PNRR, gran parte del lavoro deve esser fatto

C’è tempo entro la fine di questo anno il rispetto delle scadenze concordate dall’Unione europea. Sono il dieci per cento dei 527 impegni che dovranno essere attuati nei prossimi cinque

Nell’ultimo trimestre dell’anno in corso debbono essere rispettate quarantadue scadenze. A fare le veci dell’Europa nelle vesti di grandi giudici saranno il servizio centrale del Pnrr e la cabina di regia del presidente del Consiglio coi ministri competenti. La prima volta che si è riunita è il 7 ottobre. Ogni sei mesi dovrà presentare una relazione al Parlamento per informare sullo stato di avanzamento del Pnrr.

Riusciranno i nostri eroi a portare il risultato a casa? Già cominciano a individuarsi ritardi nei compiti. Il richiamo ad un’accelerazione da qualche personalità che guarda dall’alto non ci starebbe male.

Il piano con interventi di cui consta il PNRR è di 235,1 miliardi di euro per i quali bisogna programmare e spendere entro il 2026. C’è dentro la transizione ecologica e poi la digitalizzazione, la ricerca, le infrastrutture e mobilità sostenibile, ma anche la coesione sociale e la sanità.

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Quindi tra gli obiettivi per la velocizzazione di ogni disfunzione e burocratizzazione delle funzionalità dello Stato. Prima attenzione quindi per pubblica amministrazione e concorrenza.

Ma il problema sono le scadenze da rispettare. Si deve arrivare a 213 obiettivi che consistono nell’approvazione di novità normative nei prossimi cinque anni. Ma accanto a questi ci sono altri 314 obiettivi in cui si debbono valutare i risultati effettivamente raggiunti. Grande giudice è sempre l’Unione che deve saggiare se gli impegni mantenuti dall’Italia sono stati rispettati. Solo allora usciranno i soldi. Ventiquattro miliardi sono stati erogati ad agosto, gli altri arriveranno se saranno rispettati gli step.

 

 

 

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