FONTE NUOVA – Le celebrazioni per i venti anni del Comune

Al convegno di apertura sono stati invitati come relatori Daniela De Luca e Alberto Battistelli

La mattina di venerdì 15 ottobre in sala consiliare sono iniziati i festeggiamenti per i venti anni del comune di Fonte Nuova. Per l’occasione si è svolta una celebrazione a cui hanno partecipato il sindaco Piero Presutti, i consiglieri comunali Pierluca Evangelista e Silvia Fuggi, oltre a Daniela De Luca e Alberto Battistelli che hanno raccontato alcuni cenni storici delle due frazioni di Tor Lupara e Santa Lucia. L’insegnante che ha scritto il libro “Tor Lupara, il tesoro nascosto”, insieme a Michele dell’Orso, ha portato dei pannelli con le foto storiche, che i partecipanti hanno potuto visionare. Erano presenti i due parroci don Vito Gomelino e don Massimo Marchetti, il comandante dei carabinieri della Compagnia di Monterotondo Gianfranco Albanese e quello della stazione di Mentana Luigi Faella, quello della Polizia Locale Francesco Spagnoletti, i rappresentanti dell’associazione sottufficiali Ansi, l’associazione finanzieri Anfi, della Protezione civile e della Croce Rossa, le Guardie Giurate volontarie, oltre ai rappresentanti dei vari istituti scolastici del territorio.
Il primo cittadino ha accennato al suo punto di vista scettico, all’epoca, rispetto alla divisione, ma ha invitato i presenti a guardare al futuro. “Non dobbiamo più pensare a Tor Lupara e Santa Lucia come a delle frazioni, ma a dei quartieri – ha spiegato Presutti – l’obiettivo adesso è quello di trovare un equilibrio. Io sono ottimista riguardo al futuro. Non è vero che non è cambiato niente, rispetto a prima. Oggi Fonte Nuova può vantare un consigliere regionale come Valerio Novelli e uno della Città Metropolitana come Micol Grasselli”.
Presutti ha poi annunciato l’intitolazione della biblioteca comunale, di prossima inaugurazione, allo storico del territorio Salvatore G. Vicario.

 

“TOR LUPARA E’ STATA COSTRUITA DALLE DONNE”

Daniela De Luca, ex insegnante di Religione della scuola Media Aldo Moro e del Cardano di Monterotondo, appartiene a una famiglia storica, perché suo nonno materno Quintilio Troiani era il guardiano dei boschi, pagato dal Comune, conosciuto con il soprannome di Lu Guardio’. Daniela viveva sopra la macelleria del cugino Paolo Troiani.
“Tor Lupara è come una bella donna, che è invecchiata, ma rimane sempre affascinante – ha spiegato – Di sicuro mi piacerebbe una maggiore attenzione per queste storie. Si potrebbe iniziare, ad esempio, intitolando una piazza o un giardino a Ermelinda Nobili Scipioni prima e unica mammana, che ha fatto nascere tutti i bambini di Tor Lupara nel Dopoguerra. È vero che bisogna guardare al futuro, ma il futuro si costruisce sulle proprie radici”.
Daniela De Luca ha ricordato poi altre figure come “Leonarda con la sua dispensa, Tecla con la fraschetta, Assunta la locandiera – ha proseguito – Noi eravamo femministe prima dei movimenti, anche perché abbiamo avuto loro come esempio e tra di noi c’era una vera e propria fratellanza”.
L’ex insegnante ha spiegato di essere dalla parte di Adriano Celentano, che nel “Ragazzo della via Gluck” critica la cementificazione delle città a scapito della campagna, ma anche dalla parte di Gaber che gli risponde evidenziando che la gente non può vivere nelle campagne.
Poi la critica sulla divisione da Mentana. “A me le separazioni non sono mai piaciute – a spiegato – ho criticato la divisione all’epoca, ma democraticamente ho accettato il referendum. Solo che quando hanno vinto i sì, ho deciso di tornare alla casa madre e sono andata a vivere a Mentana”.

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“INTITOLARE PIAZZE E STRADE AI SIMBOLI DI SANTA LUCIA”

