TIVOLI - Riforma Cartabia, Tribunale a rischio collasso

Intervista ad Eliana Lelli, Presidentessa del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Tivoli: “Poco personale e Giudice di Pace in tilt”

Viene descritta dal Governo come la soluzione di tutti i mali della Giustizia Italiana.

Eppure, non convince gli addetti ai lavori la Riforma Cartabia che prende il nome dall’ex ministro della Giustizia del governo Draghi, Marta Cartabia, e mira a velocizzare i tempi del processo civile, intervenendo sia su alcuni aspetti dell’iter processuale, sia prevedendo un progressivo aumento della digitalizzazione dei processi.

La Riforma interviene anche nel processo penale, ad esempio con l’obbligo di querela della parte offesa per quei reati considerati tenui.

A tal proposito, il quotidiano on line Tiburno.Tv ha intervistato l’avvocata Eliana Lelli, neo Presidentessa del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Tivoli.

• Dal primo marzo è entrata in vigore la Riforma Cartabia con l’obiettivo di velocizzare i tempi del processo. Presidente Eliana Lelli, cosa cambia davvero dal primo marzo 2023 al Tribunale di Tivoli?

L’introduzione della riforma Cartabia era prevista per il primo luglio 2023 e soltanto con la legge di bilancio è stata anticipata al primo marzo l’entrata in vigore di molte delle nuove norme. Questo ha creato non pochi problemi nella riorganizzazione degli Uffici giudiziari, a Tivoli non meno che negli altri Tribunali italiani.

Con la riforma Cartabia il legislatore si è proposto di diminuire la durata dei processi modificando il rito, cioè le norme che regolano lo svolgimento del processo.

Personalmente sono piuttosto scettica sulle reali possibilità di raggiungere tale obiettivo: nei decenni scorsi più volte il legislatore è intervenuto riformando il rito, con il medesimo obiettivo di ridurre la durata dei processi, ed ogni volta è stato un fallimento, tanto che ancora oggi discutiamo della eccessiva lentezza della macchina giudiziaria.

Altri potrebbero essere gli interventi utili, primo fra tutti l’aumento delle piante organiche degli uffici giudiziari, sia per quanto riguarda i magistrati sia per il personale amministrativo. Così sì che i processi viaggerebbero in modo più spedito!

• La Riforma quale impatto reale avrà sugli Avvocati e i cittadini afferenti al Tribunale di Tivoli?

E’ presto per dirlo. Vedremo come si atteggerà l’applicazione pratica delle nuove regole. Tanto per fare un esempio, sulla stampa si è dato molto rilievo alla nuova norma che consente di proporre contemporaneamente la domanda di separazione e divorzio, che è stata salutata come una risposta alla esigenza di giustizia più veloce, particolarmente sentita nell’ambito delle controversie familiari.

In realtà non è semplice capire come funzionerà questa previsione, che, a una prima lettura, non sembra così rilevante in relazione ai tempi per giungere al divorzio e, probabilmente, avrà un impatto più limitato di quanto il legislatore abbia ritenuto.

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• A Tivoli la Riforma quali ostacoli incontrerà nella sua applicazione? Il Tribunale di Tivoli è dotato delle infrastrutture telematiche richieste dalla Cartabia per il Processo Civile?

Non credo che il problema risieda esclusivamente nelle infrastrutture telematiche. Già da anni nei Tribunali viene utilizzato il PCT (processo civile telematico) e quindi anche il Tribunale di Tivoli è attrezzato in tal senso.

Certamente le dotazioni non sono mai sufficienti e dovrebbero essere aggiornate ed implementate, anche considerando che nei tribunali, in attuazione del PNRR, sono arrivati gli addetti all’Ufficio per il processo che necessitano delle loro postazioni: al Tribunale di Tivoli ne sono stati assegnati 44.

Il raggiungimento o meno dell’obiettivo di velocizzare i processi non dipende da un solo elemento ma da una serie di fattori essenziali: organizzazione e risorse, norme sul rito e buone prassi.

Tutti questi elementi debbono coesistere ed essere valorizzati per il raggiungimento dell’obiettivo.

