GUIDONIA – “Aperitivo all’arsenico a Roma”, l’ultimo giallo di Dario Falleti

Domani il 69enne scrittore guidoniano presenta il romanzo finalista al premio Tedeschi

Un docente universitario e scienziato di fama mondiale trovato morto nel suo appartamento per avvelenamento da arsenico.

Un giovane giornalista free lance, dubbioso sul suicidio del docente, vittima di incidente mentre attraversa sulle strisce pedonali, investito da un’auto pirata, rubata poche ore prima.

Un commissario, bevitore di whisky torbato, fumatore di toscano e raffinata forchetta, chiamato a indagare.

E’ lo scenario di “Aperitivo all’arsenico a Roma”, l’ultimo giallo di Dario Falleti, 69enne scrittore di Guidonia Montecelio già vincitore di premi letterari.

Domani, venerdì 24 febbraio, alle ore 18 presso la libreria “Libraccio” di via Chiana 69 a Roma, gli autori Luigi De Pascalis e Nicola Verde presentano il romanzo finalista al premio Tedeschi 2018.

Nato a Roma nel novembre 1954, laureato in chimica, Dario Falleti risiede a Guidonia dall’anno della grande nevicata del 1956, prima a Villalba, poi a Colle Fiorito, adesso a Marco Simone. Il romanzo d’esordio, “La virtù del cerchio”, prima avventura del commissario Negroni, è stato finalista al Premio Azzeccagarbugli 2008 e ha vinto il Premio Raffaele Crovi per la migliore opera prima.

La seconda avventura del commissario Negroni, “Le regole dell’anagramma” (Hobby & Work), una spy story con prefazione di Luca Crovi, è stata pubblicata nel 2010.

Nel 2011, il racconto “I Macellai di Montevideo” ha contribuito all’antologia garibaldina Camicie rosse, storie nere (Hobby & Work).

In “Aperitivo all’arsenico a Roma” il protagonista è ancora una volta il commissario Negroni.

Il romanzo inizia con la morte per avvelenamento da arsenico del professor Corradi, scienziato di fama mondiale. Nessuna lettera d’addio, la casa chiusa dall’interno, alcun segno di scasso sulle serrature.

I primi riscontri investigativi paiono confermare l’ipotesi del suicidio. Ma perché si sarebbe suicidato?

La mancata assegnazione del premio Nobel potrebbe essere il motivo, ma tutti, colleghi, collaboratori, moglie separata con la quale ha sempre mantenuto rapporti civili , amici e conoscenti hanno già categoricamente escluso che Corradi ne avesse fatto un dramma o mostrasse sintomi di depressione.

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Più semplicemente non ci aveva contato davvero.

E anche altre possibili cause quali problemi economici, pene d’amore o malattie incurabili dai primi controlli risulteranno da bocciare in toto. Corradi viaggiava molto, si godeva i lucrosi frutti di contratti di consulenza con aziende, amministrava ricchi finanziamenti europei finalizzati alla ricerca, non si era mai fatto mancare la piacevolezza di amicizie femminili.

Un quadro che non combacia certo con la voglia di suicidarsi.

E infatti, secondo il commissario Negroni, eroe e protagonista degli altri libri di Falleti, in quella morte c’è qualcosa che non convince. rimo particolare intanto la finestra spalancata nonostante il gelo notturno, secondo, e di peso, perché diavolo Corradi avrebbe scelto di ammazzarsi con l’arsenico, il più classico veleno da topi.

E farlo addirittura ingoiandone una dose esagerata che per di più provoca atroci dolori e peggio. Costringendo il morituro, che so, a piegarsi in due, a contorcersi, mentre invece eccolo là: rilassato comodamente sdraiato in poltrona come una persona che dorme?

Gatta ci cova.

Insomma secondo il commissario Negroni, c’è ben più di qualche particolare che non quadra e se si vuole dare per acquisita l’ipotesi del suicidio non resta che sollecitare un completo esame tossicologico sul defunto.

E anche se il magistrato che, preoccupato dalla cassa di risonanza dei media, non sogna altro di arrivare a chiudere l’inchiesta e nicchia, finalmente gliela darà vinta.

E l’esame tossicologico deluciderà come prima cosa che il “suicida” Corradi oltre all’arsenico ha ingoiato una dose da cavallo di benzedrina in grado solo quella di spedirlo all’altro mondo. Faccenda indubbiamente molto, ma molto sospetta, ragion per cui l’ipotesi suicidio va a farsi benedire.

Ma quando un giovane giornalista free lance, anche lui dubbioso sul suicidio di Corradi, che nel frattempo aveva portato avanti una sua inchiesta, contattando Negroni e proponendogli addirittura di scambiarsi le informazioni, mentre attraversava sulle strisce pedonali è vittima di un incidente, investito da un auto pirata, rubata poche ore prima, Negroni, accende un toscano, drizza le antenne e si mette in caccia.

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Scava, scava, comincia ad affiorare un complicato intreccio che vede in pista rivalità accademiche, intrighi e gelosie di amanti, ma anche complicati semifantascientifici brevetti industriali pericolosamente legati a grandi interessi economici di enormi aziende con basi anche in tutta Italia.

Tante e ben ammanicate a ogni livello.

Con l’indagine che si allarga pericolosamente tra Roma, Napoli e Monaco di Baviera, i morti aumentano a vista d’occhio.

Ahinoi!

Ma pian piano alcune tessere del puzzle, anche per il prezioso supporto di un collega commissario tedesco ma per metà italiano, che ha ben coltivato ogni anno la lingua passando le vacanze nella campagna toscana, cominciano a incastrarsi : ma il prezioso manoscritto del professore sul quale lavorava da tempo non si trova.

Nello scenario sempre più ampio e farraginoso che vede coinvolte grandi lobby industriali strettamente legate a clan camorristici campani, le dimensioni dell’affare si dilatano in lungo e largo, compromettendo anche le teste di persone considerate insospettabili.

Emergono qua e là ovunque tracce precise di favoreggiamenti e connivenze, di tradimenti e la tristezza di tanta morti ignorate o annegate nei velenosi gorghi di criminali sabbie mobili.

Delitti che in qualche modo devono essere puniti con i colpevoli assicurati alla giustizia.

Con il manoscritto perduto ricomparso, gelosamente custodito in una chiavetta, bisogna ingegnarsi a spiegare l’omicidio suicidio di Corradi e trovare le prove concrete di tutte le macchinazioni orchestrate con il suo autorevole avallo ma, anche se sporcizia è ben tutelata dall’omertà, il commissario Negroni non si arrende e, seguendo la labile traccia rimasta, riesce a decifrare la macchinazione di una premeditata, duplice vendetta.

E non solo poi, perché a conti fatti visto che tutto era collegato, diventa persino quasi un gioco da ragazzi infilare un’ardita trappola nel perverso ingranaggio di alterazione e bloccare finalmente il diabolico traffico internazionale.

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