I cavalli Lipizzani di Montelibretti patrimonio Unesco

Vengono accuditi nell'Allevamento Statale del Cavallo Lipizzano gestito dal Consiglio per la Ricerca e la sperimentazione in Agricoltura.

I cavalli Lipizzani, vanto di Montelibretti, verso il riconoscimento Unesco. “L’allevamento dei cavalli Lipizzani ottiene il riconoscimento Unesco”, ha riportato oggi l’Ansa. E’ emerso nell’ambito della 17/a sessione del Comitato del patrimonio culturale immateriale in corso a Rabat, in Marocco, fino a domani e presieduto dall’italiano Pier Luigi Petrillo.

Il riconoscimento ai cavalli Lipizzani, viene sottolineato, è una candidatura multinazionale che da’ luce ad una tradizione antichissima ma ancora viva che unisce popoli diversi con una medesima identità culturale legata all’amore per gli animali. In sala, presente l’ambasciatore italiano all’Unesco Massimo Riccardo, un grande applauso ha accolto il riconoscimento.

Il cavallo Lipizzano deve il suo nome alla città di Lipizza; fu usato per trainare le carrozze dei monarchi e nell’esercito ed è proprio durante l’impiego in guerra che dimostrò grande facilità nell’apprendimento delle figure di difesa o di attacco.
Attualmente in Italia viene allevato a Montelibretti.

In Italia hanno fatto ingresso per la prima volta il il 17 luglio 1919 quando 109 preziosissimi cavalli Lipizzani vennero consegnati al Regno d’Italia dagli austriaci.

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L’arrivo in Italia e poi a Montelibretti

In questo primo nucleo erano rappresentate tutte le 6 linee classiche maschili e 13 famiglie femminili sulle 15 esistenti: vennero accolti con tutti gli onori e scrupolosamente custoditi a Lipizza (che tra le due guerre mondiali era territorio italiano), la culla della razza, fino a quando un’altra guerra arrivò a distruggere la tranquillità di uomini e cavalli, riporta cavallomagazine.it.

Era il 1943, dopo l’8 settembre la Germania invase il litorale adriatico italiano e quindi anche Lipizza: i tedeschi portarono tutti i cavalli a Hostau, a poca distanza da Praga, e i Lipizzani tornano in Italia solo il 18 novembre del 1947.

Erano una parte di quelli salvati dal generale Patton dopo l’eroico spettacolo di Podhajsky e vennero trattenuti in Italia durante il loro trasferimento per via ferrata verso Lipizza, diventata ormai Jugoslava, mentre transitavano per il Brennero.
Ed erano meno della metà di quelli requisiti dai tedeschi nel ’43: 5 stalloni, 42 fattrici e 33 puledri.

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Come i primi 109 del loro sangue arrivati in Italia, anche questi vennero trattati con il riguardo necessario ai discendenti di una schiatta imperiale. Per evitare futuri problemi questa volta vennero tenuti lontani dai confini e domiciliati a Montelibretti, dove sono tuttora accuditi e allevati. Ad occuparsene l’Allevamento Statale del Cavallo Lipizzano gestito dal CRA, il Consiglio per la Ricerca e la sperimentazione in Agricoltura.

Il Crea e la candidatura

“Il Crea ha fortemente appoggiato questa candidatura, – afferma il presidente Crea Carlo Gaudio – dal momento che, nel nostro centro di Zootecnia e Acquacoltura di Montelibretti, gestiamo l’Allevamento Statale del Cavallo Lipizzano (Ascal) garantendo il mantenimento, l’addestramento degli esemplari e la promozione della razza“.

Sono 403 i cavalli lipizzani iscritti in Italia al Libro genealogico tenuto da Anareai, aderente a FedAna, sottolinea la Coldiretti nell’esprimere apprezzamento per il riconoscimento Unesco concesso all’allevamento dei cavalli Lipizzani.

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