Concessione regionale per lavarsi nel laghetto Terranova denuncia per far chiudere Bambù

euro, comprensivo di lettino e ombrellone, fa più comodo per i portafogli di famiglie numerose che restano lontane dalla Terme tradizionali dove mettere piede costa almeno il doppio rispetto a Bambù, a L’Oasi, a Parco Tivoli, a La Siesta o ad H2S0.
Per questo, oggi Bartolomeo Terranova, l’amministratore unico della Acque Albule spa di cui è proprietario al 40 per cento delle azioni detenute dal Comune, porta in giudizio davanti al Tribunale amministrativo regionale del Lazio – oltre agli stabilimenti concorrenti, tranne H2S0 – il suo stesso socio, rimasto sordo e silente alla diffida presentata a giugno dell’anno scorso di far chiudere per sempre i battenti agli stabilimenti proliferati negli anni nella landa deserta di via Primo Brega.
Il nodo del contendere del ricorso presentato a giugno sono sempre le acque dei laghetti. Termali a parere di Terranova, in quanto derivanti dall’unica falda che alimenta i laghi Regina e Colonnelle e approvigiona le Terme, quindi sue e del Comune.
Semplicemente minerali, sorgive e non certo provenienti dai laghi Regina e Colonnelle, secondo gli imprenditori dei mini-stabilimenti, dei quali soltanto il 36enne Simone Romanzi, figlio di Franco L’Americano inventore di Bambù, si è costituito in giudizio.
Per la Acque Albule spa il Tar sembra l’ultima spiaggia, a giudicare dal fatto che già l’anno scorso con la sentenza 1510/11 il Tribunale civile di Tivoli gli aveva rigettato un ricorso ex articolo 700 per vietare l’utilizzo delle acque termali nei siti del Barco. In quell’occasione il giudice aveva ritenuto che il denunciato sfruttamento abusivo a scopo balneare fosse nota e che dunque l’aggravarsi della situazione di illegittimità dovesse essere imputato all’inerzia degli organi preposti alla tutela della concessione.
Una cosa è sicura. Le amministrazioni comunali che si sono succedute da dieci anni a oggi non hanno mosso un dito né per farli chiudere, tantomeno per regolarizzarli.  Anzi, oggi la giunta Gallotti delibera un intervento ad adiuvandum dando mandato all’Avvocatura di intervenire nel giudizio intentato da Terranova davanti al Tar per salvaguardare l’acqua ed evitare così che il patrimonio della spa perda valore a causa del proliferare di stabilimenti termali abusivi.
Ma c’è di più. C’è la Regione Lazio, l’unica in Italia a non aver normato lo sfruttamento delle acque termali e minerali. Nessun perimetro sanitario, nessun controllo sulla gestione della concessione mineraria delle acque albule, le storiche acque termali delle sorgenti Regina e Colonnelle, affidata al comune di Tivoli.
Un silenzio quello della Regione, colpevole e vile. Colpevole perché non intervenendo ha prodotto il progressivo impoverimento della risorsa termale fra le più ricche e pregiate d’Italia. E’ noto che dai nobili patrizi romani e i loro soldati, fino a Benito Mussolini e poi Giovanni Agnelli e gli operai delle fornaci eretine venissero a curarsi allo stabilimento di Bagni. Una sorgente da 3 mila litri al secondo, ricca di  sostanze curative e purissima è oggi ridotta a 300 litri, aspirata e condotta a forza allo stabilimento. Una sorgente impoverita dagli interventi edilizi incontrollati e dall’azione a partire da metà degli anni ’90, di pompe più sofisticate per la coltivazione del travertino.
Una Regione vile perché costringe la Acque Albule Spa, l’azienda termale costituita nei primi anni del ‘900 ed oggi in parte privatizzata, a sopravvivere in condizioni impossibili, più volte denunciate presso gli uffici della Regione stessa, nei tribunali amministrativi e penali.
Vile perché costringe gli aspiranti imprenditori termali, quelli dei ‘laghetti del Barco’ a vivere ai limiti della legge, ad occultare le loro aziende, a chiedere concessioni termali facendo passare le polle sorgive per pozzi di acqua minerale.
Una Regione colpevole e vile perché non è intervenuta neppure quando il pompaggio dell’acqua ha prodotto l’acuirsi del fenomeno della subsidenza con lesioni a quasi mille appartamenti tra Tivoli Terme e Villalba. Una Regione che a differenza delle altre in Italia, non si decide ancora oggi a varare una normativa che regoli la tutela e lo sfruttamento delle acque concesse finalmente ai molti privati che intendono farne un’impresa.
E così distrugge la possibilità di sviluppo di un settore che potrebbe portare un pò di ricchezza e di occupazione. E questo in tempo di crisi, di tasse alle stelle e di soldi pubblici tolti alle famiglie e finiti dritti nelle tasche dei suoi onorevoli consiglieri.