• E’ realistico un cambiamento delle regole in un Tribunale con cronica carenza di organico come quello di Tivoli? C’è un rischio che la riforma mandi ancora più in sofferenza gli uffici giudiziari?

C’è sicuramente il rischio che con il nuovo processo non vengano raggiunti gli obiettivi della riforma e forse anche che si creino ulteriori problemi di gestione.

Ad esempio, con l’introduzione del nuovo rito per le controversie di famiglia è stato necessario costituire un Collegio dedicato a tali processi, togliendo risorse ai processi ordinari che potrebbero subire ulteriori ritardi.

Purtroppo l’organico del nostro Tribunale è come una coperta troppo corta, se si copre un settore se ne scopre un altro.

• Da tempo gli Avvocati lamentano una situazione di caos al Giudice di Pace di Tivoli, tra l’altro sprovvisto della piattaforma richiesta per l’iscrizione a ruolo dal processo civile telematico. Con la Cartabia cambia qualcosa negli uffici di viale Trieste?

La situazione nell’Ufficio del Giudice di Pace di Tivoli è da anni molto difficile, per la grave carenza di magistrati e di personale amministrativo.

Tutte le iniziative intraprese negli anni dal C.O.A. per sollecitare gli organi competenti a provvedere, non hanno avuto alcun esito ed ora temo che la situazione sia destinata a peggiorare poiché con la riforma è stata considerevolmente aumentata la competenza del Giudice di Pace e, dunque, aumenterà il numero dei giudizi civili.

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Dal primo luglio, poi, diventerà operativo il processo civile telematico anche per i giudizi dinanzi al Giudice di pace, ma l’ufficio tiburtino non dispone al momento di idonei strumenti tecnici.

Non possiamo che sperare che nei mesi che ci separano da questa ulteriore novità il Ministero riesca a correre ai ripari, altrimenti le disfunzioni, invece che migliorare, peggioreranno.

• Secondo gli esperti, la Riforma Cartabia riuscirà soltanto sotto il profilo della digitalizzazione e delle forze umane destinate all’Ufficio del Processo.

Viceversa non riuscirà nell’obiettivo di velocizzare realmente i tempi del processo, in particolare del processo penale la semplificazione del rito del quale è sempre difficile per contrapposte spinte all’interno della politica e della stessa Avvocatura.

Lei che ne pensa?

In ambito penale il legislatore, più che incidere sul rito per velocizzare i processi, ha inteso raggiungere l’obiettivo riducendo il numero dei processi: da un lato lo Stato ha deciso di non perseguire una serie di reati, lasciandola alla discrezionalità del privato con la proposizione della querela, con una discutibile scelta politica che trasmette alla società civile un messaggio di attenuazione del disvalore di alcune condotte (ad esempio il furto); dall’altro ha modificato le norme per la proposizione dell’appello, con una evidente limitazione delle garanzie processuali, determinando così una radicale diminuzione dei processi di secondo grado.

Avremo quindi una considerevole riduzione dei procedimenti pendenti in primo grado e in appello a scapito, però, della tutela dei diritti degli imputati e delle parti offese.

Le importanti novità in tema di giustizia riparativa e di misure alternative, per ora, rimangono sulla carta non essendo state istituite le strutture e le procedure per renderle accessibili.

• La Riforma si pone come obiettivo la celerità. In che modo celerità e qualità riusciranno ad andare d’accordo al Tribunale di Tivoli?

Questa è la vera scommessa.

L’Avvocatura tiene sempre alta la guardia sul rispetto dei diritti e anche nei riguardi di questa riforma si pone il problema di vigilare che la velocità del processo non sia ottenuta a scapito dei diritti delle parti e soprattutto del diritto al contraddittorio.

Purtroppo è necessario rilevare che il nuovo processo civile, e specialmente la fase introduttiva, appare come un percorso a ostacoli, con termini molto stringenti e decadenze in agguato, che rischia di rendere molto complesso per il cittadino chiedere allo Stato la tutela dei suoi diritti.

Voglio, tuttavia, essere fiduciosa che la qualità possa essere raggiunta tramite buone prassi.

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