Tivoli Terme, il campo sportivo intitolato a Giancarlo Ferrari

 

Articoli da Tiburno del 2010:

 

Alle giovani leve calcistiche e ai nuovi militanti della destra, forse il suo nome non dirà niente. Eppure, Giancarlo Ferrari, dal 1946 presidente dell’associazione “Albula” ed ex consigliere comunale, è stato un’istituzione per i ragazzi di Bagni di Tivoli che avevano come unico punto di riferimento il campo di via Cesare Augusto e per chi a Tivoli negli anni Settanta militava nel vecchio Movimento sociale. Anni bui, durante i quali c’era da aver paura soltanto a dirlo di essere di “quella” parte.
Ferrari lo ha sempre fatto, senza vergogna, né paura. Nemmeno quando nel cuore della notte riceveva minacce telefoniche nella casa di via Pericle Pozzili dove viveva con la mamma Primina, o avvertimenti alla sezione di via del Trevio della quale era segretario. Mercoledì 7 luglio s’è spento all’età di 90 anni a Villa Luana, una residenza sanitaria assistita di Poli dove era stato ricoverato a settembre dell’anno scorso per un’ischemia cerebrale.
Il suo cuore non ha retto all’ennesimo attacco, devastante, che se l’è portato via nel giro di una settimana.
Con lui, consigliere comunale del Msi per tre consiliature fino a metà anni Novanta, se ne va pure un pezzo di storia della destra tiburtina, che giovedì pomeriggio ai funerali celebrati nella chiesa di Santa Sinforosa da don Nello Giacomini è stata presente per tributargli l’estremo saluto romano.

 

Al funerale l’addio con il saluto romano

ferrari funeraleAlle esequie c’erano il coordinatore regionale de “La Destra” Vittorio Messa, il segretario amministrativo Livio Proietti, l’ex consigliere comunale Giancarlo Rocchi, e gli aennini Cesare Falcucci e Giovannino Battisti.
Un funerale poco partecipato rispetto allo spessore del personaggio, in cui è spiccata l’assenza di rappresentanti dell’attuale amministrazione comunale di Centrodestra, fatta eccezione per il candidato del Pdl Salvatore Ravagnoli, presidente del comitato Città termale. C’era però il mondo sportivo a salutare Giancarlo Ferrari.
Dall’ex arbitro di serie A il tiburtino Sergio Coppetelli, a Melchiorre Zarelli di Villalba, presidente del comitato regionale della Lega nazionale dilettanti, fino a Roberto Menci, Giovanni Franza e Bruno Palmieri, rispettivamente vicepresidente, segretario e socio dell’Albula.
In quel campo fondato subito dopo la seconda Guerra mondiale, il “presidente” ha continuato ad andare ogni domenica per sostenere la prima squadra finché Dio gli ha dato la forza.La stessa che ha caratterizzato la sua esistenza.

di Marcello Santarelli

 

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Politica e calcio le passioni di una vita

Nato a Valmontone il 20 luglio 1920, il padre Giulio originario di Bologna gestiva la selva di Paliano e nel 1928 si traferì a Tivoli alla tenuta della famiglia Del Re. Primo di quattro figli – dopo di lui nacquero nell’ordine Giuseppina, Giorgio e Giovanni – Giancarlo prese parte al fronte greco-albanese e al secondo conflitto mondiale: ne uscì sordo a un orecchio e coi piedi congelati.
Il 1946 segnò la sua vita con l’ingresso nel Movimento sociale e quattro anni più tardi con la nomina a funzionario della Cisnal, il sindacato del partito. Ferrari non era un militante qualunque, ma uno che poteva telefonare a casa e dare del “tu” a Giorgio Almirante.
Lo stesso ‘46 ha segnato pure la storia di Tivoli Terme. Giancarlo, romanista sfegatato, insieme a un gruppo di abitanti decise che era il momento di dare un’identità al quartiere e un punto di riferimento ai ragazzi. Così tirò su il muro di cinta che s’affaccia verso i palazzoni sgarrupati dalla subsidenza, mattone su mattone realizzò gli spogliatoi e realizzò l’impianto comunale che ha sfornato tanti talenti.
Nella sede dell’associazione restano tanti trofei, tante foto. Su tutte la vittoria del campionato di Seconda categoria stagione 1978-1979 e il premio per il 50esimo della società ricevuto da Giancarlo dall’ex presidente Figc Franco Carraro. Ricordi indelebili come il “presidente” che non c’è più.
Chi era di destra lo stimava per la coerenza e l’onestà intellettuale. Chi era di sinistra lo faceva per gli stessi motivi.

 

Il ricordo

Giancarlo Ferrari era così. Se lo ricordano bene all’Albula Calcio e ai vertici de “La Destra”. Vittorio Messa rimpiange i tempi in cui lui, giovane camerata, veniva ammonito per i capelli portati lunghi sulle spalle da quel nazionalista convinto in giacca e cravatta e pizzetto, estremamente rigoroso e preciso.

“Erano gli anni Settanta – racconta l’ex deputato – e per tutti noi Giancarlo rappresentava un’istituzione, per me è stato un maestro. Era tanto stimato da poter fare vita sociale in tutta tranquillità pur appartenendo a un partito messo all’indice. Eppure alla sezione di attentati ne subì più di qualcuno. Il saluto romano? Quello che gli si confaceva, lo stesso che mi aspetterei io quando non ci sarò più”.

(ma. sa.)

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