Lo studio Guarino sostiene le “ragioni” del ragioniere

“Usa l’acqua del perimetro termale Il Comune è sordo alle mie istanze”

L’unico modo per sfruttare le acque minerali è il rilascio di una concessione mineraria. Soltanto la Acque Albule spa è abilitata a disporre legittimamente delle risorse termali delle sorgenti Regina e Colonnelle nel territorio di Tivoli e Guidonia Montecelio.
E’ il presupposto del ricorso alla Sezione Seconda Bis del Tar formulato dallo studio legale Guarino al quale si è rivolto Bartolomeo Terranova, convinto com’è che il suo 40% di diritto di uso esclusivo dell’acqua sia gravemente leso e pregiudicato da quegli stabilimenti abusivi di via Primo Brega che eserciterebbero l’attività di balneazione a scopo di lucro, senza permessi, in una zona in cui vige il divieto urbanistico di edificabilità e per giunta all’interno del perimetro della concessione mineraria di cui la spa termale è titolare.
Per dimostrare ai giudici quanto asserisce, cioè che a Bambù, a L’Oasi, a Parco Tivoli, a La Siesta o ad H2S0 si paga il biglietto e i clienti fanno il bagno nelle pozze, come in qualsiasi stabilimento, Terranova ha pure incaricato gli 007 della Cosmopol Investigazioni documentando inoltre che la Regione il 14 marzo 2011 ha dichiarato di non aver mai rilasciato alcun titolo autorizzativo o concessorio comunque connesso con l’utilizzo di acque termali.
Nel ricorso dello studio Guarino vengono citate le sentenze 5151/05 e 14647/04 con le quali il Tar avrebbe accertato che l’acqua delle sorgenti di via Brega è solfurea.
Ma il vero obiettivo della Acque Albule spa è il Comune che ha emesso ordinanze di demolizione a carico dei fabbricati abusivi realizzati negli stabilimenti, che nel 2005 ha ingiunto la cessazione dell’attività di balneazione abusiva, ma che nei fatti non ha proceduto.
Tant’è – sostiene l’amministratore della spa – che anche quest’estate Bambù, L’Oasi, Parco Tivoli, La Siesta e H2S0 hanno fatto il “pieno”, pregiudicando il funzionamento del complesso termale. E sempre per colpa del Comune, che Terranova il 14 giugno 2011 aveva diffidato ad adottare ogni misura idonea e necessaria a tutelare la concessione mineraria.
Per sentir rompere il silenzio, bisognerà attendere la prossima udienza fissata al 21 marzo 2013. (ma. sa.)


L’avvocato Messa difende il compianto Franco Romanzi

“E’ acqua minerale e non termale Bambù, l’unico con tutti i permessi”
Impossibile fare balneazione in pozze di 80 centimetri

Il papà l’ha fondato nel 1997, denominandolo “Bambù”. Oggi spetta a Simone Romanzi, figlio di Franco “L’Americano” scomparso il 2 dicembre 2011, difendere le sorti del precursore degli stabilimenti di via Primo Brega.
Il 36enne s’è affidato all’avvocato Vittorio Messa nel giudizio davanti al Tar intentato da Bartolomeo Terranova, provando a smontare pezzo per pezzo la tesi sostenuta dallo studio legale Guarino.
A cominciare proprio dallo scopo irriguo e igienico per cui nel 1999 l’associazione culturale di Romanzi è stata autorizzata dalla Regione Lazio alla quale paga un regolare canone annuale per una concessione di derivazione d’acqua sorgiva.
“Invero – spiega Messa – da oltre trent’anni il terreno e le tre sorgenti erano usate indisturbatamente. A differenza di altri Bambù non capta né emunge l’acqua che sgorga spontaneamente dai tre invasi prima di incanalarsi nell’Aniene.
E’ bene precisare che gli invasi sono a circa 10 chilometri a valle delle sorgenti Acque Albule ed essendo situate a un livello più basso di oltre 35 metri rispetto a quello delle sorgenti e delle terme non incidono sulla risorsa termale. Lo dimostra il fatto che si tratta di tre invasi dove l’acqua non supera gli 80 centimetri, quindi ben al di sotto del metro e mezzo per poter esercitare la balneazione, invasi che non hanno mai risentito degli emungimenti dell’acqua solfurea esercitati dalle aziende del travertino. A dimostrazione che non fanno parte del sistema idrico Regina-Colonnelle”.
Secondo Messa, le “pozze” del Barco non solo sono preesistenti alle piscine di Bagni, ma non hanno un’acqua termale. “Dalle sorgenti – prosegue il legale – sgorga acqua non attinente alla concessione rilasciata alla Acque Albule spa come emerge dalla piantina redatta nel 1980 dal geologo regionale Nolasco e dalla analsi. Da Bambù i soci si limitano a qualche passeggiata, ad una abluzione o a una buona lettura in un ambiente sano e confortevole.
Inoltre è dotata di tutti i permessi: ha la concessione regionale per la derivazione d’acqua, il permesso provinciale per lo scarico e i carabinieri del Nas hanno accertato la regolarità dell’attività”.         (ma. sa.)

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