di Francesca Romana Severini
Ci sono eroi che non indossano il mantello, eppure conservano tutti i valori che ne comporta averne uno: lealtà, coraggio, resilienza e amore.



Domenico Celano, 59 anni, titolare dell’omonimo alimentari “Specialità Italiane Celano”
Domenico Celano, 59 anni, commerciante nato e cresciuto a Villalba di Guidonia, e la sua famiglia sono l’espressione più autentica di tutto questo.



I figli di Domenico, Federica e Giovanni, insieme alla madre Antonia
La storia di Domenico, dei figli Federica e Giovanni, della madre Antonia che inaugurò l’attività nel 1985, non è quella di un fumetto, né di un film della Marvel.
È una storia vera, fatta di dignità e determinazione.
In loro vive l’Italia che non scappa davanti alle ingiustizie, che si rimbocca le maniche e va avanti senza piegare mai la testa.
L’Italia che a volte sente venire meno la speranza ma non per questo si arrende.
Eppure anche gli eroi conoscono il dolore.



Sopra e sotto, alcune immagini dell’incendio doloso che ha distrutto l’attività
Per quasi quarant’anni, la loro attività di famiglia – “Specialità Italiane Celano” – ha rappresentato per il quartiere di Villalba di Guidonia, un punto di riferimento.
La notte tra il 29 e il 30 settembre del 2024 però, tutto cambia in poche ore.






Un incendio doloso, propagatosi improvvisamente da una Renault Captur parcheggiata davanti l’entrata, devasta il negozio, cancellando anni di lavoro e sacrifici (CLICCA E LEGGI L’ARTICOLO DI TIBURNO).
Da quel giorno, per i proprietari, inizia una doppia battaglia: ricostruire quella che per loro era “casa” e affrontare le difficoltà economiche e burocratiche legate a danni, assicurazioni e fornitori (CLICCA E LEGGI L’ARTICOLO DI TIBURNO).
“Arca Assicurazioni Spa”, la compagnia con la quale Domenico Celano ha regolare polizza, ha infatti scaricato l’eventuale responsabilità sulla “Reale Mutua Assicurazioni”, che assicurava la Renault Captur presa di mira dal piromane, e che a sua volta ha escluso qualsiasi addebito a suo carico trattandosi di incendio doloso.
Nonostante l’abbandono da parte delle istituzioni, dopo un anno e cinque mesi, i Celano tornano di nuovo a sorridere.
Il prossimo sabato 14 marzo tireranno finalmente su la serranda dello storico negozio di via Lucania, circondati dall’affetto sincero dei cittadini che più volte durante questo periodo li hanno sostenuti attraverso gesti di solidarietà e con una raccolta fondi (CLICCA E LEGGI L’ARTICOLO DI TIBURNO).



