Tivoli smacca Segrè

L'appello di Gianni Andrei: "Il Nobel merita almeno la dedica di una strada"

Forse non tutti sanno che Tivoli ha dato i natali a un solo e grande Premio Nobel, Emilio Segrè. Segrè era ebreo, tiburtino e un genio. Fisico, accademico naturalizzato statunitense, vincitore del Premio Nobel per la fisica nel 1959. Un genio ammirato, noto, riconosciuto, che ha dato lustro a Tivoli, ma a cui Tivoli non ha reso onore. Non abbastanza almeno.
“La memoria periodica e annuale non può essere l’unica riconoscenza di Tivoli a chi l’ha resa grande”. Il suggerimento arriva da Gianni Andrei, l’ingegnere scrittore di Tivoli che due anni fa ha chiesto al Comune di dedicare a Segrè una strada, magari il belvedere della panoramica, senza ottenere risposta. Andrei “sfrutta” il giorno della Memoria per rimettere al centro dell’attenzione Segrè e la sua famiglia, anche se ritiene riduttivo farlo solo in questa circostanza. “Parliamo di una delle importanti famiglie tiburtine”, ricorda, “i cui membri si sono distinti nel secolo scorso per aver molto operato per la comunità locale e per aver dato lustro internazionale alla Città di Tivoli, è quella dei Segrè – con l’accento “grave” sulla “è” -, che fu dilaniata dalle leggi razziali e dalla furia antisemita”. “Giuseppe Abramo Segrè”, aggiunge Andrei, “utilizzò la forza delle cascate nella cosiddetta Villa Mecenate per creare la Società Cartiere Tiburtine, che dette lavoro a tanti tiburtini. Fu anche amministratore della Villa d’Este. La moglie, Amelia Treves Segrè, fu deportata ad Auschwitz e morì nell’ottobre del 1943”.
LA MADRE AMELIA
Emilio Gino Segrè era il terzo dei tre figli maschi di Giuseppe Abramo e Amelia. E’ nato febbraio 1905 e nel 1938 si è trasferito negli Stati Uniti, mentre l’Europa veniva spazzata dalle leggi razziali. Il Premio Nobel per la Fisica gli fu conferito una ventina di anni dopo. “Se alla madre Amelia è stata dedicata una via della città (anche se, a mia memoria, non ho mai visto neppure un fiore deposto sotto la targa toponomastica, almeno in questa giornata)”, chiarisce l’ingegnere-scrittore, “ad Emilio non è stata mai conferita la Cittadinanza Onoraria di Tivoli né è stata a lui intitolata una via o una piazza. Solo gli ex-alunni del Convitto Nazionale Amedeo di Savoia di Tivoli, frequentato da Segrè, nel 2003 si fecero promotori di erigere ad Emilio Segrè un busto bronzeo (foto sotto), opera del maestro tiburtino Elverio Veroli, posto nelle aiuole delle Fontane in Piazza Garibaldi”. In realtà Tivoli ha dedicato a Segrè una scuola, la Segrè appunto, una scuola rimasta però senza una sede.

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LA LEZIONE DI PALERMO
A dare una lezione alla Città dell’arte su come si onorano personaggi come Segrè ci ha pensato Palermo. L’Unipa, l’Università di Palermo, ha dedicato al più illustre scienziato tiburtino il dipartimento di Fisica e Chimica dell’ateneo. La cerimonia è avvenuta nel corso del workshop “1937, Palermo: la Scoperta del Tecneto”, l’evento che ha celebrato la scoperta di Emilio Segrè e Carlo Perrier avvenuta nel 1937 proprio nei laboratori palermitani.
Il discorso del rettore Fabrizio Micari fa riflettere. “Questa intitolazione è un momento istituzionale di grande importanza, un motivo di orgoglio e un atto che ritengo doveroso nei confronti di Emilio Segrè, premio Nobel per la fisica e docente del nostro Ateneo”, aveva premesso il rettore, “Il ricordo della sua figura, come quella di Perrier e di altri illustri docenti che con i loro studi e le loro scoperte hanno reso Unipa, nei suoi 213 anni di storia, un grande ateneo a livello nazionale e internazionale, è un elemento emblematico di affermazione della nostra identità”. “La nostra storia”, ha continuato, “è fatta di grandi eccellenze scientifiche e culturali, ma ha anche attraversato momenti bui e drammatici del nostro paese come la promulgazione delle leggi razziali che di fatto cacciarono dal nostro ateneo cinque professori, tra cui lo stesso Segrè. Per questi motivi la storia deve essere il pilastro su cui si basano i valori di cultura, conoscenza, ricerca, senso critico, riflessione ed educazione che l’Università mette in campo per la formazione dei giovani e per il territorio. E’ proprio in questa ottica di identità”, ha concluso il rettore “che stiamo allestendo il Museo dell’Università, per ricordare i grandi esempi del passato in modo che diventino elementi propulsori per il futuro”. Segrè, morto in California, è sepolto a Tivoli. E non è un dettaglio.

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