GUIDONIA – Adolescente vittima dei “maranza”, la mamma: “Vanno puniti, nessun passo indietro”

La 49enne italiana di Villalba racconta il suo caso e lancia un messaggio a chi subisce bullismo: “Denunciate”

“Mio figlio non aveva fatto niente, non aveva nulla a che fare con quelle persone, è stato aggredito senza motivo: ora è giusto che paghino, non faccio un passo indietro perché vanno puniti”.

A parlare così con la redazione del quotidiano on line Tiburno.Tv è Roberta (il nome è di fantasia, ndr), 49 anni, un’operaia italiana nata e cresciuta a Villalba di Guidonia, mamma di 4 figli, uno dei quali è il 15enne che il 16 gennaio scorso è stato pestato e rapinato nel parcheggio seminterrato del Centro commerciale “Tiburtino Shopping Center” a Guidonia (CLICCA E LEGGI L’ARTICOLO DI TIBURNO).

La donna ha presentato denuncia al Commissariato di Tivoli e, insieme al figlio, ha collaborato con gli investigatori del Pool antiviolenza per individuare gli 11 presunti autori dell’aggressione al figlio (CLICCA E LEGGI L’ARTICOLO DI TIBURNO).

Per nove, di età compresa tra i 14 e i 17 anni, è scattata la denuncia a piede libero per rapina in concorsolesioni e violenza privata.

Altri due sono tredicenni, quindi non imputabili, ma nei loro confronti è stata trasmessa la segnalazione alla Procura presso il Tribunale per i Minori di Roma.

“Mio figlio ha visionato tutti i filmati registrati dal sistema di videosorveglianza del Centro commerciale e fatto il riconoscimento dei ragazzi che lo hanno aggredito nel parcheggio per rubargli un cappellino di marca Gucci, che avevo comprato usato per 60 euro e donato”.

Suo figlio ha avuto paura?

“Inizialmente il ragazzo che può essere considerato il mandante ha continuato a minacciare mio figlio e lo ha fatto anche con me quando ci ho parlato al telefono.

Poi non so più che fine abbia fatto.

Sembra che da quando è stato convocato in Commissariato sia scomparso.

Altri ragazzi presenti quella sera si sono decisi a telefonare a mio figlio dicendo: “Abbiamo sbagliato”.

Ma sempre dopo essersi visti arrivare la polizia a casa e convocati in Commissariato.

Ripeto: mio figlio non aveva fatto assolutamente niente a nessuno di loro, neanche li conosceva”.

Pensa che presentare denuncia sia servito?

“A qualcosa è valso, almeno non gli hanno più rotto le scatole. 

Se nessuno denuncia e si continua a subire non cambia nulla.

Il messaggio ad altri ragazzi bullizzati è di denunciare: finché continuano a bullizzare e per paura di ritorsioni non si denuncia la violenza non si ferma, continua ad andare avanti.

Nel mio piccolo penso di aver fatto la cosa giusta.

Ripeto ancora: mio figlio non aveva niente a che fare con quelle persone, è stato aggredito senza motivo.

Mi sono sentita in dovere di denunciare, è giusto che paghino, non faccio un passo indietro perché vanno puniti.

Per loro potrebbe essere anche un insegnamento.

Alcuni ragazzi hanno alle spalle famiglie di lavoratori, però i figli se vengono messi al mondo vanno seguiti.

Lo so che è pesante, me ne accorgo perché io i miei 4 figli li sto crescendo da sola, però va fatto perché è una mia responsabilità.

E come è mia responsabilità seguire i miei di figli, ogni genitore dovrebbe seguire i propri”.

Ora come sta suo figlio?

“Evita i luoghi dove immagina che potrebbe incontrare i suoi aggressori.

Si guarda sempre intorno, gli è rimasto il trauma.

Comunque, vuoi o non vuoi, magari potrebbe incontrarli prendendo l’autobus per andare a scuola oppure per raggiungere Roma con gli amici.

Ha sempre paura, si guarda sempre le spalle”.

Li ha più incontrati?

“Qualche volta li ha incontrati sulla Metro, ma non lo hanno avvicinato. 

Magari qualcuno ha detto qualcosa, ma sono state situazioni nate e morte lì, o comunque non si sono più permessi di minacciarlo o di mettergli le mani addosso. 

Spero che quei ragazzi abbiano capito come funziona, anche perché ora verranno processati e ognuno, chi più e chi meno, avrà la sua punizione”.

E’ cambiata la vita di suo figlio?

“Prima era più tranquillo e più libero, mentre adesso ci pensa 4 volte e si guarda intorno.

Sicuramente ha ristretto molto il cerchio delle persone che frequenta e ora trascorre i pomeriggio soltanto con l’amichetto che era con lui il giorno del pestaggio e con la fidanzatina nuova.

Oltre il gruppo di 3, 4 persone non va. 

Forse ha capito ciò che gli dicevo, ovvero che sono conoscenti e non sono amici perché un amico non ti fa quello che hanno fatto a lui.

Mio figlio è un ragazzo che non ha cattiveria né malizia, finora ha visto il mondo tutto rosa ma non è così.

Anche per lui è stata una lezione”.

 

Condividi l'articolo:
LEGGI ANCHE  GUIDONIA - Furto notturno in chiesa: scassinate le bussole per le offerte

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.