Tac multistrato per effettuare lo screening al polmone

Per capire meglio l’importanza dello screening al polmone ci rivolgiamo al dottor Mauro Di Roma, responsabile, insieme al dottor Luciano Maresca e al dottor Giorgio Carisi, del relativo programma di prevenzione attivo presso il Centro Radiologico Guidonia sotto la supervisione del direttore tecnico, il dottor Andrea Ludovici.

 

Dottor Di Roma, perchè è importante la diagnosi precoce ?
“Basandoci sui risultati dello studio di ricerca dell’Istituto Europeo di Oncologia diretto dal Professor Umberto  Veronesi possiamo affermare  che diagnosticare il carcinoma polmonare al suo primo stadio fa aumentare del 70% le probabilità di una sopravvivenza dai 5 anni ai 10 anni”.

 

Qual è  il migliore strumento diagnostico di prevenzione che ci aiuta in questo senso?
“Allo stato attuale la tecnica di Diagnostica per immagini che si è andata affermando come gold standard per la valutazione dei noduli polmonari è la Tomografia Computerizzata spirale multistrato (TCms) con dosi di radiazioni ridotte per il paziente. Si tratta di una rivoluzionaria tecnica che permette di individuare anche lesioni nodulari millimetriche permettendoci di identificare più dell’80% dei carcinomi al primo stadio, in una fase ancora precoce e passibile pertanto di trattamento chirurgico. Grazie ad un  software dedicato che ci permette di avere un quadro tridimensionale del nodulo possiamo valutarne i margini, la forma, la densitometria e vedere se questi parametri variano nel volume e nella morfologia nell’arco di brevi periodi”.

 

Detto in parole semplici, quali sono i vantaggi della  tac multistrato rispetto alla Tac tradizionale?
“Il vantaggio principale è che la nuova metodologia   consente  lo studio di formazioni di piccole dimensioni  che prima potevano sfuggire con la tradizionale TAC. La tac spirale multistrato prevede inoltre tempi di scansione inferiori, meno di venti secondi, con notevole beneficio per il paziente: il lettino porta-paziente infatti può compiere movimenti verticali e longitudinali in modo da ottenere più immagini contemporaneamente e ridurre drasticamente i tempi di esposizione ai raggi X. Un computer controlla l’intero sistema, acquisisce e consente di ottenere al termine dell’esame, mediante software dedicati, ricostruzioni di immagini fino ad 1 mm di spessore”.        

E’ noto a tutti che tra i fattori di rischio del cancro al polmone il fumo di sigaretta è il principale imputato. Ci spiega perchè?
“E’ vero, esiste un chiaro rapporto dose-effetto, che vale anche per il fumo passivo, tra questa abitudine e la neoplasia. Il fumo di sigaretta contiene numerose sostanze che agiscono direttamente,cioè con lesioni immediate, o indirettamente, cioè con lente modificazioni nel corso del tempo a livello dei bronchi. Per fare un esempio, sono cancerogeni diretti gli idrocarburi aromatici policiclici  cioè i prodotti della combustione, tra cui il ben noto benzopirene  e le nitrosamine derivati dell’ammoniaca usati nella lavorazione delle sigarette ; invece i fenoli e le aldeidi (contenuti per esempio nella carta) si sono dimostrati fattori indiretti, cioè sono in grado, col tempo, di promuovere la trasformazione delle cellule in senso tumorale”.

 

Qual è il classico paziente fumatore maggiormente esposto al rischio di cancro al polmone e che dovrebbe pertanto eseguire lo screening?
“Il paziente di 50 anni con una storia di tabagismo di almeno dieci anni legata all’abitudine di fumare in media 20 sigarette al giorno. Le statistiche parlando chiaro a proposito di numeri legati al fumo,   dimostrando che un uomo dell’età di 35 anni, che fuma 20 o più sigarette al giorno, ha un rischio di morire di cancro del polmone prima dei 75 anni pari al 13%.
Nei soggetti che smettono di fumare il rischio si riduce nel corso dei 10-15 anni successivi, fino a eguagliare quello di chi non ha mai fumato, se si riesce a smettere per tempo”. 

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