A parlare della storia di Santa Lucia è stato Alberto Battistelli, odontotecnico, e organizzatore per tanti anni del Presepe Vivente. Una storia difficile da raccontare sin dalla sua origine. Infatti anche il nome è controverso e lo storico Salvatore Vicario cita la tenuta di Santa Lucia de’ Renati intorno all’anno Mille poi ripresa intorno al 1600, cosa che nessuno sa cosa fosse, e poi Santa Lucia dei Barberini, ma non ci sono collegamenti e note tra le due cose. Si parla di una torre che rappresentava l’ultimo anello di fortificazioni intorno al chilometro 20 di via Palombarese.
Battistelli ha però parlato soprattutto delle persone che l’hanno vissuta e costruita. Ha mostrato un estratto del documentario dal titolo “Il film più antico di Santa Lucia, raccontato dai nonni”. Si tratta del restauro di una pellicola realizzata da don Antonio Morelli e finita per anni nei cassetti. Alberto Castigliani l’ha riversata in vhs e poi insieme anche a Enrico Bompadre sono state aggiunte le interviste agli anziani della frazione che con le loro testimonianze hanno aiutato a capire luoghi, personaggi e storie contenute prima che fosse troppo tardi.
Battistelli ha citato la figura di Pietro Raponi, il primo vero imprenditore di Santa Lucia. Ancora oggi tutta la parte iniziale viene conosciuta con questo nome.
Un secolo fa non c’era praticamente nulla lungo la via Palombarese. Il Principe Brancaccio, detto il Signorino, era il proprietario dell’attuale Tenuta della Biagiotti con il Castello, poi Livio Annibaldi ne aveva affittato una parte dove allevava qualcosa come tremila pecore.
Pietro Raponi inizia facendo il fattore del Principe e già questo denota grandi capacità, perché non era da tutti conquistare la fiducia di una famiglia nobile. Negli anni poi ha aperto un supermarket alla figlia Maria, un Bar alla figlia Anna e una taverna al figlio Enzo.
Maria sposa Vinicio Di Marcello, altra figura chiave per Santa Lucia. Infatti svolgeva un lavoro importante per l’epoca, ossia quello di operatore cinematografico a Roma, ma la Guerra ha fatto chiudere le sale e lui su consiglio del suocero viene a lavorare in zona, perché “Stanno aprendo la fornace e gireranno parecchi soldi”. Sarà lui a inventare la festa di Santa Lucia, oggi Festa delle Rose, e fondare la prima società sportiva.
Dall’altra parte, verso le Molette, c’è Athos. Un punto strategico, lungo quel crocevia di strade dove oggi è stata restaurata l’antica grotta da cui sgorgava una fonte, e che in passato era un punto di riferimento per chi andava verso Roma con i muli e i cavalli.
Altra figura citata da Battistelli è quella di Nicolai Bandiera detto “Cencio”. Di lui si sa pochissimo, ma è stato il padre dei Nicolai conosciuti come “I pesciaroli”. In un territorio di contadini, furono i primi a portare il pesce a Santa Lucia con la figlia Giovanna e a Mentana con la figlia Norma.
Ma Cencio era conosciuto anche per avere una sorta di taverna-alimentari all’angolo tra via Palombarese e via Liguria. Durante gli anni 60, quando non esisteva ancora la parrocchia, inaugurata nel 1972, metteva a disposizione la sala per la messa. Si toglievano i tavoli per fare spazio all’altare. Chi si è sposato in quegli anni ricorda ancora l’asino di Cencio (immortalato nel film) che ragliava durante le funzioni.
Il ruolo dei parroci e delle parrocchie è stato fondamentale per Santa Lucia. Il primo fu don Alessandro Pascazi, viceparroco di Mentana e delegato per Tor Lupara e Santa Lucia. Lasciò la casa e delegò don Vittorio Cavicchioli che aveva la sorella che abitava in zona, poi nel 1963 arrivò don Antonio Morelli: una vera e propria istituzione. Battistelli lo ha definito il “Sindaco di Santa Lucia” in quegli anni, perché per serietà e autorevolezza diventò il punto di riferimento non solo dal punto di vista spirituale, ma anche civile grazie alle sue battaglie e interessamenti di opere per la frazione.
Intorno alla parrocchia sono ruotate tante figure. Su tutte, Battistelli ha citato le Suore della Misericordia e Suor Crisanta. Fino al 1995 si è occupata della crescita dei ragazzi di Santa Lucia. La loro vita ruotava molto attorno ai bar. Prima Raponi, poi La Brocca e il Bar dei Cacciatori. I giovani andavano a giocare a biliardo e bigliardino con i coetanei e gli anziani del posto. Se facevano qualcosa di sbagliato era lo stesso gestore a “tiragli le orecchie”. Capitava anche di trovare lavoro qui, perché erano posti dove ci si conosceva e si sapeva tutto di tutti.
A conclusione dell’intervento Battistelli ha voluto chiedere di ricordare queste figure, anche attraverso la dedicazione di strade o altri luoghi simbolo, nonché pensare a un monumento nella piazza principale che ricordi la cicoria e i mattoni, simbolo del primo periodo, quando i ragazzi giocavano a pallone e che secondo Battistelli sarebbe stato più opportuno chiamare “Piazza del campetto”.
L’amministrazione comunale si è impegnata intanto a intitolare i giardini in fase di ristrutturazione a Gianna Alfei.

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