Federica e Giovanni Celano, presente e futuro della storica attività di Villalba
Federica Celano, 32 anni, figlia del proprietario e impiegata nell’azienda di famiglia, racconta al quotidiano on line Tiburno.Tv cosa significa ricominciare sfidando le avversità.
Federica il 14 marzo sarà per voi “il giorno zero”, ma se dovesse guardare al passato, saprebbe dirmi qual è stato il momento più difficile dopo l’incendio?
“Forse il momento più duro è arrivato quando ci siamo resi conto che ricominciare sarebbe stato molto più difficile del previsto e che, soprattutto, lo avremmo fatto da soli.
Ero incinta di quattro mesi e ritrovarsi improvvisamente senza locale e senza lavoro è complicato.
È difficile immaginare il futuro quando tutto intorno a te sembra crollato”.
Parla di solitudine… si è sentita abbandonata dalle istituzioni?
“Molto.
L’incendio ci ha devastati, ma la cosa che più ci ha fatto male è stata l’indifferenza di chi avrebbe dovuto aiutarci”.
Come immagina il primo giorno in cui riaprirà? E a chi penserà aprendo la serranda?
“Non so come sarà.
Già sistemando i prodotti sugli scaffali, mi vengono forti emozioni.
Spesso ho in mente le immagini dell’incendio; all’inizio sembrava che nulla sarebbe bastato.
Ora, guardando il locale, mi sento orgogliosa di noi, di quello che abbiamo creato.
Probabilmente penserò alla mia famiglia, a mio figlio, ai miei nipoti e a mia nonna Antonietta. Il nostro carattere tosto deriva soprattutto da lei.
É anche grazie al suo amore che siamo riusciti a ricreare non solo il nostro posto di lavoro, ma anche la nostra casa”.
Tra tutte le cose distrutte dal fuoco, c’è un oggetto a cui era particolarmente legata?
“Ogni oggetto aveva un pezzo del nostro cuore perché era parte viva della storia del locale.
Il destino però ha voluto che si salvasse una cornice con la foto di mio nonno che ci ha lasciato.
Le abbiamo già trovato un posto speciale. Non è solo un valore sentimentale: ci ricorda che non dobbiamo mai mollare”.
C’è qualcuno che prima non conosceva e che ora sente parte della sua famiglia?
“Più di qualcuno.
È stato un momento difficile, ma ci ha insegnato molto sui rapporti umani. Alcune persone che conoscevamo si sono allontanate, altre invece, che prima non erano vicine, ci hanno offerto il loro aiuto incondizionatamente.
Di loro non possiamo dimenticarci: il loro supporto è stato fondamentale”.
Da quanto tempo avete iniziato i lavori di ricostruzione?
“Tra novembre e dicembre.
Grazie alle persone del nostro quartiere, durante il periodo natalizio abbiamo fatto una produzione propria appoggiandoci a un altro forno mentre qui iniziavano i lavori.
Essere arrivati a questa fase finale non mi sembra vero. Abbiamo fatto tutto noi: dal togliere il nero a salvare il salvabile. Queste mura parlano del nostro sudore e di quello di mio padre, che ogni giorno non ha mai mollato”.
Quanto è stato importante il ruolo della comunità di Villalba di Guidonia in questa storia?
“Non è quantificabile.
La riapertura non è una vittoria solo nostra, ma anche loro.
Il senso di solidarietà ci ha travolti come un’onda e non ci ha mai lasciato. I loro messaggi, le parole, i sorrisi sono stati la nostra speranza”.
Quest’esperienza l’ha cambiata? Se dovesse descrivere la nuova Federica, cosa direbbe?
“Sì.
Ho imparato a non dare nulla per scontato. Forse l’insegnamento più grande è che se ci si rimbocca le maniche, il sole torna a splendere”.
Prima ha parlato di suo figlio e dei suoi nipoti, quale messaggio vorrebbe trasmettere a loro che sono la generazione futura?
“Mio padre ha trasmesso a me e a mio fratello Giuseppe tanta forza.
È stato lui il primo a crederci, noi lo abbiamo solo seguito.
Quando vedi una persona che davanti a un locale distrutto dice “ok, andiamo avanti”, non puoi arrenderti.
Vorrei che ai più piccoli della mia famiglia arrivasse questo: credere sempre in ciò che si fa e metterci tutto l’amore possibile.
Ma vorrei anche che comprendessero il valore della famiglia: nei momenti duri bisogna stringersi e lottare insieme”.
A chi vive una situazione simile alla sua cosa si sentirebbe di dire?
“Che ci saranno momenti difficili, ma bisogna crederci”.
Come si convive con un’ingiustizia del genere?
“Con la speranza che prima o poi tutto torni al suo posto. Il fuoco ci ha colpito per propagazione eppure siamo ancora qui a pagare i danni.
Ci auguriamo ogni giorno che questa storia possa chiudersi. Non vogliamo nulla in più né nulla in meno di quello che ci aspetta, soprattutto per orgoglio personale”.
Federica, un’ultima domanda: come vede il futuro?
“Credo che la rabbia non ci abbandonerà mai, ma spero che tutta questa sofferenza spinga tutti noi a ripartire più forti di prima”.





























