Venti anni di Fonte Nuova, l’intervista all’ex sindaco Di Buò

“Per costruire un’identità si dovrebbe partire dalla realizzazione di un parco cimiteriale”

Graziano Di Buò è stato il primo sindaco di Fonte Nuova e anche l’unico a ricoprire questo incarico per due volte. Oggi siede come consigliere comunale tra i banchi dell’opposizione nelle fila della sua storica lista civica “Vita Nuova”. Nel complesso esprime un giudizio non positivo dei venti anni di amministrazione, perché pensa che si potevano ottenere risultati molto maggiori.
Di Buò, quale incarico ricopriva nel periodo del referendum e quale era la sua opinione all’epoca rispetto alla nascita del comune di Fonte Nuova?
Sono stato consigliere comunale a Mentana dal 1990 al 1993, poi consigliere comunale a Monterotondo dove insegnavo dal 1999 al 2002. In quegli anni avevo una posizione attendista, andavo alle riunioni e ascoltavo per cercare di capire bene le ragioni del Comitato promotore. Volevo comprendere cosa poteva succedere negli anni a venire. Quando poi ho capito che il volere del popolo era quello di provare questa strada, ho pensato fosse giusto anche per la politica andare in quella direzione.
Con il senno di poi la scelta ha pagato?
Forse non è stata una scelta ottimale, anche perché la tendenza alle divisioni che era arrivata in Italia con la Lega, ormai era già stata superata e in quel periodo si capiva bene che bisognava accorpare più realtà per poter offrire maggiori servizi. D’altronde oggi avremmo un comune di quasi 60 mila abitanti che avrebbe un peso specifico molto maggiore in ambito sovraccomunale.
Lei è stato il primo sindaco del comune di Fonte Nuova. Che comune ha trovato?
Per i primi sei mesi c’è stato il commissario prefettizio Clara Vaccaro. Poi ho avuto l’onore di essere il primo sindaco dopo aver vinto le elezioni con una coalizione formata da Forza Italia, Alleanza Nazionale e due liste civiche tra cui quella mia storica “Vita Nuova”, battendo al ballottaggio il candidato del centrosinistra Daniele Patrizi per 102 voti.
Fortunatamente ho trovato tanti ex dipendenti del comune di Mentana che già conoscevo, che avevano tanto entusiasmo e buona volontà. Tanto per dirne una, siamo andati con un camioncino insieme agli operai a prendere tutte le pratiche del Commercio che erano rimaste al comune di Mentana e ci siamo portati via anche un po’ di scaffalature che non avevamo.
Il commissario aveva portato avanti alcune attività, ma non aveva preso giustamente decisioni politiche, quindi il Comune era tutto da costruire.
La prima esperienza è durata solo 10 mesi. Come mai?
Ancora non ho capito quali ragioni c’erano dietro. Ricordo il giorno dopo la sfiducia che i DS affissero dei manifesti che recitavano “Fonte Nuova libera”. Una cosa vergognosa. Io sono tornato a fare il professore, ma la città si è fermata. Ho sempre pensato che un cattivo sindaco sia meglio di un buon commissario.
Quello che è certo è che il centrosinistra è riuscito a convincere quattro consiglieri comunali di maggioranza a firmare per sciogliere il consiglio comunale. Addirittura uno ha preso l’aereo dalla Spagna dove stava con la fidanzata per firmare. Forse alla base c’è stata inesperienza e voglia di sentirsi importante da parte di qualcuno.
In quel periodo stavamo affrontando un problema specifico, ossia il Piano Regolatore ereditato da Mentana e Guidonia. In particolare quest’ultima zona della città aveva un calcolo della cubatura legato alla legge della montagna e non si capiva perché gli organi competenti non ci avevano mai messo mano.
La pressione dei costruttori si è sempre fatta sentire a Fonte Nuova?
È una spinta che c’era già ai tempi di Mentana.
Cosa è riuscito a fare in quei dieci mesi?
L’apertura della Circoscrizione a Santa Lucia con l’allora Segretario comunale che ancora mi pento di aver sostituito assecondando il volere della maggioranza dell’epoca, ma soprattutto ci siamo dovuti preoccupare di mettere un po’ di ordine.
La seconda esperienza tra il 2009 e il 2014 è andata meglio, perché è arrivato a fine legislatura. Un bilancio di ciò che siete riusciti a fare.
Come recitava un mio slogan in campagna elettorale, abbiamo realizzato 60 opere in 60 mesi.
Il fiore all’occhiello è stato il finanziamento europeo da 6 milioni di euro del Plus che ci ha permesso di realizzare la nuova sede comunale, accorpando quelle che erano sparse e costringevano i cittadini a fare la spola da una all’altra.
Non è stato facile e devo dire che c’è stato un ottimo lavoro di squadra anche a livello sovraccomunale. È stato l’embrione di una identità comunale da costruire che mancava sicuramente.
Cito anche il Palazzetto a Santa Lucia e la scuola Media di via Appennini.
Oggi lei ricopre il ruolo di consigliere di opposizione. Un giudizio sull’attuale amministrazione.
Qualcosa sta facendo, ma non sta proiettando certo la città nel futuro.
Di cosa avrebbe maggiormente bisogno la città e cosa manca per costruire un’identità?
Intanto per costruire un’identità si potrebbe iniziare dall’avere un parco cimiteriale, ma questa amministrazione comunale ha ritenuto di scartare questa ipotesi. Avrebbe bisogno di un casello autostradale e di completare alcuni collegamenti come ad esempio la Nomentana Bis che va prolungata fino al Raccordo e la realizzazione della Vallericca – XII Apostoli con l’allargamento del passo ferroviario che permetterebbe di raggiungere la stazione di Monterotondo e Roma in tempi molto più rapidi. Un comune senza storia come il nostro avrebbe bisogno di ottenere finanziamenti sovraccomunali per 10 milioni di euro ogni legislatura, ma ci sono riuscito solo io.
Tra un anno, per esempio, si svolgerà la Ryder Cup a Marco Simone. Quali vantaggi avrà Fonte Nuova da questo evento? Nessuno. Non abbiamo strutture ricettive e le poche che ci sono si stanno riconvertendo a case di riposo.
Purtroppo manca una visione strategica da parte di chi amministra, poi un sindaco è come un chirurgo: è bravo quando sta in sala operatoria a salvare le vite umane, ma quando non c’è serve a poco.

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