E che dire della sua visione della Scuola fatta di “ragazzi seduti e cattedra di fronte”, francamente un cliché, superato da anni; lei saprà per certo che la Scuola è da tempo molto diversa e, di fatto, è rimasto uno dei pochi luoghi in cui, nel dialogo con i docenti e fra gli studenti, è possibile per i giovani maturare una coscienza civile e democratica.
L’occupazione è una azione illegale, talvolta violenta, dove una minoranza rimane a presidiare giorno e notte la scuola, senza alcuna attenzione ai temi della sicurezza, ed escludendo una maggioranza di studenti che magari vorrebbero discutere sui problemi della Scuola e del Paese, ma che vi rinunciano perché non vogliono compiere atti illegali; per non parlare dei diversamente abili, di fatto impossibilitati a partecipare, e in generale dei più deboli per i quali perdere giorni di lavoro a scuola può rappresentare un serio vulnus. E’ questo infatti l’aspetto più disorientante per noi del suo intervento: come è possibile voler favorire una minoranza, a suo dire in grado così di imparare a diventare ‘classe dirigente’, a danno di una maggioranza verso la quale la scuola, come servizio pubblico universale, ha i suoi più alti doveri? E’ questa la difesa dei deboli, la garanzia che lo Stato offre alla formazione, è questa la difesa del diritto allo studio?
Dirigenti, Professori Genitori e Studenti si sono spesso trovati in totale solitudine a gestire situazioni drammatiche che hanno ben poco a che fare con la scoperta della passione civile e politica … e del sacco a pelo!! Le scuole, dopo l’occupazione, vengono spesso lasciate in uno stato di prostrazione, sporche e rovinate, con danni per migliaia di euro. I ragazzi perdono giorni di attività didattica e di attività formative extracurricolari che la Scuola organizza.
Ci sono, come ben sa, luoghi e contesti legali per proporre ulteriori occasioni di dialogo, come ad esempio le Assemblee e la consulta Provinciale, previsti fin dai Decreti Delegati. Ci sono anche efficaci iniziative di didattica alternativa in cui gli studenti, con il consenso del Collegio docenti, gestiscono da soli o con l’ausilio di esperti esterni da loro scelti tutte le attività didattiche che vogliono proporre: sono momenti in cui si impara anche a progettare e ad organizzare, a mediare e a comunicare le proprie passioni ad un uditorio più ampio. Momenti insomma, quelli sì, di crescita democratica.
Capiamo che il Governo voglia mostrare di dialogare con la Scuola e con gli Studenti, un’ottima strategia, ma non all’interno di Scuole occupate, non nell’illegalità.