FONTE NUOVA – Don Luigi: “Permettiamo a Dio di farci asciugare le lacrime” (il video)

Tor Lupara piange Simone e Alessio. L'appello del sacerdote a stare uniti nel dolore

E’ un appello all’amore, alla solidarietà, alla condivisione del dolore. Davanti alle due bare bianche allineate le parole di don Luigi sono spade che toccano i cuori di ogni presente. Per Tor Lupara è il giorno delle lacrime. Tocca a don Luigi col supporto di altri quattro sacerdoti – il parroco don Pedro e i suoi tre vice don Tarcisio don Ambrogio e don Gianluca – spiegare alla città come affrontare l’immensità del dolore.

E’ giovedì 2 febbraio, sono passati pochi giorni dalla notte dell’orrore. Nella chiesa di Gesù Maestro si celebra l’addio ai primi due dei cinque ragazzi morti nella strage di via Nomentana. Simone Ramazzotti e Alessio Guerrieri, 21 anni, sono là nelle bare bianche e allineate. Insieme come sempre. I cugini quasi gemelli, nati con 24 giorni di differenza.

Tutt’intorno una situazione surreale. La via Nomentana chiusa per permettere il loro ultimo passaggio, un migliaio di persone attonite, molte con un palloncino bianco.

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Don Luigi cita due letture dal libro di Isaia e dal Vangelo di Luca per toccare l’argomento dolore. Con Isaia parla di “Dio che è vicino a noi e ci asciuga le lacrime”. “Per noi cristiani non esiste la parola fine, è soltanto un nuovo inizio”, dice. Permettiamo a Dio di farci asciugare le lacrime”, è l’appello di don Luigi.

Poi si sofferma sul Vangelo di Luca. Racconta di Gesù che appena risorto incontra due discepoli in fuga da Gerusalemme. Loro non lo riconoscono, Gesù non li rimprovera anzi è amorevole verso di loro. Perché l’amore vince su tutto, anche sulla morte”, spiega don Luigi.

Quindi le parole di conforto alle mamme e ai papà di Simone e di Alessio. A Monica e Natascia, Gabriele e Leandro. Li chiama per nome il sacerdote e rivolgendosi e loro dice: “Questo è un momento di dolore e di angoscia. Stiamo soffrendo tutti con voi, il dolore è grande per tutti anche se in maniera diversa”.

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Il dolore ci accomuna – spiega ancora il sacerdote – l’importante è condividerlo perché questo dolore ci rende fratelli e sorelle, tutti più vicini e ci aiuta ad andare avanti condividendolo. Sentire il calore, una stretta di mano, un bacio, una carezza, tutti abbiamo bisogno di un gesto di affetto non dobbiamo avere paura di dimostrare la nostra umanità.
Offriamo segni di amore e tenerezza gli uni agli altri. Non ci dobbiamo risparmiare, dobbiamo essere generosi“.

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