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Sostenibilità nelle imprese: senza non c’è crescita

Secondo il rapporto Cerved “Italia Sostenibile 2021”, la sostenibilità delle imprese è centrale nella loro crescita. Ma nel nostro paese tutto (o quasi) è fermo a 20 anni fa

La crescita delle imprese è legata a doppio nodo con la loro sostenibilità, senza la quale non si va avanti: lo segnala il primo rapporto CervedItalia Sostenibile 2021”, un dossier basato su dati raccolti fino a fine febbraio, in un monitoraggio sulle politiche e le innovazioni nel nostro paese, disegnando la prima mappa italiana della sostenibilità. Questa si basa su circa 300 statistiche calcolate su tutte le province italiane, combinate in indici sintetici che consentono di individuare punti di forza e di debolezza dei singoli territori nella sfera economica, sociale o ambientale. Il quadro che ne emerge è quello di un paese spaccato a metà, con un netto divario tra Nord e Sud e una forte correlazione tra la dimensione economica e quella sociale e ambientale. Con una principale considerazione: l’economia italiana è il grande malato d’Europa. Perché? Si è praticamente fermata venti anni fa, con una stagnazione della produttività che si lega a un insufficiente grado di digitalizzazione del sistema. Specchio di questa debolezza è il nostro mercato del lavoro, che già prima del Covid-19 impiegava un numero di donne e di giovani largamente inferiore ai nostri partner europei. Sempre in un report Cerved sulle piccole medie imprese, si stima una perdita di posti di lavoro fino a 1,9 milioni di persone, con il tasso di disoccupazione che balzerebbe dal 10% al 17% entro la fine del 2021, senza investimenti e piani futuri. Tanto è vero che la risposta dell’Unione Europea alla pandemia, per noi italiani, è costituita da quei 209 miliardi del piano NextGeneration EU, ovvero il Recovery Fund, con chiari termini di priorità: investire nella transizione digitale e sostenibile per rilanciare produttività e crescita.

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La mappa della sostenibilità italiana

Sono stati 20 gli indici di misurazione usati dal Cerved per definire la sostenibilità italiana. Tra di essi: investimenti e innovazione, assistenza alle famiglie, tutela del territorio e delle acque, innovazione digitale, ricchezza delle famiglie, sostenibilità idrogeologica e sismica. Ma anche: solidità delle imprese e competitività, condizione degli anziani, salute e sistema sanitario, gestione di scorie e rifiuti, reti di trasporto, infrastrutture, sicurezza e giustizia. E nella classifica della sostenibilità a tutto tondo, ai primi posti ci sono Bolzano, Torino, Bologna, Milano. Nel Lazio la sostenibilità economica-ambientale-sociale, è variegata tra un indice medio alto e uno basso; la provincia di Roma è al trentesimo posto (per la cronaca, Crotone è all’ultimo). In particolare, la solidità delle imprese è medio-bassa; in ambito sociale non presenta aree di eccellenza, e gli indici più bassi (ma di livello medio rispetto al paese) sono nelle aree della salute e sanità e della sicurezza e giustizia. Le maggiori criticità ambientali in senso complessivo provinciale e in media, riguardano la gestione dei rifiuti e il livello di inquinamento e consumo di risorse.

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