Chiara Ferragni e i messaggi dietro agli abiti di Sanremo

L'abito nude che farà parlare

Non sono solo abiti, se pur di Dior: gli abiti di Chiara Ferragni sono un vero e proprio manifesto per la libertà delle donne.

È andata in onda ieri, 7 febbraio 2023, la prima serata della 73° edizione del Festival di Sanremo, condotta da Amadeus. Ad affiancarlo, oltre a Gianni Morandi, c’è Chiara Ferragni, scelta come co-conduttrice per la prima e l’ultima serata.

Proprio la presenza dell’imprenditrice digitale ha scatenato non poche reazioni: Chiara Ferragni infatti ha incantato l’Ariston con quattro cambi d’abito, pensati appositamente per lei da Maria Grazia Chiuri, direttrice creativa di Dior. Chissà che riserverà per l’ultima serata. Intanto il suo nude look – anche se più plastico e meno sensuale – ha bucato lo schermo più della farfallina sfoggiata nel 2012 da Belen sul palco dell’Ariston. 

L’abito manifesto di libertà per le donne

La prima apparizione di Chiara Ferragni avviene con un lungo abito nero di seta, accompagnato da una stola bianca con una scritta ricamata “PENSATI LIBERA”. Elegante ma non scontata, con questo abito l’imprenditrice ha voluto chiedere alle altre donne di liberarsi dal ruolo di genere imposto dalla società. Dedicato a chi vuole mostrare sé stessa per quel che è, senza essere giudicata.

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L’abito nude contro la vergogna

Il secondo abito è senz’altro il più provocatorio: nude tempestato di cristalli che ritrae le forme del corpo di Chiara Ferragni, indossando così una fotografia del suo corpo. L’abito è una provocazione, una sfida a quel sistema patriarcale che impone alle donne la vergogna per il proprio corpo, sottolineando l’uguaglianza nel mostrarsi e soprattutto a non giustificare nessun tipo di violenza sulla base a ciò che si indossa.
È proprio con questo abito che l’imprenditrice digitale legge una lettera alla sé stessa bambina: un monologo che celebra la forza delle donne, che sono vittime di limiti imposti dalla società, dal loro essere donna. Una gabbia che può essere un amore sbagliato che opprime, il non sentirsi mai abbastanza o il rapporto conflittuale con il proprio corpo.

L’abito hater

Essere un personaggio pubblico porta anche a ricevere commenti poco graditi, che molto spesso sfociano in messaggi d’odio.
Nel suo terzo vestito, Chiara Ferragni ha deciso di indossarli, i commenti d’odio, mostrandoli e, allo stesso tempo, liberandosene. Spiccano con perle nere sul vestito bianco, reso audace da una spaccata laterale, i commenti sessisti che riceve ogni giorno sotto ai suoi post sui social: dal suo aspetto fisico al voler essere donna, mamma e lavoratrice. Indossarli serve a sottolineare che la libertà d’opinione non va confusa con cattiveria e misoginia, enfatizzando la necessità di liberarsi dai giudizi degli altri per potersi esprimere al meglio.

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Il cage dress, la gabbia degli stereotipi

L’ultimo cambio d’abito è una tuta in jersey con strass racchiusa in una gabbia. La metafora, seguendo il filo conduttore della serata, è lampante: una gabbia che indica gli stereotipi della nuova società, che rinchiude i più giovani.
La libertà dagli stereotipi è un augurio che lei si fa nei panni di madre: la figlia, Vittoria, infatti appare sul suo account Instagram con lo stesso vestito.

Ma d’altronde, il giudizio degli altri non è importante, come ha ricordato durante tutta la prima serata del Festival. Anzi, Chiara Ferragni ha le idee chiare riguardo ciò che conta davvero nella sua lettera: “Non piaccio proprio a tutti, ma penso finalmente di piacere a me stessa”. (Camilla Nonni)

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