Nasce il Liceo Made in Italy

Approvato in Parlamento il 20 dicembre 2023 ci si può iscrivere dal 23 gennaio 2024 sulla piattaforma UNICA

Si tratta di un liceo teso a fornire una preparazione completa, abbracciando sia le discipline umanistiche che le materie STEM con l’obiettivo di sostenere e promuovere le eccellenze italiane, la creatività e l’imprenditorialità che hanno da sempre posizionato il nostro Paese al vertice della scena globale. Sono parole del ministro delle imprese Adolfo Urso. Ma a guardar bene non c’è niente di nuovo perché si cancella il liceo economico sociale che, in definitiva, segue lo stesso indirizzo di insegnamenti con alcune modifiche. (A Tivoli c’è un liceo economico sociale che cambierà quindi denominazione e qualche insegnamento).

Infatti non deve sorprendere che le migliori parole spese per la novità delle nostre istituzioni scolastiche sono di un ministro che si occupa di dare spinta alle imprese promuovendo l’occupazione. Il nuovo liceo dovrà aiutare nell’ingresso del mondo del lavoro imparando a conoscere bene le potenzialità del nostro paese per costruire con le proprie forze capacità imprenditoriale oppure attrezzarsi per essere dei buoni partner di imprese già affermate.

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Non si capisce bene dai banchi di scuola come si potrà apprendere il sistema produttivo italiano necessariamente in costante ebollizione. Se fosse esistito questo liceo venti anni fa chi ne fosse uscito avrebbe la convinzione che nel settore dell’automobile l’Italia esprime un ruolo da leader, che l’acciaio in Italia se ne produce meglio che in Europa, che la moda rappresenta un vettore leader … Tutte cognizioni oggi fortemente ridimensionate.

Cosa significa allora oggi “valorizzare e promuovere le eccellenze italiane è una parte qualificante della nostra riforma della scuola, che avvicina istruzione e mondo del lavoro” come dice il ministro dell’istruzione Giuseppe Valditara?

Qual è il mondo del lavoro che offre una certezza per chi comincia un corso di studi lungo cinque anni? L’informatica e la telematica, sicuramente. Ma non serve un liceo per ottenere questa formazione. Forse l’agricoltura e il rilancio di antichi mestieri. Può il liceo formare i nuovi agricoltori tecnologicamente evoluti?

Su tutte vale la riflessione di Umberto Galimberti, docente di filosofia teoretica e psichiatra, per cui al giovane serve, oggi più che mai, una formazione ai sentimenti, alla conoscenza intesa anche come spinta verso il mondo senza mediazioni di strumenti elettronici e altri ninnoli della telematica che obnubilano la facoltà di riconoscere i tratti della propria realtà.

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Una persona che è in fase di costruzione di sé stessa deve prima ri-conoscersi come entità umana e costruire la propria gerarchia di valori entrando in sintonia, ma anche avversione, verso le qualità che conosce attraverso lo studio dei classici latini e greci, di Dostoevskij, di Tolstoj, di Immanuel Kant … La costruzione di persone che diventino donne e uomini liberi. Ma siamo sicuri che è proprio questo quello che vogliamo?

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