Nella prima omelia del 2024 il Papa segna l’identità tra Dio e la figura della donna

Anche Bergoglio come Mattarella incentra l’attenzione del prossimo anno contro la violenza al mondo femminile

“Chi ferisce una donna profana Dio”. Chiaro. Netto. Essenziale. Non dà spazio a repliche e chiarimenti. Il discorso del Papa all’omelia di oggi a San Pietro segna un’identità mai osata prima tra il corpo della donna, in concreto, e la figura di Dio, in astratto.

Si tratta di un asse fortissimo che riesce a replicare superandolo quello di Papa Wojtyla con la scomunica diretta ai personaggi che si facevano protagonisti di eccidi di mafia.

Bergoglio più direttamente vuole sancire una centralità nel dibattito dell’anno che si apre dicendo a chiare lettere di tracciare un versante del peccato da proporzioni inimmaginabili. La raffigurazione della “ferita a Dio” costituisce un’accentuazione nella raffigurazione del male.

Sempre Francesco Primo ha chiarito che questo monito deve riguardare società, qualsiasi essa sia (quindi un elemento di incondizionato che consapevolmente supera ogni barriera culturale e religiosa).

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Afferma come dato apodittico la necessità di cogliere il dono della donna. Anche qui, di ogni donna. E nuovamente pone una condizione universale e necessaria. Ma tutto questo non si esprime in astratto. C’è invece bisogno di “rispettarla, custodirla, valorizzarla, sapendo che chi ferisce una sola donna profana Dio, nato da donna”.

Entra così dentro l’indecifrabile dimensione della natività di Dio-Cristo ponendo la dimensione di Maria, emblema della donna nella cristianità, come qualcosa di grande e inviolabile.

Sono parole dette dal Papa nell’omelia della messa a San Pietro. E dopo questa partenza di valenza teologica e di regole di vita sociale di portata immane ritorna sulla rappresentazione più contestata della donna nel mondo dell’attualità ma per toglierla da quella riduzione di ruoli in cui tradizionalmente è stata relegata: la maternità.

Bergoglio inizia evidenziando il ruolo della donna per ritrovare la pace: “Il mondo ha bisogno di guardare alle madri e alle donne per trovare la pace, per uscire dalle spirali della violenza e dell’odio, e tornare ad avere sguardi umani e cuori che vedono”.

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E poi parole che faranno discutere nelle segrete stanze che contano per la revisione della Chiesa nel mondo. Le donne oramai si pongono come figure di sostegno fondamentale per la Chiesa tanto che il Papa auspica per loro maggiori spazi.

E il finale non poteva che essere dedicato a Maria: “Di Maria la Chiesa ha bisogno per riscoprire il proprio volto femminile: per assomigliare maggiormente a lei che, donna, Vergine e Madre, ne rappresenta il modello e la figura perfetta. Fare quindi spazio alle donne ed essere generativa attraverso una pastorale fatta di cura e di sollecitudine, di pazienza e di coraggio materno”.

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