Villa Adriana celebra Antinoo

Dal primo giugno al primo ottobre la mostra Antinoo disparu: il connubio di arte moderna e antica visto da Andrea Bruciati

La Villa dell’imperatore Adriano ospita dal 1 giugno al 1 ottobre 2023 la mostra Antinoo disparu: : memorie di un desiderio, un’inedita esposizione suddivisa in due momenti per ordine cronologico e progettuale, che vuole rendere omaggio a 100 anni dalla sua morte a Marcel Proust.

Il progetto curato dal direttore delle VillÆ Andrea Bruciati è ispirato alla figura di Antinoo, giovane dalla sublime bellezza che Adriano conobbe in Bitinia e portò con sé a Roma. Sin da allora la memoria di Antinoo è stata alimentata in modo tale da attraversare indenne i secoli e l’effigie del giovinetto è stata utilizzata per ritratti declinati secondo le istanze dell’epoca.

Antinoo disparu: memorie di un desiderio

Tra le opere esposte, un ritratto di Antinoo dal Museo Nazionale Romano, disegni su carta di Filippo de Pisis, fotografie di Wilhelm von Gloeden e Wilhelm von Plüschow, una tela di Paul P. ed altri artisti.

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Il palinsesto narrativo si snoda sull’accostamento di disegni di Filippo de Pisis (Ferrara 1896 – Milano 1956) che ritraggono giovani sopiti o dormienti, e si connota per il suo immanentismo, una sorta di inno al qui ed ora che guarda però ai grandi nudi della storia dell’arte, assecondato da una rappresentazione stilistica quasi stenografica.

Affini sono le opere fotografiche di Wilhelm von Gloeden (Wismar 1856 – Taormina 1931) e Wilhelm von Plüschow (Wismar 1852 – Berlino 1930), due fotografi tedeschi che, attratti dalla vena esotica di un’Italia solare all’albumina, si specializzano nei ritratti arcadici dove i ruderi sono set cinematografici ante-litteram del mito.

Questa accezione del Tempo, gran scultore, è in fondo una derivazione dal Ballo delle teste di Marcel Proust, nell’ultimo tomo della Recherche, come verrà ribadito nel secondo momento progettuale previsto per l’autunno (Io sono la forza del passato: il ritratto di Adriano).

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Andrea Bruciati, commenta: “Di certo il luogo cantato dalle Memorie di Marguerite Yourcenar trova naturale questo connubio non solo archeologico ma finanche geologico con il senso del frammento, del residuale e della polvere che offusca la lettura del passato, costruendo nuovi palinsesti narrativi altrettanto carichi di senso.

“Come amava ribadire la grande scrittrice – aggiunge –  “Quando una statua è finita, quel giorno, inizia in un certo senso la sua vita” e quanto questa sensazione sia veritiera lo può percepire chi è usueto camminare fra gli spazi dei Mouseia”.

Mostra a ingresso libero col biglietto per Villa Adriana

 

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