lo sfogo del Maresciallo Filippo Mondello in una nota trasmessa alla redazione del quotidiano on line Tiburno.Tv dall’avvocato Marco Di Andrea di Monterotondo.

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“Questa vicenda mi ha cambiato e stravolto la vita, dandomi delle grosse lezioni: la Famiglia è l’unica àncora di salvezza, l’unica che non ti abbandona mai! – prosegue Mondello – Mi sono trovato solo, abbandonato, deriso e con il mio nome sbattuto sui giornali incuranti di come avrebbero potuto reagire i miei figli, di cui una, all’epoca, minorenne.

Adesso mi aspetto che quei direttori, che all’epoca mi condannarono ancor prima di un Tribunale, diano risalto allo stesso modo alla mia assoluzione”.

“Alla mia Famiglia – sottolinea Filippo Mondello – va un ringraziamento dal profondo del cuore.

A quei pochi amici e colleghi che mi sono rimasti accanto dico grazie, grazie e ancora grazie, mi avete fatto comprendere che cosa significa la parola amicizia.

Ai miei legali Giuseppe Rossodivita, Marco Di Andrea e Barbara Celestini Campanari un abbraccio di vero cuore per avermi supportato ma soprattutto sopportato nelle mie angosce e paure.

Infine ringrazio l’imprenditore che, assumendomi nella sua azienda, mi ha permesso in questi due anni di continuare a vivere dignitosamente.

Adesso riprendo in mano la mia vita, deciso ad indossare nuovamente la mia uniforme che ho portato con dignità ed onore per trentasei anni”.

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